Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
III domenica di Quaresima: La sete di Gesù e la nostra
“Buon giorno”, disse il piccolo principe. “Buon giorno”, disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. “Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe. “È una grossa economia di tempo”, disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti alla settimana”. “E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?”. “Se ne fa quel che si vuole...”. “Io”, disse il piccolo principe, “se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana...”.
Il tema dominante, in questa III domenica di Quaresima, è quello della sete, che richiama i nostri bisogni primari, ma anche quelli più profondi, di fronte ai quali possiamo porci con diversi atteggiamenti. Possiamo cercare di soddisfarli in modo istantaneo, come una pillola che spegne la sete, oppure interrogarli, lasciare che il Signore ci conduca attraverso di essi a vivere una relazione sempre più autentica con Lui e con gli altri. Probabilmente Gesù, se avesse 53 minuti, come nell’aneddoto del “Piccolo principe”, camminerebbe adagio adagio al nostro fianco, senza toglierci la sete, ma interpellandola, e dialogherebbe pazientemente con noi. È a partire dalla nostra sete che Gesù porta salvezza alla nostra vita. Così, infatti, lo vediamo fare nel Vangelo, nei confronti della donna di Samaria, incontrata presso un pozzo. Leggendo con quest’ottica il brano evangelico, ci accorgiamo che ciascuno dei personaggi porta in sé una sete.
Gesù ha innanzitutto un bisogno fisico di acqua, poiché sta camminando sotto il sole a mezzogiorno. La sua vera sete, però, o meglio la “fame”, è fare la volontà di Dio. Egli è saziato dal trovare veri credenti e dall’annunciare che la salvezza è per tutti. Ecco perché si rivela come Messia a quel popolo, considerato impuro dai Giudei. Nel dialogo con la donna vediamo che la sete di Gesù è incontrare veramente l’altro, per colmare le sue domande più profonde. Egli sa accompagnare ciascuno a partire da dov’è. Non si scoraggia di fronte all’iniziale incomprensione, ma porta avanti pian piano il discorso, rispettando i passi della donna, finché essa giunge all’adesione del cuore, alla fede.
Anche il Padre è in ricerca, ha sete di qualcosa. Lo dice Gesù alla donna: il Padre cerca “adoratori”, cioè ha sete di persone che stiano in relazione con lui. La sua grandezza non sta nel non aver bisogno di nessuno, ma nell’amore infinito, che lo porta a cercare la relazione con gli uomini e le donne e, quindi, a fare sempre il primo passo verso di noi. In modo speciale ha mandato suo Figlio, che ha fatto di tutto per introdurci nella relazione con Dio.
La donna ha sete inizialmente di passare inosservata, per questo si reca al pozzo nell’ora più calda, per non incontrare nessuno. Ma nel dialogo con Gesù si lascia condurre a prendere coscienza dei suoi bisogni e domande più profondi; e così emerge anche il desiderio di relazione con i suoi compaesani, di appartenenza a una comunità, di essere testimone; infatti, corre subito ad annunciare loro la buona notizia ricevuta. È una discepola missionaria: evangelizzata, diventa lei stessa evangelizzatrice.
I Samaritani mostrano immediatamente la curiosità di vedere Gesù e, in seguito, la sete di dimorare con lui per conoscerlo in profondità; desiderano ascoltare le sue parole, per farsi una propria opinione. Rimanendo con Gesù scoprono in lui il vero Dio, ben più che “il Messia” atteso, il “salvatore del mondo” intero, colui che è venuto per cercare e salvare tutti i popoli.
Un particolare che colpisce nel testo greco è che i verbi dei dialoghi sono tutti al presente. Questo ci suggerisce che il presente è il tempo dell’annuncio e della relazione con Dio. È qui e ora che si gioca la nostra fede, la nostra testimonianza. È nella nostra condizione attuale, personale, comunitaria, mondiale, che Dio si rivela a noi come salvatore del mondo. È così come siamo oggi, che siamo chiamati a portare ai fratelli e alle sorelle la buona notizia ricevuta, così come l’abbiamo capita, anche se non ci è chiara fino in fondo, anche se sentiamo che la nostra vita non vi aderisce ancora completamente. (Discepole del Vangelo - Viviers)



