Quello italiano è stato un “cammino esemplare della nascita di una democrazia”. Lo ha spiegato, recentemente,...
XII Domenica del tempo ordinario. Come fare per non avere paura?
Il Vangelo di questa domenica è parte del grande discorso missionario che Gesù rivolge ai dodici. L’invio in missione dei discepoli, da parte di Gesù, non sembra essere un incarico semplice: Gesù non promette successo, benessere, tranquillità... non è così la missione del discepolo... non è così, forse, la vita reale, di ciascuno di noi.
Gesù invia e spinge a far diventare pubblico ciò che personalmente e privatamente i discepoli hanno ricevuto da Lui. Spinge a testimoniare che l’esistenza ha senso se donata e che ciascun uomo ha una dignità infinita, spinge a uscire da sé e a diffondere “annunciandolo sui tetti” (o dalle “terrazze”, come dice la nuova traduzione) il suo Vangelo d’amore.
Gesù invia e invita a credere che per Lui ciascuno di noi ha un valore incalcolabile: per Dio io valgo di più... più dei miei successi, più della mia idea di perfezione, più di ciò che faccio o non riesco a fare; persino la cosa più fragile di me ha valore di fronte a Dio! Anzi, forse la mia fragilità è quella che Lui prende tra le sue mani con più cura perché “persino i capelli del mio capo sono tutti contati”. Gesù invia e prospetta anche persecuzioni e sofferenze, ma è una prospettiva legata strettamente ad una parola che misteriosamente si fa grazia, forza, molla in avanti: “non abbiate paura!”
Ma come fare, di fronte a una missione così, a non avere paura? Come fare nella nostra vita quotidiana a non avere paura di prendere posizione annunciando dalle terrazze la giustizia e la dignità dell’uomo, come fare a non aver paura dei fallimenti e delle sofferenze, come fare a non avere paura della morte? Come fare? Ascoltiamo quella parola potentissima che Gesù ci offre e che si ripete, nel Vangelo di questa domenica, per tre volte: non abbiate paura! È una parola potente perché dona la libertà più vera.
La libertà di Jimmy Lai (imprenditore di Hong Kong, che si batte per la democrazia nel suo Paese) che, sorretto dalla fede, ha dedicato la vita per la giustizia, e dal carcere scrive “Sono così grato che il Signore mi abbia dato una nuova vita. Prima ero cieco: ora invece ho una vita di vera pace, gioia, concretezza spirituale e significato. Ora sono libero perché posso vedere”.
La libertà di Christian de Chergé, monaco ucciso in Algeria che riesce a scrivere così nel suo testamento spirituale, sentendo vicina la possibilità del martirio: “E anche per te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo «a-Dio» nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen! Inch’Allah”.
La libertà della signora Luisa, che fino alle ultime ore prima di morire, non smetteva di incontrare persone, di ringraziare il Signore per tutto il bene che aveva ricevuto nella vita, di scherzare con il marito e gli amici, di amare, per quanto poteva, nell’accettazione di quella malattia che pian piano la rendeva ogni giorno più debole.
È la libertà di chissà quanti altri nella storia del mondo non hanno avuto paura della fatica, del dolore, di gridare dai tetti la verità, la giustizia e l’amore. Pur non volendo assolutamente morire, non hanno avuto paura di coloro che “uccidono il corpo”, ma piuttosto hanno avuto paura di tradire la più grande esperienza della loro esistenza: che siamo infinitamente amati da Dio e che la vita ha senso ed è libera solo se donata! È la libertà di Gesù nel giardino del Getzemani che, pur non volendo assolutamente morire, sceglie di vivere la vita vera che è dono! Ecco come non avere paura!
sorella Sara Tamai
Discepole del Vangelo - S. Giuliano Milanese



