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XVII Domenica del Tempo ordinario. Pieni di gioia, vendere tutto per comperare

Il contadino e il mercante trovano rispettivamente il tesoro e la perla nel loro quotidiano, nella loro storia ordinaria, nel mondo che abitano, vivendo con pazienza e impegno il loro lavoro

“Gesù ma com’è il regno dei cieli? E come lo possiamo riconoscere già qui in terra?”. Forse anche noi ci siamo fatti queste domande e il Vangelo di questa domenica ci fa conoscere una parte della risposta di Gesù, rivolta ai suoi discepoli di ieri e di oggi.

Siamo, infatti, alla fine delle sette parabole del regno che ci hanno accompagnato in queste ultime domeniche. Gesù viene incontro al nostro desiderio di capire che cosa è il regno che è venuto a portare, ma anche alla nostra fatica di riconoscerlo oggi, in questo tempo segnato da tante sofferenze, da guerre e ingiustizie!

“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo” o ancora, è simile a un “mercante che va in cerca di perle preziose”. Il contadino e il mercante trovano rispettivamente il tesoro e la perla nel loro quotidiano, nella loro storia ordinaria, nel mondo che abitano, vivendo con pazienza e impegno il loro lavoro. Il regno dei cieli è dato, sia che non lo cerchiamo o non ci aspettiamo nulla (come quell’uomo che lo trova per caso), sia che lo cerchiamo e siamo mossi dal desiderio e dalla speranza (come il mercante). È un dono gratuito e inaspettato che ci riempie il cuore di gioia, quella gioia che sola porta a vendere tutto per comperare quel tesoro, quella perla. Il Regno è l’incontro con Gesù, capace di cambiare la nostra esistenza, perché ci restituisce un senso nuovo alle cose e alla nostra stessa vita; ci fa riconoscere la sua presenza piccola e silenziosa, anche oggi, nella nostra Nazareth, cioè nelle persone che incontriamo, negli eventi che accadono. L’incontro con Gesù, allora, ci mette di fronte a una decisione: vendere tutto per non perdere ciò che davvero conta. Non “buttare via” ciò che siamo e possediamo, ma “investirlo” in maniera diversa per acquistare ciò che veramente vale.

Ma c’è anche un’altra caratteristica propria del regno: è simile ad una “rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci”. Il regno è per noi, con i nostri doni e i nostri limiti (perché Gesù raccoglie tutto di noi; la nostra storia, le fragilità, le ferite, le potenzialità...) ed è per tutti, senza discriminazioni o limitazioni; anche chi non penseremmo. A tutti è data la stessa possibilità di salvezza, di vivere una vita in pienezza, nel dono di sé, per essere operatori di pace nel nostro piccolo, per cercare e difendere la giustizia, il bene comune, la fratellanza. Solo alla fine “verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni”: Gesù ci assicura che in quel momento Dio Padre terrà il buono che c’è in ciascuno di noi e nel mondo e getterà via ciò che c’è di “cattivo” e che ci ha allontanato dal suo regno.

“Avete compreso tutte queste cose?”. “Sì”, rispondono i discepoli. Sì. rispondono tutti coloro che sono passati da una conoscenza “teorica” di Gesù, dalla conoscenza della Legge, a una conoscenza viva e vera; coloro che hanno deciso, pieni di gioia, di investire tutta la loro vita in Colui per il quale vale la pena lasciare tutto; investire la propria vita per seguirlo, là dove ci chiama a essere e come ci chiama a essere; come laici, genitori, figli, professionisti, consacrati, sacerdoti... Il tesoro trovato sarà ricco di tutto il nuovo che abbiamo “guadagnato” e dell’«antico», di ciò che abbiamo lasciato, ma che ci viene ridonato con un significato nuovo e pieno.

E’ stata anche l’esperienza di frère Charles de Foucauld, che ha investito tutta la sua vita su Gesù: “Il segreto della mia vita: ho perduto il mio cuore per questo Gesù di Nazareth crocifisso 1900 anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto possa la mia debolezza”.

sorella Valentina Milan, Discepole del Vangelo - Castelfranco Veneto

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