Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
XVIII Domenica del Tempo ordinario. Dalla logica del calcolo a quella del dono
Dopo la notizia della morte di Giovanni Battista, Gesù parte su una barca e si ritira in disparte, in un luogo deserto. Siamo dunque nei pressi del lago di Tiberiade. La notizia della partenza di Gesù però si sparge velocemente e le folle, a piedi, lo seguono. Gesù cerca il silenzio per pregare, forse per chiedere luce su quanto è accaduto a Giovanni e su quanto lo attende. Cerca la solitudine per poter leggere la propria responsabilità di fronte al vuoto lasciato da Giovanni. Ed è proprio in questo momento che la folla lo sottrae dal suo proposito di ritiro... tante sono le domande, le richieste di aiuto, le ferite che gli vengono presentate. Gesù coglie nella folla un appello da ascoltare e a cui obbedire. Non si sottrae al grido della gente, al suo bisogno, alla sua sete. Prova compassione e accetta così di “cambiare il suo programma”. È come se la morte di Giovanni sia stata in qualche modo elaborata da Gesù facendone un atto di responsabilità che lo impegna nei confronti delle folle. E questo stesso impegno di responsabilità sarà ciò che chiederà anche ai suoi discepoli.
Sul far della sera, dice il Vangelo, i discepoli fanno presente a Gesù che ormai è tardi, il luogo è deserto ed è bene congedare la folla affinché vada nei villaggi a comprare qualcosa da mangiare. La loro considerazione è realistica e, a un primo sguardo, sembra essere anche espressione di cura e attenzione nei confronti della folla. Più profondamente, però, rivela un animo forse ancora troppo concentrato su di sé e un certo disimpegno. La presenza di Gesù sembra deresponsabilizzare i discepoli: dicono a lui cosa deve fare nei confronti delle folle. Non si interrogano su ciò che eventualmente loro stessi possono fare, ma, forse un po’ incapaci di autonomia e di iniziativa, si rivolgono a Gesù affinché faccia quello che vogliono loro: in fondo il bisogno di mangiare sembra essere dei discepoli e non della folla. La folla non esprime esplicitamente questa necessità, sono i discepoli che la interpretano.
Così il suggerimento di congedare la folla è il massimo che riescono a pensare come soluzione. Ma la risposta di Gesù li responsabilizza rinviandoli a loro stessi: “Voi stessi date loro da mangiare”. È come se dicesse: voi siete parte della soluzione. Questo realismo dei discepoli rivela un atteggiamento rinunciatario e comodo e, in fondo, anche una mancanza di fede, che diventa un impedire al Signore di intervenire nella storia. I discepoli è come se dicessero che la loro povertà, il poco che hanno a disposizione, è ciò che impedisce loro di agire a favore del bene.
Sono fermi sul calcolo: calcolano il bisogno della folla, calcolano quello che possono fare, calcolano le risorse disponibili, ma dal calcolo emerge l’insufficienza. Se rimangono fermi a ciò che possono fare e dare, il risultato sarà sempre inadeguato, perché il bisogno sarà sempre sproporzionato. L’invito che Gesù fa ai suoi discepoli, e quindi anche a noi, fa riflettere sul fatto che ciò che conta non è quanto si ha a disposizione, ma cosa si fa di ciò che si ha. Quello che possiedo (risorse, pensieri, capacità) può anche essere oggettivamente insufficiente rispetto al reale bisogno, ma se lo trattengo va perso e non diventa un bene per nessuno. Se, invece, lo dono, lo metto a disposizione, lo affido al Signore, Lui lo trasforma, lo moltiplica e ne risulta un bene per tutti. Dalla logica del calcolo è necessario passare alla logica del dono. È ciò che Gesù stesso per primo ha vissuto donando la sua vita. Forse proprio per questo il testo del Vangelo ci richiama anche al momento dell’eucarestia: quel pane spezzato che sfama la folla è Gesù stesso, dono per tutti, Colui che “dà il cibo a ogni vivente” (Sal 136,25), che colma la fame e la sete di ogni uomo e donna.
Risuoni anche per noi questo invito. Sì, perché è compito nostro occuparci degli altri. Non perché siamo perfetti, ma perché fiduciosi che il Padre ci darà tutto il pane quotidiano necessario per distribuirlo a chi ha fame. Pane, pesci, tempo, idee, pazienza, intelligenza e così via, secondo i bisogni della folla che incontriamo. (sorella Cristina Conti - Discepole del Vangelo, Torino)



