Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
XXXI domenica del Tempo ordinario: Uno stile di Chiesa, nuovo e antico
Il commento al Vangelo di questa domenica viene arricchito dalla riflessione con il gruppo di preti e consacrate a cui sono affidate le tredici comunità di cattolici migranti presenti in Diocesi, coordinate dall’ufficio per la Pastorale delle migrazioni.
La polemica tra Gesù e le autorità religiose del suo popolo aumenta sempre più, e culminerà entro qualche giorno con la sua condanna a morte.
Un giudizio radicale? Si descrivono in questo brano scribi (esperti della Legge di Mosè) e farisei (il gruppo che chiamava all’osservanza di tutti i dettagli della stessa Legge) come coloro che imponevano agli altri prescrizioni e obblighi che loro stessi si guardavano bene dall’osservare. O che si preoccupavano unicamente della loro posizione davanti agli uomini: ostentando segni di devozione come i filatteri, le piccole scatole che contenevano brani della Torah da portare sulla fronte o sulle braccia durante la preghiera, o i fiocchi ai quattro angoli dello scialle da indossare durante la preghiera; cercando i primi posti nelle riunioni religiose o in quelle profane. Ma, di fatto, mettevano in secondo piano ciò che davvero importa, cioè il loro rapporto con Dio. E’ una generalizzazione indebita, come se tutti gli scribi e i farisei si fossero comportati così. Probabilmente l’evangelista radicalizza ulteriormente il contrasto, avendo presente la situazione della propria comunità, ormai ben consapevole della frattura con il popolo di Israele e con le sue interpretazioni della grande tradizione religiosa depositata nei libri della Sacra Scrittura.
Una chiamata alla comunità cristiana. Dobbiamo riproporre lo stesso giudizio “irreparabile” verso altri o non dobbiamo piuttosto chiederci quale Parola Dio oggi ci rivolga attraverso questo testo? In effetti l’evangelista, riprendendo le parole da Gesù rivolte ai discepoli di allora, come in molti altri casi, coinvolge direttamente la sua comunità, con “avvertimenti” ben precisi: «Ma voi...». Richiami rivolti a tutti i discepoli, e in primo luogo a coloro che nella comunità sono chiamati a esercitare un ruolo di autorità, sia per quanto riguarda le relazioni (dimensione pastorale), sia per quanto riguarda il modo di credere (dimensione teologica e interpretazione delle Scritture). E qui emergono temi che ci interpellano oggi profondamente. Un richiamo alla coerenza, innanzitutto: chi mettiamo al centro, Dio o il nostro io? Siamo tutti chiamati a seguire Gesù, ritrovando l’orientamento fondamentale, cioè continuando a imparare come vivere l’amore verso Dio e l’amore tra di noi. La coerenza di Gesù era quella di uno che viveva per primo ciò che annunciava, venuto a servire chi più aveva bisogno di incontrare la misericordia del Padre. Più specificamente, per chi è chiamato a ruoli di autorità, avere attenzione a “stare al proprio posto” senza invadere competenze e responsabilità altrui, vivendo il proprio compito come servizio al bene comune di tutti, accompagnando pazientemente verso Cristo con umiltà, sempre consapevoli delle proprie incoerenze, sempre attenti a non interpretare la Scrittura e le indicazioni della Chiesa secondo il proprio interesse... Di fatto, chi è investito di un’autorità può decidere se abusarne o mettersi decisamente a servizio del Popolo di Dio del quale fa parte. Ma ricordiamo anche che in ogni comunità siamo in molti ad essere responsabili di altri (come genitori, nonni, catechisti, insegnanti, datori di lavoro ...), tutti chiamati a fare la medesima scelta di coerenza verso un servizio che rispetti, valorizzi e aiuti a crescere chi ci è affidato.
Uno “stile sinodale”. Oggi la Parola di Dio che ci è rivolta grazie a questo testo può trovare una possibile concretizzazione nel cammino sinodale di tutta la Chiesa di Dio. Lo stile che è riproposto nel documento di sintesi della prima fase, appena pubblicato, ci chiama a una trasformazione delle relazioni tra laici, preti, vescovi, consacrati, ritrovando la comune dignità battesimale, attenti ai rischi del clericalismo che non risparmia neppure gli stessi laici. E’ uno stile che chiede «ascolto reciproco», in modo da poter realmente «camminare insieme come battezzati, nella diversità dei carismi, delle vocazioni, dei ministeri», valorizzando le capacità e le competenze di tutti per rispondere alla missione alla quale tutti e sempre siamo chiamati: l’annuncio dell’Evangelo a servizio del Regno di Dio. E’ una Chiesa intera chiamata sempre a non «porre se stessa al centro dell’annuncio» ma a «compiere al meglio, pur nella sua costitutiva incompiutezza, il servizio all’avvento del Regno» al quale siamo chiamati «insieme a tutta l’umanità».
Chiediamoci tutti, secondo i ministeri e le vocazioni battesimali che ci contraddistinguono, come accogliere una Parola che continua a chiamarci a conversione, nelle nostre relazioni di tutti i giorni. Come nelle nostre comunità possiamo camminare verso una fraternità sempre più autentica, verso relazioni da adulti, verso un reciproco, gioioso e grato riconoscimento dei doni e delle qualità che ognuno e ognuna può mettere a servizio degli altri e dell’umanità nella quale viviamo?
Questo “stile nuovo e antico”, già presente nel modo di vivere di Gesù, è oggi necessario a un rinnovamento della Chiesa intera. Preghiamo lo Spirito Santo che ci conduca a metterlo in atto in piccoli e decisivi gesti quotidiani, ognuno e ognuna secondo la propria identità ecclesiale, per testimoniare in modo credibile il Regno di Dio agli uomini e alle donne di oggi.
Nota: Le citazioni sono tratte dalla Relazione di Sintesi della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi - 28 ottobre 2023



