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C’è futuro nelle parole della professoressa accoltellata
Dopo molti segnali e fatti già gravi che hanno interessato scuole e alunni, ecco l’accoltellamento di una professoressa in una scuola della provincia di Bergamo, a opera di un ragazzo di 13 anni. In questi casi analizziamo i disagi del giovane e i motivi che possono averlo spinto, affrontando, quindi, il tema della crisi della relazione, della fragilità, dell’ansia di prestazione, di una società che non offre occasioni e sogni. Tutto questo è già stato fatto. Una riflessione nasce dall’ascolto di un’omelia pasquale. Ma davvero siamo stupiti che, nei tempi che viviamo, quello che è successo a Bergamo, e che sta accadendo in tante strade e città d’Italia, sia così fuori dalla normalità? Viviamo in un tempo in cui si parla di una terza guerra mondiale “a pezzi”, in cui prevale, anche nel pensiero delle potenze occidentali, l’idea muscolare dell’attacco preventivo: mi difendo uccidendo. Un tempo in cui l’unico desiderio di chi non ha armi è averne di più, nel quale i governanti alimentano il proprio potere nella disperazione della violenza e la parola vendetta è ormai sdoganata. Ma davvero ci stupiamo se i frutti sono anche questi? E noi cosa potremmo realisticamente fare? L’episodio di Bergamo ci aiuta e ci dà una risposta, ed è la lettera della professoressa accoltellata che dà voce a tutti noi: “So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza alcuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché, nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande”. Una risposta che è speranza e che nessuna Intelligenza artificiale avrebbe dato, perché all’apparenza, ma solo a quella, sarebbe sembrata inutile.



