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Il bisogno di fidarsi ci fa bene
L’enciclopedia Treccani ha scelto una parola per raccontare il 2025: fiducia. Scelta che suona quasi paradossale, in un’epoca in cui la sensazione dominante è spesso l’opposto. Per i giovani, in particolare, la fiducia non è un concetto astratto. Significa chiedersi: “Posso affidarmi senza essere tradito? Posso mostrarmi senza essere umiliato? Posso sbagliare senza essere cancellato?”. La fiducia non è una scelta razionale, né una virtù morale, è il risultato di esperienze relazionali. Nasce quando genitori e adulti si dimostrano costanti e affidabili così da rendere accettabile la vulnerabilità. Un giovane impara a fidarsi quando scopre che il legame non si spezza al primo conflitto, che l’altro può tornare, spiegare, riconoscere i propri errori, scusarsi. Quando questo non accade, la psiche impara una lezione diversa: bisogna proteggersi, non dipendere, non credere troppo agli altri. Oggi molti giovani crescono in ambienti, reali e virtuali, che rendono il fidarsi complesso. Le relazioni sono rapide e intermittenti, l’esposizione al giudizio è continua, il futuro incerto, le istituzioni poco credibili. In questo contesto, emergono due movimenti opposti ugualmente fragili: da un lato la diffidenza, che protegge dal dolore ma isola; dall’altro l’affidamento impulsivo, che cerca un appoggio immediato e poi crolla alla prima incoerenza. In entrambi i casi, la fiducia non è assente per scelta, ma perché fluttuante o troppo spesso messa alla prova. Negli ultimi anni, la ricerca ha introdotto un concetto utile per comprendere il disagio giovanile: quello di fiducia epistemica, cioè la disponibilità a considerare l’altro come una fonte attendibile di informazioni e orientamento sul mondo e su di sé. Quando la fiducia è compromessa, aumentano la confusione interna e la sofferenza psicologica. Al contrario, una fiducia epistemica equilibrata è associata a maggiore benessere emotivo e capacità di regolazione affettiva. Fidarsi di qualcuno fa bene alla nostra salute come l’aria buona che respiriamo e l’abbraccio che riceviamo.



