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Montagna fuori: le difficoltà di chi esce dal carcere

In quaranta giovani del Movimento salesiano, a inizio anno, sono entrati nell’Istituto penitenziale per minori a Treviso per un incontro con i detenuti
08/02/2024

“Nelle prigioni imparai a conoscere quanto è grande la malignità e la miseria degli uomini”. Sono parole di don Bosco, che iniziò la sua opera educativa incontrando i giovani nelle carceri torinesi di metà ‘800. Un ambiente, quello delle carceri, che è tornato a far parlare di sé alcuni mesi fa, quando uscì la serie “Mare fuori”, che racconta la vita di ragazzi all’interno del carcere minorile di Napoli. Episodi di grande impatto, soprattutto sui giovani, che sono rimasti incuriositi e desiderosi di conoscere maggiormente l’ambiente del carcere. Nel Triveneto esiste un Istituto Penitenziale per minori a Treviso, accanto alla Casa circondariale per adulti: un luogo dentro il quale si trovano, al momento, 15 giovani tra i 14 e 21 anni. Ragazzi che sono dentro un carcere, dietro le sbarre; ragazzi che voglio tornare fuori, nella libertà. In due pomeriggi, tra fine dicembre ’23 e inizio gennaio’24, 40 giovani del Movimento giovanile salesiano sono entrati dentro il carcere per portare ai ragazzi il “profumo della libertà”, come ha detto un giovane detenuto. Uno dei ragazzi, in carcere per una seconda volta, ha detto: «Ce l’avevo con me stesso perché mi avevano dato la possibilità di cambiare, ma io l’ho sprecata». Vengono in mente ancora le parole di don Bosco, che cercò di capire come mai i ragazzi, pur desiderosi di cambiare, tornavano a delinquere: «cercai di capire la causa, e conclusi che molti erano di nuovo arrestati perché si trovavano abbandonati a se stessi». Per questi giovani, che pagano le conseguenze di alcune loro scelte, trovano fuori non il “mare” (simbolo di libertà) ma le “montagne” (simbolo di difficoltà) da affrontare, da superare. In carcere, trovano molti aiuti e sostegni, ma fuori? «Questi ragazzi dovrebbero trovare fuori un amico che si prende cura di loro, li assiste, li istruisce. Allora forse non tornerebbero a rovinarsi, o almeno sarebbero ben pochi a tornare in prigione» suggeriva don Bosco. Che sia il caso di avviare progetti di accoglienza e accompagnamento fuori?

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