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Fondo asili 0-6, il paradosso veneto: penalizzati perché virtuosi

Fism: “Oltre 40 milioni sottratti al territorio. Il nuovo Piano nazionale deve correggere l’ingiustizia”
14/07/2026

A Roma si discute lo schema del Piano di azione per il Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni per il quinquennio 2026-2030. E c’è una questione veneta sul tavolo, sollevata dalla FISM del Veneto con un dossier che documenta come i criteri di riparto tra le regioni della quota del 50% della parte 0-3 del Fondo 0-6 — pari a 144 milioni di euro l’anno — abbiano penalizzato il Veneto (insieme ad altre regioni quali Lombardia e Piemonte) e come la proposta del MIM per i prossimi cinque anni non corregga questa distorsione.

«Non si tratta di bruscolini — spiegano il presidente Stefano Cecchin e la delegata nazionale 0-6 Simonetta Rubinato -: tra il 2022 e il 2025 il Veneto ha ricevuto quasi 12 milioni di euro in meno e con lo schema proposto per il 2026-2030 la perdita salirebbe di ulteriori 28,5 milioni».

La causa è un criterio di riparto delle risorse tra le regioni che conteggia solo gli utenti dei nidi comunali o privati convenzionati con i Comuni (poco più di 11.000 posti in Veneto), escludendo i nidi privati autorizzati e accreditati senza convenzione attiva: la maggior parte dei gestori non profit veneti, che accolgono circa 20.000 bambini.

«È un’ingiustizia verso il privato sociale, che in Veneto copre due terzi dei posti, mentre il pubblico risponde ad appena un terzo della domanda — proseguono Cecchin e Rubinato —. E oltre al danno, la beffa: quegli stessi 20.000 posti vengono invece conteggiati dallo Stato per escluderci quando si tratta di assegnare le risorse perequative ai territori con scarsa copertura. Il Veneto è penalizzato per essere stato troppo virtuoso, per aver costruito i servizi alla prima infanzia senza gravare sulle casse pubbliche. Un paradosso da correggere, come riconosciuto un anno fa anche dal Direttore dell’USR Veneto, Marco Bussetti».

La FISM contesta inoltre l’ipotesi di ripartire tra le Regioni la quota del Fondo destinata alle scuole dell’infanzia (circa 58 milioni l’anno) conteggiando anche gli iscritti alle scuole statali, già interamente finanziate dallo Stato. Ne uscirebbero danneggiate proprio le regioni come il Veneto, dove oltre il 60% dei bambini frequenta la scuola dell’infanzia paritaria con un contributo ministeriale pro capite pari ad appena un settimo del costo medio dello studente statale (7.204 euro, dato MIM di gennaio).

«Abbiamo sottoposto la questione alla Regione e trovato pieno ascolto nell’assessore Paola Roma, che al tavolo romano l’ha sollevata con fermezza. Confidiamo che anche Anci Veneto sostenga questa battaglia, per porre fine a una ripartizione di risorse pubbliche davvero penalizzante per le famiglie e la comunità veneta» concludono Cecchin e Rubinato.

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