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Ebola: l’Ulss2 obbliga la notifica per soggiorni o transiti in Repubblica del Congo e Uganda
L’Ulss 2 Marca Trevigiana ha attivato sul proprio territorio le procedure operative e le misure di sorveglianza sanitaria obbligatorie relative alla Malattia da Virus Ebola (Mve). I provvedimenti, adottati su scala nazionale secondo il principio di massima precauzione, si sono resi necessari dopo la dichiarazione di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale da parte dell’Oms per il focolaio causato dal virus Bundibugyo in Africa equatoriale.
Si precisa che il rischio di introduzione e diffusione del virus sul territorio locale rimane estremamente basso. Tuttavia, al fine di garantire la massima tutela della salute pubblica e un monitoraggio tempestivo, sono state definite le modalità operative per l’autosegnalazione obbligatoria dei viaggiatori.
Chi è tenuto alla segnalazione sanitaria
L’obbligo di notifica scatta per chiunque faccia ingresso nel territorio nazionale e risieda o sia domiciliato nei comuni della provincia di Treviso, anche in totale assenza di sintomi, qualora si provenga direttamente o indirettamente dalla Repubblica Democratica del Congo o dall’Uganda, o si soggiorni o transiti in uno dei due Paesi sopra citati nei 21 giorni precedenti l’arrivo in Italia.
Modalità e tempistiche tassative
La segnalazione deve essere effettuata entro e non oltre le 24 ore dall’ingresso in Italia attraverso il portale aziendale dell’Ulss2, oppure attraverso la mail segnalazionearriviestero@aulss2.veneto.it, o con contatto telefonico allo 0422-323811 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 12:00 alle ore 13:00, esclusi i festivi).
Una volta ricevuta la comunicazione, gli specialisti prenderanno immediatamente in carico la pratica. Entro 24 ore verrà effettuata una valutazione sanitaria iniziale, condotta anche tramite contatto telefonico o videochiamata, per determinare il livello di esposizione al rischio del viaggiatore.
In base alle risultanze dell’indagine epidemiologica, il personale sanitario disporrà le misure di monitoraggio previste dai protocolli ministeriali, che possono variare dall’automonitoraggio guidato della temperatura fino alla sorveglianza attiva o alla quarantena protetta, per un periodo massimo di 21 giorni dal momento dell’uscita dall’area a focolaio.
Cosa fare in caso di comparsa di sintomi
Nei 21 giorni successivi al rientro, qualora dovessero insorgere sintomi compatibili con l’infezione (quali febbre, dolori muscolari diffusi, forte mal di testa, mal di gola o disturbi gastrointestinali), il cittadino deve rigorosamente attenersi alle seguenti disposizioni:
· Rimanere in autoisolamento immediato all’interno della propria abitazione.
· Evitare tassativamente ogni contatto diretto con conviventi o altre persone.
· NON recarsi autonomamente presso i Pronto Soccorso ospedalieri, gli ambulatori distrettuali o gli studi dei Medici di Medicina Generale / Pediatri.
· Contattare con urgenza il Dipartimento di Prevenzione o i numeri di emergenza sanitaria per attivare i protocolli di trasporto protetto in biocontenimento verso le strutture di riferimento.
Il rispetto rigoroso di queste indicazioni e la massima collaborazione da parte dei cittadini sono elementi imprescindibili per la salvaguardia della salute collettiva e per il perfetto funzionamento della rete di prevenzione transfrontaliera.



