Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Un patrimonio di educazione e di cura verso le nuove generazioni e le giovani famiglie: sono le scuole dell’infanzia paritarie di ispirazione cristiana che sono presenti in molte delle nostre parrocchie. Alcune hanno oltre 100 anni, altre sono più “giovani”, ma tutte sono espressione di comunità educanti e sono a servizio del territorio e di tutte le famiglie, inserite nel sistema pubblico integrato di istruzione (dalla legge 62 del 2000), che prevede la coesistenza di scuole statali e di scuole paritarie.
Il calo demografico e l’inadeguatezza dei finanziamenti pubblici hanno causato in questi ultimi anni alcune situazioni di sofferenza delle scuole, soprattutto di quelle più piccole che non potevano contare su una rete, magari all’interno di una Collaborazione pastorale. In diocesi di Treviso, da qualche tempo, è sorto un Tavolo permanente per la sostenibilità delle scuole dell’infanzia paritarie, che si propone proprio di analizzare e affrontare le situazioni di sofferenza delle scuole.
Sempre più spesso, infatti, si parla di “sostenibilità” economica e gestionale di queste realtà, i cui gestori sono, nella quasi totalità dei casi, almeno in Veneto, le parrocchie e, in esse, i parroci in quanto legali rappresentanti.
“Gestori, comunità, Fism (la Federazione che rappresenta le scuole paritarie), diocesi sono chiamati a governare insieme il cambiamento - spiega il vicario generale, mons. Mauro Motterlini -, con consapevolezza e strumenti adeguati, anche riorganizzando il tessuto delle scuole nel territorio, per rispondere a tre criteri di sostenibilità: pastorale, pedagogico - didattica ed economico -, gestionale”. Al tavolo partecipano il vicario generale, il direttore dell’ufficio diocesano Scuola, Educazione, Università, l’economo della diocesi, la Fism. Al centro del progetto c’è l’impegno a promuovere collaborazione e sinergie tra scuole vicine, per qualificare sempre di più l’offerta formativa e attivare economie di scala, con attenzione alla varietà delle situazioni. L’obiettivo è certamente quello di mantenere la capillarità di tali scuole di comunità, salvaguardando l’identità della scuola dell’infanzia di ispirazione cristiana sul territorio, che, in collaborazione con le altre Istituzioni educative, può portare un contributo originale all’educazione e al dialogo in una società plurale.
Ci sono alcuni esempi virtuosi, già partiti in diocesi, con la costituzione di reti di scuole appartenenti allo stesso Comune o alla stessa Collaborazione pastorale: non già un modo per intervenire in situazioni di seria difficoltà, ma una scelta strategica, che mette in comune le risorse del territorio, a favore dei bambini e delle famiglie.
“Quando, invece, si presentano situazioni critiche - sottolinea ancora il vicario generale - il protocollo sottoscritto tra diocesi e Fism prevede che si avvii un percorso con la partecipazione di tutti i soggetti interessati, nell’ottica della corresponsabilità, per arrivare a scelte il più possibile condivise”. Queste scelte possono contemplare modalità innovative di recupero di fondi (oggi a garantire l’attività delle scuole sono le rette pagate dalle famiglie e i contributi che arrivano dallo Stato, dalla Regione e dai singoli Comuni), e poi forme di collaborazione tra scuole vicine, condivisione di servizi e di organismi di gestione, fino alla costituzione di un soggetto giuridico specifico al quale possa essere trasferita la gestione, in caso di grave crisi.
Un progetto concreto, il Tavolo, che guarda al futuro delle nostre scuole, nella convinzione che educare è un atto di speranza e un processo comunitario, come scrive papa Leone nella sua Lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”.