Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Dedicare riflessioni per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita nel 1999 dall’Onu e celebrata ogni anno il 25 novembre, e sapere già che i dati delle vittime saranno da aggiornare, ogni giorno. Giulia Cecchettin, di Vigonovo, è la 103ª donna uccisa nel 2023 nel nostro Paese. Di queste, 82 sono state uccise in ambito familiare o affettivo, di cui 53 per mano del partner o ex partner. Femminicidi, quindi, in gran parte, ovvero donne uccise in quanto donne. Di ogni età, estrazione sociale, livello culturale, provenienza... Mentre tutti i media avevano i riflettori accesi sull’omicidio della giovane veneziana, a Fano, moriva Rita Talamelli, strangolata dal marito. Per lei solo qualche riga.
In questi giorni abbondano riflessioni su società patriarcale e retaggio culturale, su atti che non possono essere definiti “raptus”, su bravi ragazzi che così non sono, su “mostri” cresciuti nelle nostre famiglie...
Maria Stella Di Bartolo, avvocata, presidentessa neoeletta a fine ottobre, del Centro antiviolenza Telefono rosa odv di Treviso, non nasconde la sua profonda amarezza per quanto accaduto a Giulia, e nello stesso tempo constata che “quanto stiamo facendo rappresenta un lavoro immane. Siamo impegnate 24 ore su 24, anche per operare con mezzi nuovi, cercando di essere più dinamiche possibili, per arrivare ai giovani. Nonostante l’amarezza, dobbiamo reagire con forza”.
Lei guarda ai giovani. Possiamo davvero parlare di società patriarcale riferendoci ai ventenni di oggi?
Sono giovani che ci spiazzano. Lasciamo stare il dramma di Giulia, le dichiarazioni delle famiglie sotto l’impatto dello shock emotivo. Ai ragazzi dobbiamo continuare a spiegare le pari opportunità, il rispetto l’uno dell’altra, dobbiamo crescere culturalmente tutti insieme. Vediamo giovani in difficoltà, soprattutto dopo il Covid. Dobbiamo fare formazione nelle scuole, parlare con questi ragazzi, ma anche fare formazione tra gli adulti. Veniamo da una impostazione sociale patriarcale, indubbiamente, ma è anche vero che è necessario andare oltre, dare sostegno alla famiglia, rafforzare i servizi genitoriali, stabilire patti di corresponsabilità tra famiglia e scuola. Quando andiamo a parlare nelle scuole, cerchiamo di non offendere la sensibilità delle famiglie. Ogni famiglia ha la sua storia e va rispettata, ma va anche sottolineato che il primo impegno nell’educazione è dei genitori. E nonostante tutto l’impegno, ci saranno casi, figli che ci sfuggono.
Ci possono sfuggire, ma forse anche lanciano segnali che non riusciamo a cogliere, prima che portino a vere e proprie tragedie. Che ne pensa?
Certo, in generale, sono segnali di eccessivo controllo: con chi eri? Non mi fa piacere che tu esca, non mi va bene come sei vestita. Possesso e gelosia. Lo vediamo in tutti i casi che seguiamo: tutte indicazioni per isolare la donna da quella che era la sua vita precedente, dal contesto e dal giro di amicizie. E poi denigrazioni, offese all’amor proprio, veri e propri ricatti morali, “se mi vuoi bene, devi fare come ti dico...”.
Anche nel caso di Vigonovo, i ragazzi si erano lasciati, ma continuavano a vedersi e a frequentarsi in coppia...
Forse Giulia era solo una ragazza gentile, che aveva perso la mamma da poco, e che voleva accompagnare il ragazzo verso il distacco, verso la fine del rapporto. Non sappiamo, però, come questi segnali vengano interpretati dall’altra persona, se possano essere dall’altro fraintesi.
Quante volte, infatti, abbiamo visto finire in tragedia l’ultimo incontro, quello per spiegarsi.
Mai l’ultimo incontro e mai da sole. Lo ripetiamo sempre alle donne che si rivolgono a noi e lo dicono anche le Forze dell’ordine, soprattutto in presenza di comportamenti oppressivi.
Quante persone avete preso in carico nel Centro antiviolenza di Treviso?
I dati ora in nostro possesso sono riferiti al 2022: abbiamo ricevuto 280 telefonate e preso in carico 180 donne. Persone a cui abbiamo fatto colloqui psicologici, e, nel caso, abbiamo offerto consulenze con avvocatesse civili e penali del Centro e con altre figure professionali. Cerchiamo di motivare la loro indipendenza, anche attraverso gruppi di auto mutuo aiuto. Sono donne di tutte le età, dai 18 agli 80 anni, trasversali per ceto, cultura, professione. Donne che spesso hanno problemi di indipendenza economica e mancanza di sistemazione abitativa, nodi cruciali sui quali noi facciamo grossissime battaglie. Il lavoro, mettendosi in gioco, la donna lo trova. Ma è l’abitazione il vero dramma: se c’è, costa tantissimo.
Per l’ospitalità, potete contare su case rifugio, giusto?
Certo, ma è un terno al lotto trovare posto. Dalla scorsa primavera, grazie al Rotary e in comodato con l’opera pia Maurocordato, possiamo contare su un’abitazione per le donne che hanno già finito il percorso e sono uscite dall’emergenza. La chiamiamo una casa di “decantazione”, dove avere un tempo per trovare la propria strada.
Lei definiva, il vostro, un lavoro immane. In quante siete a portarlo avanti?
Ci sono cinque operatrici all’accoglienza, tutte formate, che fanno un primo colloquio e predispongono le schede, cinque psicologhe, sei avvocate, tre civili e tre penali, una pedagogista che fa formazione nelle scuole, un aspetto fondamentale che viene richiesto, oltre alla consulenza e al sostegno, dalla Convenzione di Istanbul. Tariamo i nostri interventi a seconda delle classi e delle età dei ragazzi, quasi tutti delle scuole superiori.
Che riscontro ottenete dagli studenti?
Da parte nostra un riscontro assolutamente positivo, accettano il contradditorio e si mettono in discussione. Non è facile quando si parla del ruolo maschile. Abbiamo avuto anche studenti che, dopo aver partecipato ai nostri incontri, hanno voluto venire a farci visita in sede per comprendere meglio qual è il lavoro che svolgiamo. Anche agganciarne uno solo rappresenta un successo.
Cosa pensa della proposta di legge sull’affettività, sull’educazione sentimentale da fare a scuola?
Essendo io avvocata, preferisco vedere il contenuto per giudicare. L’educazione affettiva è importante, così come è importante coinvolgere le famiglie, fin dalla scuola materna.