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Case popolari: l’abitare rimane un’emergenza

Contestato il nuovo piano di vendite di Ater Treviso, che nei prossimi anni propone di alienare quasi 400 appartamenti. Mentre diminuiscono gli alloggi e fanno discutere gli sfratti, l’ente firma un accordo con diversi attori istituzionali, sociali ed economici per una politica abitativa unitaria

Fa discutere l’approvazione, in Regione Veneto, del piano di alienazione di 384 alloggi di proprietà dell’Ater di Treviso, che nei prossimi anni potranno essere messi in vendita. Di questi, 150 sono sfitti, mentre gli altri saranno proposti agli inquilini che già vivono negli appartamenti. Gli alloggi si trovano un po’ in tutta la provincia, anche se una cospicua parte, una novantina, sono nel Comune di Treviso. In un momento in cui la questione dell’abitare si fa sempre più problematica, e trovare una casa in affitto a prezzi ragionevoli, e anche non, diventa ogni giorno più difficile, è chiaro che la vendita delle case di residenzialità pubblica, quelle che dovrebbero incontrare le necessità di persone e nuclei familiari economicamente più fragili, è quantomeno un’operazione controversa.

Tuttavia, il presidente di Ater, Mauro Dal Zilio, ha difeso con forza l’iniziativa: “L’Ater presenta periodicamente dei piani di vendita, poiché nonostante sia un ente strumentale alla Regione, non riceve fondi dalla Regione e dovrebbe sostentarsi solo con gli affitti. Un affitto medio negli alloggi di residenzialità pubblica è di circa 80 euro, c’è chi paga anche la metà, e gli introiti non bastano per poterne ricavare gli importi necessari per fare manutenzione, senza contare che in questo periodo aumentano le morosità, sia di affitti che di spese condominiali, per le quali Ater subentra in quanto proprietario”.

Dal Zilio ha, poi, voluto fare alcune precisazioni: “Il piano precedente metteva in vendita 1.200 appartamenti, alcuni dei quali sono effettivamente stati venduti, molti altri, però, sono stati ritirati dal piano. Quelle rimaste in vendita sono abitazioni in situazioni in cui la proprietà è già frazionata o che necessitano di interventi di ristrutturazione molto importanti e onerosi, e andranno, in prima battuta, vendute come prime case. Ad acquistare sono persone che hanno bisogno di una casa, non certo speculatori finanziari. Oltretutto - ha proseguito il presidente Ater -, per quanto riguarda gli appartamenti occupati, non li mettiamo in vendita sul mercato, ma diamo la possibilità a chi ci vive di acquistarli, cioè diamo la possibilità a questi inquilini di sistemare la loro situazione abitativa, a dei nuclei familiari, con un piccolo sforzo, di diventare proprietari di un alloggio decoroso per la propria famiglia. Infine, non vendiamo quasi quattrocento alloggi in un colpo solo, è un piano graduale negli anni, si tratta di una decina di operazioni all’anno”.

Rimane il fatto che le case popolari sono sempre meno: dal 2006 a oggi, ha denunciato Gigi Calesso di Coalizione civica Treviso, secondo i dati ricavati dalle statistiche catastali dell’Agenzia delle Entrate, nel Comune di Treviso sono diminuite del 32% e in tutta la Provincia quasi del 26%. L’Ater provinciale ha, al momento, attivi progetti grazie a fondi Pnrr e Pinqua (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) per 46 milioni di euro, che porteranno alla realizzazione di 200 nuovi alloggi. Tra questi, 24 in via Castagnole, a Treviso, dopo lo stop ai lavori a causa del fallimento della prima ditta, sono finalmente pronti, e entreranno tra le assegnazioni dell’ultimo bando, che dovrebbe essere pubblicato a giorni. Altri 24 saranno costruiti in un’area adiacente, mentre, assicura Dal Zilio, dopo non poche fatiche per spostare tutte le famiglie residenti, ormai è tutto pronto per la demolizione e ricostruzione delle prime palazzine in via Feltrina, sempre a Treviso, di fronte allo stadio di Rugby.

Nonostante ciò, le richieste superano di gran lunga la disponibilità: erano 800 le domande presentate per Treviso, dopo i controlli dei requisiti ne sono rimaste valide circa 600. Alcune delle persone in graduatoria hanno già ottenuto una casa con le procedure d’urgenza dell’emergenza abitativa e dunque andranno ad accorciare la lista, ma i numeri rimangono importanti: a giorni uscirà la graduatoria definitiva, a cui Ater fa fronte mettendo a disposizione un centinaio di alloggi, alcuni li metterà il Comune, in ogni caso la domanda non potrà essere soddisfatta in toto. “Costruire nuovi alloggi - ha concluso Dal Zilio - ha costi esorbitanti, stiamo cercando di recuperare tutti i fondi possibili, ma lavoriamo anche sull’efficientamento energetico dei grandi palazzi, in modo tale da abbattere le spese condominiali e renderli più facilmente affittabili”.

Ater ha, infine, nei giorni scorsi, firmato, assieme alla Provincia, ai sindacati, alle associazioni di categoria, istituzioni e terzo settore, un accordo promosso dall’associazione Comuni della Marca trevigiana e dal Centro studi amministrativi per la promozione di una politica unitaria sul tema dell’abitare. L’accordo prevede due alloggi per ogni Comune da destinare a progettualità sociali e un fondo destinato da un lato a sostenere le spese delle famiglie aiutandole con affitti e caparre e dall’altro a progetti di educazione all’abitare, portati avanti con il terzo settore, per dare ai proprietari, sia nel pubblico che nel privato, maggiori garanzie e tutele che siano di incentivo all’affitto”. L’iniziativa, per scongiurare situazioni di sfratti come quelle che abbiamo letto nelle cronache degli ultimi giorni.

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