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Aria pulita per il Veneto: ancora lontani dalla nuova direttiva Ue
Non è andato tutto liscio al «Summit Aria pulita per il Veneto», lo scorso 23 ottobre a Venezia organizzato da Legambiente Veneto e dalla Regione Veneto. Da una parte è arrivata la conferma del rispetto dei limiti previsti dalla normativa europea del 2008, ma dall’altra è emersa anche la difficoltà di raggiungere i nuovi limiti entro il 2030. I nuovi limiti dimezzano gli attuali valori per alcuni inquinanti. Per le Pm10 il limite scende da 40 a 20 µg/m³ -50%. Il Veneto dovrà quindi dimezzare la concentrazione media annua rispetto alla soglia precedente. Per le Pm2,5 Il limite passa da 25 a 10 µg/m³, con una riduzione richiesta del 60%. Anche per il biossido di azoto il limite annuale si dimezza, passando da 40 a 20 µg/m³. L’11 dicembre 2026 scade il termine entro cui gli Stati membri, Italia compresa, devono recepire la direttiva nella legislazione nazionale. Su questo punto è esplosa la tensione tra l’assessore all’Ambiente del Veneto, Elisa Venturini, che punta alla deroga e al rinvio del recepimento, e la rappresentante del Governo, Stefania Crotta, direttrice generale della Direzione generale Programmi e incentivi finanziari del Ministero dell’Ambiente.
“Di deroga non si può proprio parlare – ha detto Crotta –. Arrivare con questa proposta a Bruxelles ci esporrebbe a una risposta negativa. Piuttosto, l’Italia, e segnatamente la Pianura Padana, deve arrivare dimostrando di aver fatto tutto il possibile. Non possiamo andare incontro a una procedura d’infrazione e pagarne il corrispettivo economico”.
La giornata era iniziata con l’intervento di Francesco Chiosi, della Direzione Aria, clima, biodiversità e parchi della Regione Veneto, che ha sottolineato l’impegno nel settore dei trasporti. Nuove tecnologie infrastrutturali che riguardano tram e filovie, così come il settore della navigazione, porteranno vantaggi. Inoltre, sono da gestire i 62 milioni destinati alle aree metropolitane che arrivano dallo Stato. “L’obiettivo è quello di disincentivare sempre di più il trasporto privato”.
Massimo Bressan, dell’Arpav Veneto, ha parlato dell’impatto dell’inquinamento atmosferico, in particolare del progetto Atlante, che coinvolge dieci Regioni italiane e mette in relazione i dati sanitari con quelli sull’inquinamento. Capofila è la Regione Emilia-Romagna. Iniziato nel 2023, si concluderà nel 2026. “Non c’è un trend consolidato, ma con la diminuzione di NO₂, PM10 e PM2,5 si constata diminuzioni di casi”.
L’intervento della professoressa Ilaria Prosdocimi, del Dipartimento di Scienze ambientali, informatica e statistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha confermato il miglioramento dei dati, anche se nel lungo termine si prevede una tendenza all’aumento. Particolarmente incoraggianti i dati delle Alpi orientali.
La seconda parte del summit è stata dedicata alle amministrazioni locali ed è stata introdotta da Francesco Tosato, della segreteria di Legambiente, mentre il dibattito è stato coordinato da Piero Decandia, direttore di Legambiente Veneto. “Purtroppo la gente ha la sensazione che nulla sia cambiato, non percepisce il nostro faticoso rientro nei limiti europei e quindi è meno motivata verso i nuovi limiti del 2030”.
Alessandro Manera, assessore all’Ambiente di Treviso, ha confermato il grande sforzo nella riduzione delle caldaie inquinanti e ha chiesto una regolamentazione che imponga un obbligo, almeno per il passaggio alle caldaie a gas. Bene anche la politica sull’uso della bicicletta e gli incentivi per il cambio dell’auto con mezzi meno inquinanti. “Segniamo il passo nei mezzi pubblici, dove purtroppo a Treviso non riusciamo a creare corsie dedicate. Dobbiamo pensare anche a bus elettrici più piccoli, in grado di essere molto efficienti per il trasporto cittadino”.
L’assessore di Padova, Andrea Ragona, ha sottolineato che “a Padova diminuisce la CO₂ grazie alla sensibilità dei cittadini”. Più difficile affrontare questo tema in agricoltura, anche se ci sono aziende che si sono rigenerate grazie ai vantaggi del passaggio a tecnologie meno inquinanti. Rimane aperto il tema delle abitazioni, dove bisogna dare incentivi per passare a energie meno inquinanti.
Preoccupato si è detto anche per il trasporto pubblico locale. «La crisi attuale sta cominciando a mordere. Non possiamo intervenire sul biglietto, che è già [passaggio da verificare] e contribuisce molto al trasporto pubblico urbano. Io credo serva un intervento governativo».
Da Belluno, invece, è arrivata la riflessione sul riscaldamento a biomassa, difficile da far dismettere ai cittadini. Vicenza dedica un grande impegno per abbassare le tariffe degli autobus. A Belluno vengono proposti abbonamenti gratuiti per chi possiede auto altamente inquinanti. La città sta estendendo il teleriscaldamento e per questo conta su un intervento di sostegno da parte dell’Europa.
Il dibattito con gli assessori del Bacino padano ha evidenziato la necessità di riprendere in mano gli accordi tra le Regioni e di passare a un livello maggiore di coordinamento. Da tutti è stato sottolineato che è necessario anche un cambiamento culturale, senza il quale la stretta sugli inquinanti può risultare inutile.
Legambiente, attraverso la voce del suo presidente Luigi Lazzaro, in occasione del summit ha lanciato anche l’allarme ozono. Secondo l’associazione ambientalista, l’estate 2026 è stata nera per le città capoluogo padane, non solo per le temperature record, ma anche per gli elevati livelli di ozono troposferico registrati dalle centraline urbane di monitoraggio della qualità dell’aria. Dal 1° maggio al 30 settembre 2026, in tutte le 35 città capoluogo dell’area del Bacino padano è stato superato il limite previsto dalla normativa di 25 giorni all’anno di sforamenti.
Di fronte a questa situazione, Lazzaro ha lanciato un appello al Governo, al Parlamento e alle Regioni affinché non perdano l’occasione del recepimento della nuova direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria, evitando deroghe o clausole per giustificare eventuali ritardi nel raggiungimento degli obiettivi.



