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Emergenza casa, aumentano gli sfratti per finita locazione: “le persone non sanno dove andare”

Sunia Treviso (Cgil) e Uppi Treviso, dati alla mano, mostrano tutte le problematiche degli affitti, lato locatori e lato inquilini. I locatori hanno paura di danni e morosità, gli inquilini non trovano alternative alla propria portata economica. Sullo fondo, 70mila abitazioni vuote nella Marca
29/10/2026

Secondo le ultime stime di Cgil Treviso, condivise lo scorso aprile, nella Marca le abitazioni vuote, su 431 mila censite, sarebbero circa 70 mila (cioè 1 su 6). Sembra un’assurdità visto che ci sono sempre più persone che una casa non riescono a trovarla, il più delle volte perché non riescono a permettersela.

Una difficoltà economica c’è anche da parte dei proprietari, soprattutto i “piccoli proprietari”, come quelli dell’Uppi Treviso (Unione piccoli proprietari immobiliari, che a Treviso raccoglie 1.600 iscritti): capita che si trovino a ereditare un immobile chiuso da tempo che avrebbe bisogno di una “rinfrescata”, che però può costare anche decine di migliaia di euro. Ma soprattutto i proprietari, riferisce Marzio Bolondi, presidente dell’associazione, “hanno paura”: da un lato dei danni causati dagli inquilini, dall’altro degli inquilini morosi, che nonostante una narrazione popolare ampia e spesso molto enfatizzata, non sono, poi, così tanti.

Dati alla mano, Uppi Treviso e Sunia Treviso (il sindacato Cgil degli inquilini e degli assegnatari) riferiscono che nel 2025 i provvedimenti di sfratto in provincia di Treviso sono stati 443, di cui 302 per morosità; 47 di questi 302, sono avvenuti nel capoluogo. Nel corso dell’anno, in tutta la Marca, sono avvenute 304 richieste all’Ufficiale giudiziario (cioè l’inquilino, nonostante la sentenza, ha continuato a occupare l’immobile) e 177 sfratti avvenuti (di solito nel giro di un anno dalla richiesta all’Ufficiale giudiziario). I numeri degli sfratti effettivi, dunque, sono relativamente bassi, perché in molti casi grazie all’intervento dei sindacati (ambo le parti) o al cambiamento delle condizioni economiche dell’inquilino, la situazione si risolve.

Proprio per venire incontro alle necessità del locatore, Cna Unimpresa Treviso ha proposto l’istituzione di un fondo pubblico che intervenga in caso di morosità prolungata o danni all’immobile, secondo criteri e condizioni da definire. Secondo Stefano Camarotto, presidente di Cna Unimpresa Treviso, “Un fondo di garanzia potrebbe convincere molti proprietari a rimettere sul mercato appartamenti che oggi preferiscono lasciare vuoti. Sarebbe un modo concreto per aumentare l’offerta di abitazioni in locazione e contribuire a contenere la pressione sui canoni”. Di qui l’appello diretto alla Regione del Veneto.

Non sorprende l’intervento degli imprenditori, e, infatti, anche Confindustria era tornata ciclicamente sul tema. Questo perché risulta sempre più difficile trovare casa anche a lavoratori, sia italiani che stranieri in regola, vale a dire oss, insegnanti, personale Ata, funzionari pubblici e così via che necessitano di un contratto di affitto transitorio, perché lo spostamento lavorativo è spesso a breve termine, oppure che potrebbero usufruire di una locazione a uso foresteria, in cui il contratto è stipulato dall’azienda stessa per offrire una casa ai propri dipendenti.

Le case, quindi, non sono disponibili, e, laddove ci sono, costano troppo. Per questo, oltre allo sfratto per morosità, il Sunia evidenzia un aumento netto di altre due cause di sfratto: le necessità del locatore (in una percentuale ancora minima di casi) e la finita locazione. Questo secondo caso è interessante, perché significa che allo scadere naturale del contratto, il proprietario non lo rinnova agli inquilini per svariati motivi, tra cui la messa in vendita, la cessione a figli o parenti stretti, o l’utilizzo per affitti brevi. Nel 2025, 79 provvedimenti di sfratto nella Marca sono stati emessi perché l’inquilino non ha riconsegnato l’appartamento, 15 nel capoluogo (si tratta dunque di un 20%, tanto per un fenomeno fino a pochi anni fa considerato “marginale”).

Non stiamo, dunque, parlando di inquilini che non pagano, e anzi, continuano a pagare l’affitto: semplicemente non trovano un altro posto dove andare, perché non trovano un immobile in affitto adatto alle loro necessità o alle disponibilità economiche. Ecco che lo sfratto per finita locazione è sintomo diretto dell’emergenza abitativa, e infatti, diversamente dai casi di morosità, non c’è strategia per affrontarli.

Una soluzione per affrontare il problema alla base lo propone la segretaria di Sunia Treviso, Deborah Marcon, citando esempi virtuosi come quello di Modena, dove già vent’anni fa è nata l’Agenzia Casa del Comune di Modena.

L’idea è semplice: si invitano i proprietari di immobili sfitti ad affittarli al Comune, che a sua volta li affitta a prezzi calmierati. Sostanzialmente il pubblico fa da garante e rassicura i timori dei locatori.

Problemi complessi necessitano di soluzioni complesse, e di proposte, sul piatto, sembrano essercene: sia da parte di Sunia, come abbiamo visto, ma anche da parte di Uppi e poi Cna, Confcommercio, Unindustria.

Eppure la crisi resta paralizzante, mentre la compravendita degli appartamenti di lusso o per il ceto medio-alto (a Treviso dai 3 mila euro al metro quadro in su) sembra non conoscere crisi, a giudicare da quante palazzine di questo tipo stanno sorgendo in città, e di cui abbiamo cercato di tenere spesso conto anche attraverso queste pagine.

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