giovedì, 18 giugno 2026
Meteo - Tutiempo.net

Caldo e aumento del randagismo: le associazioni del territorio invitano alla sterilizzazione

I gatti randagi in Italia sono almeno 2,5 milioni a fronte di 75mila gatti sterilizzati nelle strutture sanitarie. Le associazioni animaliste, molti veterinari e lo stesso Ministero della salute si prodigano per incoraggiare ampie campagne di sterilizzazione per arginare il problema
18/06/2026

Il caldo ha molte conseguenze: terreni che inaridiscono, vendite di gelati che aumentano, pronto soccorso che si riempiono di persone colpite da malori e telefoni che squillano senza sosta. Questi sono quelli delle volontarie e dei volontari delle associazioni che si occupano di gatti abbandonati. Perché con il caldo, le gatte non sterilizzate vanno in calore, i gatti le cercano e si accoppiano, e nel giro di 65 giorni arrivano dei gattini. Il processo continua finché continua il caldo, con il risultato che le nostre strade, i fossi, i cestini, le siepi, i parcheggi, i pertugi si riempiono di mici indesiderati. Alcuni buttati lì dall’essere umano, nel caso in cui manchi il “fegato” di annegare la prole accidentale della “propria” gatta (pratica ancora in uso).

Il numero di gatti randagi in Italia si aggirerebbe attorno ai 2,5 milioni (dato stazionario da molti anni), a fronte di 75.787 gatti sterilizzati nelle strutture del Servizio sanitario nazionale nel 2025 (dati del Ministero della Salute). Decisamente troppo pochi, perché la cultura della sterilizzazione fatica a farsi strada, nonostante sia l’azione primaria di contrasto al randagismo, e infatti campagne di sensibilizzazione in questo senso vengono tanto dalle associazioni animaliste quanto dallo stesso Ministero della salute.

Sarebbe interessante mettersi nei panni di una volontaria delle piccole associazioni del territorio, che ogni anno sterilizzano (tramite il canile sanitario o pagando di tasca propria) e danno in adozione centinaia di gatti. Persone che ricevono chiamate a tutte le ore, con incastri di impegni al millimetro, e un pelo sullo stomaco grande tanto quanto il dolore provato per ogni animale perso. Il tutto con un’etichetta sociale addosso di “gattara”, che spesso non è lusinghiera.

Associazione GattiVagabondi

A Villorba dal 2009, attualmente i volontari attivi sono circa 30 e si turnano nella gestione del Rifugio, le raccolte alimentari e i tavoli di raccolta fondi. Il gattile ospita attualmente 41 fra mici adulti e cuccioli, dei quali 7 felv positivi, e i mici in stallo presso le case dei volontari sono 38. “Le difficoltà più grandi si riscontrano in questo periodo della primavera/estate, quello delle nascite incontrollate di piccoli. La mancanza di una seria collaborazione con i Comuni, la Provincia, la Regione e con l’Ulss veterinaria per proporre campagne di informazione per la sterilizzazione dei gatti di proprietà, è il motivo principale di questa situazione che si ripete anno dopo anno, con abbandoni sempre in crescita. Molti altri arrivi, in quest’ultimo periodo, sono legati a gatti di anziani o persone fragili che, dopo aver vissuto un’intera vita in famiglia, vengono portati in Rifugio, con gravi stress per gli animali”. Ci raccontano anche la storia di un micino di nome Lancillotto, che vagava da solo ai margini di una strada molto trafficata. Era in condizioni drammatiche, ma proprio grazie a lui sono stati individuati anche altri quattro fratellini. Per tre di loro, purtroppo, non c’è stato nulla da fare, nonostate la corsa in clinica. Lancillotto, invece, sta combattendo con tutte le sue forze, nonostante la perdita di un occhietto, ospite di una volontaria dell’associazione, che lo sta curando insieme alla sorellina, unica sopravvissuta. “Dietro quegli occhi malati c’è una voglia di vivere immensa” raccontano le volontarie “e dietro questa storia c’è ancora una volta la stessa causa: la mancata sterilizzazione. Lancillotto e i suoi fratellini sono l’ennesima testimonianza di quanto l’abbandono e le cucciolate indesiderate continuino a generare sofferenza. Aiutare significa anche prevenire”.

Adas Sos

Operativi a San Donà dal 2004. Nel 2026 hanno 78 soci tesserati e 40 volontari attivi in associazione (ciascuno impegnato secondo proprie disponibilità). Gestiscono decine di colonie in tutto il territorio del basso Piave e accolgono gatti in stallo. A oggi hanno 51 gattini recuperati e in cerca di casa, più altri 20 previsti entro le prossime due settimane. “Ogni giorno combattiamo con l’ignoranza delle persone. Tanti credono ancora che occuparsi di un gatto voglia dire mettere fuori dalla porta una ciotola con acqua e una con crocchette. La cosa che ci fa più rabbia è che poi a maggio quando queste stesse persone si trovano cuccioli sotto la siepe, dopo che hanno nutrito e coccolato mamma gatta per mesi, ci dicono “il gatto non è mio, gli davo solo da mangiare”. Tra le tante storie ci raccontano quella di Sofficino, uno splendido micione rosso “come quello del cartoni animati”. A marzo l’Ulss veterinaria di zona lo ha soccorso per una brutta infezione urinaria. Dopo averlo curato e sterilizzato, i veterinari ce lo hanno affidato. In tanti lo conoscevano nella zona e gli davano da mangiare, un po’ qui e un po’ lì, il classico gatto di tutti e di nessuno. Nessuno si era mai preoccupato di sterilizzarlo, né tanto meno di cercarlo quando l’associazione lo ha recuperato e curato. Dagli esami si è scoperto che purtroppo che aveva sia la Fiv che la Felv: la prima è paragonabile all’Hiv umano, la seconda è leucemia felina, ed entrambe riducono drasticamente l’aspettativa di vita di un micio. Sofficino sicuramente le ha contratte attraverso le lotte con gli altri gatti interi e soprattutto le ha “donate” alle gattine con cui in 7 anni si è accoppiato, generando una buona percentuale di cuccioli malati. Ciò nonostante Sofficino, dopo i primi controlli, sembrava stare bene: era tornato attivo, pronto per un’adozione consapevole, che contro ogni pronostico è arrivata anche relativamente in fretta: due splendidi ragazzi avevano deciso di prendersene cura, nonostante le sue malattie. Era tutto pronto, poi la mattina dell’adozione le volontarie hanno trovato Sofficino steso a terra, inerme: dopo la corsa dal veterinario la brutta notizia, non c’era più niente da fare. Proprio il giorno stesso in cui Sofficino poteva ricominciare a vivere, in cui finalmente qualcuno si sarebbe preso cura di lui e in cui sarebbe diventato il gatto di qualcuno, dimenticando finalmente l’indifferenza in cui era cresciuto, non ce l’ha fatta. “Questa storia ci ha distrutti” raccontano dall’associazione, “Sarebbe bastato pochissimo. Se ognuna delle persone che lo nutriva avesse messo una piccola quota, con una decina di euro ciascuno sarebbe potuto essere sterilizzato, magari anche visitato ogni tanto e oggi sarebbe ancora qui a godersi la vita, le coccole e gli snack che gli piacevano tanto”.

Rete Miao

Operano dal 2021 nella zona dell’Alto Trevigiano (Cornuda, Pederobba, Cavaso, Valdobbiadene) e sono associazione dal 2022, con 10 soci volontari e diversi stallanti (che accudiscono temporaneamente). Al momento hanno 25 gatti in tre stalli, gestiscono colonie tra cui una a Montebelluna e una a Trevignano. “Stiamo cercando uno stabile nei Comuni che copriamo per avere un luogo adeguato in cui accogliere i mici, ma le energie sono poche. È molto dura vedere sui social commenti saccenti e acidi: dovrebbero venire a fare qualche giornata con noi”. Anche loro ci raccontano una storia, che in parte è una come tante altre che hanno vissuto. Parla di un gatto rosso recuperato alla chiesa Nogarè con una zampa in necrosi, la coda messa male, difficile da catturare anche se morente. Un sabato mattina alle 12 in mezzo a una strada, le volontarie si sono fatte tirare su il tombino in cui era nascosto e farlo entrare nella gabbia trappola. “Non avevo il coraggio di guardarlo” racconta la presidente, “l’ho portato poi al canile e il lunedì ci hanno detto che era morto. Avrei preferito lasciarlo morire per conto suo, non si sarebbe dovuti arrivare a questa situazione, andava salvato prima”. Fortunatamente ci sono anche tante storie a lieto fine, come successo a Ursula, una gatta nera di colonia, sicuramente maltrattata, con un occhio velato e la mandibola spostata, che ha ricevuto un’adozione del cuore: “la nuova mamma aveva gli occhi lucidi di commozione quando è venuta a prenderla”.

Come aiutarli? Donazioni economiche, 5x1000, acquisto dei prodotti solidali ai mercatini, adozioni, donazione di cibo o medicinali o prodotti per l’igiene animale, e soprattutto spargendo la voce.

--

INFORMAZIONI UTILI

Cosa fare se trovo un animale incidentato?

Assicurati di non metterti in pericolo nel traffico e contatta l’Aulss (canile sanitario). In caso di orario festivo e/o notturno chiama il 118, che provvederà ad interessare il servizio veterinario in pronta disponibilità.

Cosa fare se trovo un gattino abbandonato?

Prima di prenderlo, assicurarsi che non ci siano la mamma o altri fratellini: quando lo si prende in mano, diventa una propria responsabilità. Verificare che non sia ferito: nel caso stia bene, contattare un’associazione del territorio per ulteriori istruzioni. Intanto, tienilo al caldo e non nutrirlo con latte vaccino!

Ulteriori approfondimenti su La vita del popolo del 21 giugno 2026 con l’intervista al dott. Luca Buosi, noto su Instagram come dr.quattrozampe

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
07/05/2026

Scuola e violenza

Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...

16/04/2026

Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.

Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...

TREVISO
il territorio