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Marcon: nuova disposizione liturgica alla chiesa parrocchiale
Il vescovo, mons. Michele Tomasi, domenica scorsa ha visitato, e celebrato nella chiesa parrocchiale di Marcon dedicata ai SS. Patroni d’Europa, con la nuova disposizione liturgica, alla presenza del parroco, don Silvano Filippetto, che ha concelebrato, di alcune famiglie che celebravano il battesimo dei loro figli, di una coppia che festeggiava l’anniversario di matrimonio e di tutta la comunità parrocchiale. La sperimentazione di questa nuova disposizione era iniziata nel 2019, poi la parrocchia ha fatto tutti i passaggi formali e di confronto con i diversi uffici diocesani e con la Sovrintendenza, per avere le necessarie autorizzazioni. La ricchezza e la complessità del percorso hanno messo in luce la determinazione e la sensibilità della comunità.
Tanti si sono chiesti il perché di questa nuova disposizione, ma è presto detto: l’edificio chiesa cambia insieme alla Chiesa, comunità di cristiani. Il Concilio Vaticano II ha rinnovato il modo in cui la Chiesa vive: si relaziona al suo interno e verso l’esterno e come celebra. La comunità di Marcon ha camminato in questi anni e ha desiderato che anche la chiesa in cui si ritrova rispecchiasse il suo cammino. Il rinnovamento della liturgia promosso dal Concilio Vaticano II ha portato la Chiesa a chiedere che venga resa evidente la centralità della celebrazione eucaristica comunitaria.
Diversi i segni caratteristici di questa chiesa parrocchiale: anzitutto l’altare è lontano dall’ambone, e questo è stato spiegato dicendo che l’Eucaristia e la Parola di Dio sono i due pilastri su cui si fonda la liturgia. Posizionare l’altare e l’ambone nei due fuochi di un’ellisse rende più evidente l’importanza di entrambi. Lo spazio vuoto al centro fa vedere come la comunità celebra tra la Parola e l’Eucarestia. In mezzo, infatti, si esprime la preghiera dei fedeli, si svolge la processione offertoriale, si posizionano gli sposi durante il matrimonio, il feretro durante i funerali e si celebrano i sacramenti. L’assemblea disposta con le persone che possono guardarsi in volto aiuta a cogliere come la fede di ciascuno, e non solo quella del sacerdote che presiede, renda tutti Corpo di Cristo nell’Eucaristia. Il sacerdote, a Marcon, non è seduto in un luogo separato dall’assemblea. La seduta di chi presiede, quindi, pur distinta nella forma e nel colore, è posta in mezzo agli altri per esserne la guida. Il tabernacolo è stato collocato lateralmente e non è più immediatamente visibile entrando in chiesa: la presenza del Santissimo è indicata da una lampada. Un luogo più appartato del tabernacolo favorisce dei momenti di preghiera personale distinti dalle celebrazioni comunitarie. La chiesa, infine, è spoglia di immagini sacre, immaginando che un tale contesto aiuti a concentrarsi sull’agire nella celebrazione che sta al centro.
Il Vescovo, ricordando, nell’omelia, l’amore dei genitori per i propri figli, ha detto che così è l’amore di Gesù per la sua Chiesa e che c’è sempre la possibilità di amare, dando senso a ogni vita. Prima di concludere la celebrazione, ha augurato a tutta la comunità che questa nuova disposizione liturgica possa portare frutti, anche per le strade di Marcon, quando i fedeli si chiederanno il perché di questi cambiamenti, che possono essere un aiuto a vivere meglio e con più amore la Parola e l’Eucarestia, fondamenti della vita cristiana e della nostra grande Speranza.



