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Sfratti in via Pisa a Treviso: è scontro politico
Lo scontro politico sugli sfratti degli inquilini di alloggi convenzionati è da sempre aperto, soprattutto in via Pisa (laterale di viale della Repubblica) e una nuova frattura si è aperta nella mattinata di ieri, martedì 16 giugno, con l’intervento delle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa contro i manifestanti giunti in solidarietà delle cinque famiglie sfrattate.
“Una madre è tornata a casa con la figlia di un anno con la febbre, dopo aver lasciato una bimba all’asilo e l’altra da un’amica. Ha trovato la serratura già cambiata. Una madre in lacrime, con la sua piccola che urlava terrorizzata, mentre la celere saliva i gradini con scudi e manganelli” raccontano sui social i manifestanti presenti, militanti del Centro Sociale Django e dell’Associazione Caminantes. “Un ragazzino di dodici anni camminava in cortile con le lacrime agli occhi. La sorella maggiore, la studentessa che tra pochi giorni affronterà l’esame di terza media, è riuscita a portarsi via solo il computer per studiare. Una giovane madre ha dovuto attraversare i celerini con il suo bimbo di quattro mesi”.
La Cgil trevigiana definisce la situazione una “bomba sociale annunciata” e le critiche a quello che per i manifestanti era “il vuoto pneumatico delle istituzioni” sono arrivate prontamente dai consiglieri comunali di minoranza trevigiani di Coalizione civica e del Partito Democratico.
Claudio Borgia, a nome di Fratelli d’Italia, esprime “piena solidarietà alle Forze dell’Ordine ferite mentre svolgevano il loro dovere” mentre anche Rifondazione comunista annuncia la partecipazione al presidio previsto giovedì 18 giugno a Treviso e Giovanni Manildo, del Partito Democratico, segnala “evidenti responsabilità del Comune ma anche della Regione”, aggiungendo “ora se ne faccia carico per arrivare ad una soluzione che garantisca tutti i nuclei familiari”.
Intanto il Comune di Treviso restituisce le accuse al mittente. L’assessora Gloria Tessarolo ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione comunale e dei servizi sociali nel supporto ai nuclei coinvolti: “Ci troviamo a intervenire di fronte a una vicenda tra privati che, per dimensioni e impatto sociale, ha inevitabilmente coinvolto anche il nostro Ente. Pur non essendo parte della controversia, abbiamo scelto di accompagnare le famiglie interessate, mettendo a disposizione tutti gli strumenti che i servizi sociali possono offrire. Vorrei inoltre ricordare” ha proseguito l’assessora Tessarolo, “che sulla situazione di via Pisa l’Amministrazione comunale è impegnata da due anni attraverso tavoli di confronto e percorsi di accompagnamento. Dei 51 nuclei inizialmente coinvolti, 30 hanno già individuato una soluzione abitativa alternativa. È un risultato che dimostra come, pur in un contesto difficile, sia possibile costruire percorsi concreti quando istituzioni e famiglie lavorano insieme”.
Così ha poi replicato Stefano Pelloni, capogruppo Pd in consiglio comunale: “Riteniamo insufficiente e tardiva la risposta fornita dall’assessore Tessarolo. Di fronte a famiglie con minori coinvolte negli sfratti, la disponibilità di sistemazioni alberghiere per pochi giorni non può rappresentare una soluzione abitativa. La preoccupazione è resa ancora più forte dalla prospettiva di ulteriori dodici sfratti previsti a fine settembre. Il Comune deve attivarsi fin da subito con Prefettura, Tribunale e proprietà per individuare percorsi che consentano di evitare il ripetersi delle scene già viste in Via Pisa e garantire maggiori tutele alle famiglie coinvolte”. E chiosa: “Treviso paga oggi anche la mancanza di investimenti compiuti negli anni passati per ampliare il patrimonio abitativo pubblico. Per questo chiediamo una strategia stabile e lungimirante: il diritto alla casa non può essere affrontato solo quando l’emergenza è già esplosa”.



