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Le associazioni diffidano gli enti competenti dell’aeroporto Canova
Le associazioni Legambiente e Italia Nostra, a supporto dell’Organizzazione di Volontariato per la Riduzione dell’Impatto Ambientale dell’Aeroporto di Treviso, hanno inviato, tramite l’avvocato Matteo Ceruti, una formale diffida ai Ministeri competenti, alla Regione Veneto, a ENAC e alla società di gestione aeroportuale AerTre, chiedendo l’adozione urgente dei provvedimenti necessari per dare piena esecuzione alla sentenza del TAR Veneto relativa all’aeroporto “Antonio Canova” di Treviso.
Con sentenza n. 3033/2024 del 23 dicembre 2024, il TAR Veneto ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni, annullando gli atti relativi allo “strumento di pianificazione e ottimizzazione al 2030” dell’aeroporto Canova, noto come Master Plan 2030. La sentenza ha evidenziato, tra gli altri profili, carenze nella valutazione dell’impatto sulla salute pubblica e nella considerazione dei rischi connessi alla presenza di fauna selvatica e al fenomeno del bird strike.
La decisione del TAR non risulta essere stata impugnata nei termini e deve quindi considerarsi definitiva ed esecutiva. Per questo le associazioni chiedono che venga ripristinato il quadro autorizzatorio precedente agli atti annullati, che prevedeva, in assenza di una pronuncia favorevole di VIA, il limite massimo di 16.300 movimenti annui presso l’aeroporto Canova.
Secondo quanto riportato nella diffida, i dati disponibili indicano invece un superamento significativo di tale soglia: nel 2024 l’aeroporto avrebbe registrato 21.685 movimenti complessivi e nel 2025 23.757 movimenti complessivi. Una situazione che, secondo le associazioni, risulta non coerente con gli effetti dell’annullamento disposto dal giudice amministrativo.
A questo quadro si aggiunge la preoccupazione per la qualità delle acque del fiume Sile, che scorre in un contesto direttamente interessato dalla presenza dell’infrastruttura aeroportuale e ricompreso nell’ambito del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile. I monitoraggi ARPAV, richiamati pochi giorni fa da Legambiente Treviso anche nell’ambito della campagna di Legambiente Veneto “Operazione Fiumi”, hanno segnalato la presenza di PFAS, in particolare PFOS lineare, oltre i limiti nel tratto urbano del Sile in zona aeroporto.
Si tratta di un elemento che, senza anticipare conclusioni sulle responsabilità, impone ulteriori approfondimenti sulle possibili fonti di contaminazione, comprese le attività aeroportuali, il sistema di raccolta e trattamento delle acque, l’eventuale uso storico di prodotti antincendio contenenti PFAS e le ricadute sulla salute pubblica e sugli ecosistemi fluviali.
“Chiediamo semplicemente che venga rispettata la legge e che le istituzioni competenti facciano quanto necessario per dare esecuzione a una sentenza definitiva”, dichiarano in maniera unitaria le tre associazioni. “La tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente non può essere subordinata a scelte gestionali che ignorano i limiti autorizzativi vigenti. Il Canova opera in un contesto territoriale delicato, densamente abitato e ambientalmente sensibile: per questo ogni decisione sul suo sviluppo deve essere sottoposta a valutazioni complete, trasparenti e rigorose”.
Le associazioni chiedono quindi ai soggetti destinatari della diffida di adottare con urgenza i provvedimenti interdittivi, sanzionatori e di ottemperanza di rispettiva competenza, affinché venga assicurato il rispetto del limite dei movimenti annui e venga data piena attuazione alla sentenza del TAR Veneto.
“Non si tratta di una posizione ideologica contro il territorio o contro i cittadini che utilizzano l’aeroporto”, proseguono le associazioni. “Al contrario, si tratta di pretendere che le regole valgano per tutti, a maggior ragione quando sono in gioco salute pubblica, sicurezza aeronautica, qualità della vita delle comunità residenti, qualità delle acque del Sile e corretto governo del territorio”.
Le associazioni auspicano che Ministeri, Regione Veneto, ENAC, AerTre e gli enti locali interessati assumano rapidamente le iniziative necessarie, nel rispetto della Costituzione e delle normative ambientali, sanitarie e di sicurezza vigenti. Chiedono inoltre che la questione PFAS venga considerata parte integrante delle valutazioni sanitarie e ambientali relative all’aeroporto, con monitoraggi mirati, piena trasparenza dei dati e individuazione delle eventuali fonti di contaminazione.
Ufficio stampa



