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Enity Duracci, la danza fin da piccola e due figlie: “il mio sogno realizzato”

Mamma, ballerina, lavoratrice e presidente dell’associazione Base Danza Arte di Monastier: una storia dal nostro territorio

Enity Duracci, 36 anni, balla da quando era piccolissima e viveva con la sua famiglia ancora a Scafati, in provincia di Salerno, a pochi chilometri da Pompei. In tivù trasmettevano il noto programma “Non è la Rai” e lei si immaginava già su un palco, a interpretare quegli stessi balletti e quelle coreografie. “I miei genitori mi hanno iscritto a scuola di danza che non avevo ancora 6 anni. Da allora, non ho più smesso”.

Da quei primi passi, ne è passata di acqua e di vita sotto i ponti...

Oggi Enity è presidente dell’associazione Base Danza Arte di Monastier, con una propria sede in via Lombardia, a Monastier, e due altre sale in affitto a Frescada di Preganziol e in centro a Treviso, dove lei e il suo staff, quattro collaboratori fissi, tengono corsi di danza (classica, moderna, contemporanea e hip hop), accanto a corsi fitness (posturale e tonificazione). La sua scuola conta un’ottantina di allievi, fra bambini e adulti. D’estate, nella sua sede di Monastier, organizza anche i centri estivi, dove la danza si arricchisce di vari momenti creativi quali il teatro, l’improvvisazione, la musica, le percussioni, la pittura.

Ma al di là dell’esperienza professionale e imprenditoriale, noi l’abbiamo intervistata fra la ricorrenza del Primo maggio e la festa della mamma perché Enity è anche mamma di due bellissime bambine: Nina, 5 anni, che comincerà la primaria a settembre; Emma, nata a dicembre scorso, neonata di quasi 5 mesi. In una società come la nostra, che fa sempre meno figli, le chiediamo come riesca a conciliare vita e lavoro, a trovare un equilibrio fra la vita personale e quella professionale.

“Se sono arrivata fino a qui - racconta Enity - lo devo senza dubbio alla tenacia e alla passione che nutro per la danza, ma soprattutto alla mia famiglia, a mia madre, a mio marito Ivan, in primis, e a mio papà Paolo. Senza di loro, non avrei mai potuto realizzare quello che ho fatto. Quando ho preso in affitto la sede di Monastier, nell’estate 2024, loro sono stati fondamentali per allestirla e adeguarla, si sono prodigati in tutto e per tutto per renderla accogliente e adatta alle nostre esigenze, con una grande sala al pianoterra e una più piccola al piano superiore”.

Il rientro da questa seconda gravidanza, è stato diverso dal precedente?

Abbastanza. Nina è nata a novembre 2020, in pieno periodo Covid. Io ero bloccata a casa, in quel momento si trattò di organizzare tutte le attività online. Ero ancora partita iva, non avevo una struttura organizzata, stavo cercando di mettere le basi al mio progetto. Con Emma è stato differente: adesso gestisco un’associazione, abbiamo una scuola, continuo a insegnare. Per entrambe le piccole ho lavorato fino a pochissimi giorni prima di partorire.

Come ti aiuta tuo marito?

Lui lavora come commesso in un grande outlet, fanno i turni, per cui cerchiamo di incastrare i nostri reciproci impegni. Quando è nata Emma, a dicembre 2025, abbiamo deciso che lui usufruisse totalmente del suo congedo di paternità, per tutti i primi mesi di vita della piccola, mentre per la primogenita aveva usufruito del congedo in modo “spezzettato”. Stavolta è stato a casa dal lavoro per quattro mesi e mezzo con le bambine, è appena rientrato, le ha seguite a tempo pieno, direi che se l’è proprio godute.

E tu, invece?

Io sono rientrata al lavoro che Emma aveva solo due settimane. Ma ho potuto farlo con una certa serenità, perché sapevo che a casa, con le nostre bambine, c’era il papà. Nina sta con me in sala da ballo da quando era piccolissima, gattonava appena. Quando le chiedono quando ha iniziato a ballare, lei risponde “da sempre!”. Da parte mia, considero la scuola di Base Danza Arte come la mia terza figlia, da accudire e seguire, giorno per giorno. E poi sono affezionatissima alle mie ballerine e ai miei collaboratori, cerco con tutti una relazione personale, empatica. Nella nostra scuola sono fondamentali l’impegno, ma anche il camminare accanto, con il sorriso e la capacità di accogliere.

Al di là della passione, cosa ti motiva nelle tue scelte?

Non posso stare senza danzare. A un certo punto della mia vita, dopo il diploma turistico, ho provato a fare l’assistente di volo, ma ho subito capito che non faceva per me, mi metteva ansia. Dopo essermi diplomata in danza classica e moderna, ho cercato di fare tante esperienze formative, anche quelle specifiche per diventare insegnante, costruendo un percorso adatto alle mie caratteristiche e propensioni. Ho studiato a Roma, a Parigi, alla Giudecca, ho seguito corsi con ballerini di calibro internazionale. Per me la danza non può essere considerata un mero sport, come oggi si tende a incasellarla, ma piuttosto una forma d’arte, capace di aprire e plasmare la mente.

Cosa rappresenta per te la danza?

Mi dà la forza e la disciplina per andare avanti, nella vita di tutti i giorni, in famiglia e nel lavoro. Non è una frase fatta. È la verità. Con la scuola di danza ho realizzato il mio doppio sogno: ballare e avere la mia famiglia accanto, crescendo reciprocamente, insieme.

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