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Giornata mondiale dell’ambiente. Prampolini (Wwf): “decisive le azioni concrete”
C’è un’unica Terra. E non è in buona salute. Lo ricorda ogni anno, dal 1974, la Giornata mondiale dell’ambiente - nata sulla scia della Conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano - che il 5 giugno torna a misurare la distanza tra le promesse della politica globale e la realtà di un pianeta sotto pressione. Quest’anno l’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ha scelto il cambiamento climatico come tema centrale: un appello esplicito ad agire adesso, per tagliare le emissioni, salvaguardare gli ecosistemi e accelerare la transizione verso economie davvero sostenibili.
Non è più un allarme per il futuro. La crisi climatica è già dentro il presente, negli equilibri ambientali, sociali ed economici che reggono la vita sul pianeta. E il conflitto in Medio Oriente, con le sue ricadute energetiche a scala globale, lo ha reso ancora più evidente: in un mondo interdipendente, nessuna scelta - di guerra o di pace, di mercato o di governance - è ecologicamente neutra. L’intervista che segue alla direttrice generale della sezione italiana del Wwf, Alessandra Prampolini, sottolinea che per contrastare il cambiamento climatico ci è richiesto un impegno collettivo che parte dai piccoli gesti di ogni giorno.
La giornata mondiale dell’ambiente 2026 ha come slogan “Ispirati dalla natura. Per il clima. Per il nostro futuro”. Eppure le crescenti tensioni geopolitiche ci parlano di una pluralità di guerre e gli obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030 sono lontani da essere raggiunti. Dove ci troviamo?
Viviamo sicuramente in un contesto geopolitico difficile, ma proprio questo ci rende ancora più convinti della necessità di lavorare per un mondo dove la sostenibilità economica, sociale e ambientale sia considerata un’unica via verso il futuro e il miglior alleato della pace. A fine marzo come Wwf abbiamo pubblicato la nuova edizione del nostro report “Rinnovabili per la pace” per ricordare a tutti che le tecnologie che sfruttano sole e vento consentono di essere autosufficienti, meno competitivi, meno soggetti a oscillazioni di mercati anche lontani e spesso imprevedibili. Da ultimo, ma non certo per importanza, sono anche uno degli antidoti più efficaci alla crisi climatica, pesantemente accelerata dai combustibili fossili. In questo scenario, lo slogan scelto per quest’anno assume un significato ancora più urgente: ci ricorda che le crisi ambientali, economiche e geopolitiche sono profondamente intrecciate, e che non esiste sicurezza duratura senza tutela degli ecosistemi, accesso equo alle risorse e cooperazione internazionale. La transizione ecologica non è, quindi, soltanto una necessità ambientale, ma anche una scelta strategica per rafforzare stabilità, resilienza e pace.
Tutti i giorni usufruiamo in maniera inconsapevole dei benefici che ci offrono gli ecosistemi naturali. Eppure, gli interessi privati prevalgono su quelli comuni nella gestione dell’ambiente. Concorda che è necessario invertire la rotta per una terra che è sola e comune a tutti?
Il paradosso delle azioni contro la natura è esattamente racchiuso nella situazione che lei descrive: ogni giorno, spesso senza rendercene conto, dipendiamo profondamente dagli ecosistemi per la nostra salute, la nostra sicurezza e la qualità della vita. Eppure, continuiamo troppo spesso a considerarli come risorse inesauribili, da sfruttare più che da custodire. Pensiamo, ad esempio, alle foreste, che svolgono un ruolo essenziale nell’assorbimento di carbonio, o alla tutela del suolo e degli ecosistemi naturali, fondamentali per prevenire quei disastri idrogeologici che osserviamo con sempre maggiore frequenza. Riconoscere che gli interessi della Terra coincidono con i nostri è il primo passo per cambiare prospettiva: proteggere la natura non significa porre un freno allo sviluppo, ma, piuttosto, garantire benessere, sicurezza e opportunità alle comunità, oggi e nel futuro. Per questo è necessario abbandonare una visione di breve periodo e rimettere al centro il bene comune, con la consapevolezza che viviamo tutti sulla stessa Terra e che le sfide ambientali ci riguardano, senza eccezioni, in modo diretto e condiviso.
Potrebbe indicarci cinque azioni concrete che, come comunità e persone, possiamo fare nel quotidiano per vere in modo sostenibile e in armonia con la natura, come ci suggerisce il tema di quest’anno?
Credo profondamente che il comportamento di ciascuno di noi possa fare la differenza. Le scelte quotidiane, quando diventano patrimonio condiviso da milioni di persone, hanno infatti la capacità concreta di incidere sulla tutela dell’ambiente e sulla qualità della vita delle comunità. Vivere in modo più sostenibile non significa compiere gesti straordinari, ma imparare a orientare con maggiore consapevolezza le nostre abitudini. Per esempio, quando entriamo in contatto con la fauna selvatica, è importante farlo con rispetto, senza interferire con gli spazi e i comportamenti naturali degli animali. Allo stesso modo, sostenere un modello di economia circolare - riducendo gli sprechi, riutilizzando ciò che è possibile e riciclando correttamente - significa contribuire a diminuire il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Anche le nostre scelte alimentari hanno un peso significativo: privilegiare prodotti locali, stagionali e biologici, riducendo il consumo di carne e aumentando quello di proteine vegetali, rappresenta un gesto semplice ma importante. Lo stesso vale per la mobilità: scegliere, quando possibile, di muoversi a piedi, utilizzare i mezzi pubblici, la bicicletta o soluzioni condivise ed elettriche aiuta a ridurre emissioni, traffico e inquinamento. Infine, c’è un principio che racchiude tutti gli altri: rispettare la natura in ogni sua forma, evitando comportamenti che possano alterare gli ecosistemi, dall’abbandono dei rifiuti al prelievo indiscriminato di specie vegetali o animali. E non dimentichiamo che abbiamo uno strumento potentissimo a disposizione: il diritto di scegliere, sia come cittadini, orientando le decisioni collettive, sia come consumatori, premiando prodotti e servizi realmente sostenibili.
Il Wwf in Italia compirà 60 anni, tra un mese, il prossimo 5 luglio. Con la sua presenza attiva possiamo dire che è cambiato anche il Paese da un punto di vista della salvaguardia dell’ambiente?
Il sessantesimo anniversario del Wwf in Italia rappresenta un’occasione importante per riflettere sul percorso fatto e sul contributo che, nel tempo, abbiamo dato alla crescita della sensibilità ambientale nel nostro Paese. In questi mesi stiamo raccontando, attraverso diversi contenuti, come il nostro impegno si sia intrecciato con alcune delle principali conquiste in materia di tutela ambientale. Pensiamo, ad esempio, all’istituzione del Ministero dell’Ambiente, o ai referendum che hanno segnato scelte fondamentali, come quelli contro il nucleare e a favore dell’acqua pubblica. Allo stesso modo, non possiamo dimenticare la legge sulla caccia del 1992 o, più recentemente, la riforma costituzionale del 2022, che ha introdotto la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. Si tratta di risultati concreti, che hanno contribuito a cambiare il Paese e che oggi devono essere non solo difesi, ma anche rafforzati, perché il percorso verso una piena sostenibilità è ancora in evoluzione e richiede continuità, visione e responsabilità condivisa.



