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Lavoro, frontiera di evangelizzazione ed emergenza nazionale
“Il lavoro costituisce una delle frontiere dell’evangelizzazione sin dagli inizi del cristianesimo”, e “per tornare a guardare con ottimismo al proprio futuro, l’Italia deve mettere il lavoro al primo posto”. È quanto scrive la Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace nel Messaggio per il 1° maggio 2017. Lo sguardo alla Settimana nazionale di ottobre.
“Il lavoro costituisce una delle frontiere dell’evangelizzazione sin dagli inizi del cristianesimo”, ma “rimane un’emergenza nazionale” e “per tornare a guardare con ottimismo al proprio futuro, l’Italia deve mettere il lavoro al primo posto”. È quanto scrive la Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace nel Messaggio per il 1° maggio 2017, presentato oggi a Roma. I vescovi ricordano che il lavoro è “al centro” del cammino verso la 48ª Settimana sociale dei cattolici in Italia”, che si svolgerà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre col tema: “Il lavoro che vogliamo: ‘libero, creativo, partecipativo e solidale’”. Il testo parte dalle “sfide” date da “un tasso di disoccupazione ancora troppo alto”, “8 milioni di persone a rischio di povertà, spesso a causa di un lavoro precario o mal pagato, più di 4 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta”. Ma “al di là dei numeri” – sottolineano – in gioco ci sono “le vite concrete delle persone”, con “le storie dei giovani che non trovano la possibilità di mettere a frutto le proprie qualità, di donne discriminate e trattate senza rispetto, di adulti disoccupati che vedono allontanarsi la possibilità di una nuova occupazione, di immigrati sfruttati e sottopagati”. “La soluzione dei problemi economici e occupazionali – così urgente nell’Italia di oggi – non può essere raggiunta senza una conversione spirituale che permetta di tornare ad apprezzare l’integralità dell’esperienza lavorativa”, prosegue il testo, lamentando “una questione di giustizia”, con la “grave svalorizzazione” patita dal lavoro, “la ‘finanziarizzazione’ dell’economia”, ma pure lo “sfruttamento” e “l’opacità cercata da chi ha voluto fare profitto senza rispettare chi gli ha consentito di produrre”. Tuttavia, “non sarà possibile nessuna reale ripresa economica senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro e promosse le condizioni che lo rendano effettivo (Costituzione Italiana, art.4). Combattere tutte le forme di sfruttamento e sperequazione retributiva rimane obiettivo prioritario di ogni progresso sociale”.



