La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...
No alla xenofobia e agli imprenditori della paura
È stato trasferito in carcere Luca Traini, il 28enne che sabato ha tentato di fare una strage di migranti a Macerata. L’accusa nei suoi confronti è di strage aggravata dalle finalità di razzismo. Al giovane sono contestati anche porto abusivo di armi e altri reati.
È stato trasferito in carcere Luca Traini, il 28enne che sabato ha tentato di fare una strage di migranti a Macerata. L’accusa nei suoi confronti è di strage aggravata dalle finalità di razzismo. Al giovane sono contestati anche porto abusivo di armi e altri reati. L’uomo ha lasciato la caserma dei Carabinieri all’una di notte: a testa alta e sguardo dritto davanti a sé non ha detto una parola ai cronisti che erano ad attenderlo. Traini è ora nel carcere di Montacuto, lo stesso dove è rinchiuso Innocent Oseghale, il nigeriano presunto assassino di Pamela. Proprio la morte brutale di Pamela Mastropietro sarebbe all’origine della tentata strage di sabato. “Ero in auto e stavo andando in palestra quando ho sentito per l’ennesima volta alla radio la storia di Pamela. Sono tornato indietro – avrebbe raccontato – ho aperto la cassaforte e ho preso la pistola”.
“Bisogna dire no alla xenofobia, al rancore sociale e agli ‘imprenditori della paura’: dobbiamo unire l’Italia, ‘ricucire’ le nostre comunità. In nome di Dio invochiamo sobrietà, pace e dialogo”. Lo ha affermato questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, riferendosi a quanto successo sabato scorso a Macerata. Lo ha fatto a Catania, nell’omelia pronunciata durante il pontificale per la festa di sant’Agata, patrona della città. Il presidente della Cei, sabato scorso, aveva dichiarato a caldo all'agenzia Sir: "“L’episodio di Macerata è segno di un disagio sociale che nasce dall’insicurezza e dalla paura: non può trovare giustificazione alcuna, né essere sottovalutato nella sua oggettiva gravità”.
“Una modalità violenta di affrontare i problemi sociali proposta anche da certe visioni politiche deviate che hanno armato la mente di questo giovane prima che la sua pistola”. Con queste parole mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia ha invece commentato la vicenda.



