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Dall'Assemblea sinodale gli appelli alla nostra Chiesa

Sabato 6 maggio l’Assemblea diocesana ha operato un discernimento per riconoscere e “interpretare” l’azione dello Spirito. Mons. Gardin: “Dobbiamo lasciare che Lui ci apra gli occhi. L’incontro con Cristo dona uno sguardo nuovo, riscalda il cuore e dunque muove il desiderio, induce ad un cambiamento di percorso (una conversione), fa sì che si rinnovi il clima e lo stile della comunità”.

10/05/2017

Era annunciato, dallo stesso Vescovo come un “passaggio decisivo”, oltre che certamente “impegnativo”. E bisogna dire che il secondo appuntamento diocesano del Cammino Sinodale, lo scorso sabato 6 maggio non è venuto meno alle attese. Dopo la fase del “Vedere”, vissuta lo scorso 18 febbraio, la seconda Assemblea sinodale prevedeva il momento del “Giudicare”, mettendo a tema la tre situazioni scelte dalla prima assemblea: “Le fatiche e le risorse delle famiglie”, “La fede vissuta nella quotidianità della vita”, “I poveri e le nostre comunità cristiane”. Più precisamente, si trattava di “individuare o riconoscere gli «appelli» che ci vengono dallo Spirito per la vita della nostra Chiesa in questo momento”, come ha spiegato all’inizio della giornata il vescovo di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin.
Un’azione che nello strumento di lavoro veniva sintetizzata con un altro verbo: “Interpretare”. Questo, dunque il compito dei 273 delegati, che durante la giornata hanno alternato l’incontro in assemblea e nei gruppi di lavoro.

Sguardo nuovo a partire da Cristo
Si è partiti tutti assieme, nell’Auditorium del collegio Pio X, per ascoltare - dopo la preghiera iniziale - il saluto del moderatore, Stefano Zoccarato, l’intervento introduttivo di mons. Gardin e le successive indicazioni di don Stefano Didonè, segretario generale del Cammino Sinodale.
Ha spiegato il Vescovo: “Gli appelli da riconoscere dovrebbero essere il frutto di uno sguardo portato sulla nostra Chiesa oggi, sulla nostra vita e su quella di tante persone con le quali condividiamo l’esistenza: uno sguardo però nel quale è determinante l’incontro con Cristo e con la sua Parola, che ci consentono di «interpretare» la realtà in una maniera possibile solo a partire da Lui, Gesù Cristo, il centro e il senso della Chiesa e della vita del cristiano. Dobbiamo lasciare che Lui ci apra gli occhi. Questo vedere con occhi nuovi non deve però ridursi ad un’operazione di tipo intellettuale, o ad una pura, per quanto attenta, analisi della realtà, o anche ad uno studio di strategie pastorali: ha bisogno del «cuore», e del «cuore che arde». Ha bisogno cioè di una passione, una gioia, un desiderio che si generano nell’incontro con Lui e che ci spingono ad andare verso gli altri”. E di farlo secondo la dinamica della missione, illustrata concisamente da Paolo ai Romani nella preghiera letta all’inizio dell’incontro e riassunta dal Vescovo, con movimento discendente rispetto all’Apostolo, nelle parole “invio”, “annuncio”, “ascolto” e “fede” e “preghiera”.
Mons. Gardin ha qui richiamato l’invito di papa Francesco, il quale ci ricorda che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario”. Ed ha proseguito: “La condizione di battezzati è proprio ciò che conferisce valore a questa nostra Assemblea, dove quello che ci accomuna in radice, il Battesimo, supera di gran lunga le distinzioni”. Si inserisce qui il paradigma di Emmaus: “L’incontro con Cristo dona uno sguardo nuovo, riscalda il cuore e dunque muove il desiderio, induce ad un cambiamento di percorso (una conversione), fa sì che si rinnovi il clima e lo stile della comunità”.

Conversione e riforma
Come allora, riconoscere gli appelli? Il Vescovo ha invitato a prendere spunto dall’esortazione Evangelii gaudium ed ha offerto tre spunti. In primo luogo, “risulta evidente la forte richiesta del Papa che la Chiesa si faccia missionaria, esca, contagi della gioia del Vangelo le persone, e non sia solo preoccupata della sua autopreservazione. Ora, la missione chiede la santità dell’evangelizzatore, e dunque comporta una ineludibile esigenza di conversione. Tuttavia il Papa va oltre e chiede che vi sia una conversione non solo delle persone ma anche delle strutture, una riforma”. In secondo luogo, “la Chiesa «in uscita» (evidentemente in uscita nel mondo) indica anche che «è la storia il campo della missione della Chiesa e il luogo ove essa non solo opera, ma ascolta, discerne i segni del Verbo»”. A partire dal radicamento nella vita della gente, nelle sue sofferenze e speranze. Soprattutto, nelle piaghe dei sofferenti.
Infine, il richiamo “a riconoscere ciò che nella fede è essenziale, ciò che viene prima di tutto; e questo è l’annuncio di Cristo: il kerigma”. Per poi chiedersi: “In questa fase di innegabile e non certo ignorabile progressiva scristianizzazione, non dovremmo convincerci che è decisivo tornare all’essenziale che è Gesù Cristo?”.

Le conclusioni dei gruppi di lavoro
I gruppi hanno lavorato per il resto della mattinata, per poi tornare in assemblea e mettere in comune gli appelli in forma provvisoria; nel pomeriggio un momento di libero dibattito ha preceduto un’ulteriore momento in gruppo, nel quale sono emersi gli appelli “definitivi”. Un lavoro impegnativo, ma che ha portato i suoi frutti. A ciascun gruppo si chiedeva infatti di esprimere due brevi appelli per la situazione che gli era stata assegnata. E, successivamente, di motivarli. L’ascolto reciproco ha necessariamente avuto come seguito una virtuosa sintesi per esprimere gli appelli che dovranno poi essere ulteriormente concretizzati e divenire scelte nell’ultima Assemblea sinodale, che sarà dedicata all’Agire. Ad un primo sguardo, risalta la sintonia tra il triplice invito del Vescovo (la Chiesa in missione, incarnata nella storia, che dà priorità all’annuncio del kerigma) e le proposte emerse. Così, tra le parole e le espressioni più citate dai gruppi non mancano, da una parte, il richiamo alla centralità di Cristo, alla bellezza del matrimonio cristiano, ad una costante formazione, al riconoscimento nel povero di Cristo incarnato. E, dall’altra “concretezza”, “accogliere”, “accompagnare” sono verbi o espressioni che ricorrono spesso negli appelli. Non senza intravvedere nelle scelte pastorali le conseguenti conversioni e riforme. Un compito che sta di fronte al Cammino Sinodale, che si appresta a vivere dal 29 maggio al 10 giugno le Assemblee vicariali e l’ultima Assemblea diocesana il 21 ottobre.

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