Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
“Dallo scarto al lavoro”: ecco il campo estivo missionario di Onè di Fonte
Ferro vecchio per nuovi progetti, per aiutare il Sud del mondo, per stare assieme, pregare e riflettere. Questa la ricetta del Gruppone missionario.
Appuntamento dall’8 al 15 agosto all’oratorio di Oné di Fonte, dove si celebra “Dallo scarto al valore”, un campo dedicato al recupero e al riciclaggio del ferro. Ne parliamo con Urbano Salvador, storico presidente del Gruppone missionario.
Da dove arrivano i partecipanti?
Da tutta la diocesi di Treviso, principalmente dalla provincia di Treviso, ma anche dal Padovano (Camposampiero e Massanzago) e Veneziano (Noale, Spinea, Scorzè). Ad oggi, a pochi giorni dal campo, non sappiamo quanti saremo, non raccogliamo adesioni o iscrizioni, diciamo che è a “entrata libera”. Le persone arrivano con lo zaino e rimangono il tempo che vogliono. A noi piace l’idea di essere così accattivanti e provocanti, che decidano di rimanere tutto il campo. Giovanissimi dai quindici ai vent’anni, trentenni e famiglie intere, con bambini anche piccoli.
Perché nell’Asolano?
L’iniziativa è nata più di trentacinque anni fa. All’epoca il Gruppone missionario aveva numerosi gruppi in Pedemontana, da Pederobba a Paderno del Grappa, fino ad Asolo. Da allora è diventata una tradizione, attesa non solo da noi, ma anche dalla gente della Pedemontana, che ogni anno ci aspetta e ci coccola.
Per cosa utilizzate il ricavato della vendita del ferro raccolto?
È interamente destinato al sostegno delle nostre missioni in Brasile (Manaus, Pastos Bons e Rio de Janeiro) e in Ecuador (Salinas de Guaranda e Amaguana), oltre che al fondo borse di studio di don Giuliano Vallotto. Tutti i partecipanti al campo si autotassano: le spese vive non intaccano i fondi raccolti.
Avete preparato anche un libretto di preghiera, vero?
È una traccia, un filo conduttore del nostro campo. Riprende alcuni passaggi dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di papa Leone XIV, ponendo l’attenzione al di là del noi, verso il bene comune.
Ci sono ragazzi che poi continuano l’impegno missionario?
Gettiamo un seme che spesso mette radici. Anche quest’anno abbiamo dei ragazzi che vanno a fare un mese in terra di missione: due a Pastos Bons (Brasile); tre a Rio de Janeiro, dall’associazione Amar, e due a Salinas de Guaranda (Ecuador) a 3.600 metri di altitudine.
Una volta queste iniziative di raccolta del ferro vecchio erano più diffuse: cosa è cambiato?
Spiace dirlo, ma la colpa è della burocrazia. Una volta partivi con un trattore e un rimorchio e facevi la raccolta, ora parti mesi prima a fare documenti. Un inutile dispendio di energie, a mio parere. Senza contare che ogni associazione o parrocchia ha solo quattro giorni all’anno per fare la raccolta. Il nostro campo in passato durava 15 giorni.
Chi sono Edison e Gaby, da Muisne, che saranno presenti?
Sono una coppia dell’Ecuador. Vogliono conoscere meglio il Gruppone e studiare laboratori e aziende che lavorano il cioccolato. Alla fine della loro esperienza, riporteranno tutto nella comunità di Muisne per vedere di avviare la lavorazione del cacao. Il Gruppone ha conosciuto Muisne nel 2017, dopo il devastante terremoto sulla costa dell’Ecuador del 2016, don Giuliano Vallotto ci chiese aiuto per creare da zero questo nuovo villaggio.
Chi vi supporta in questa settimana?
Don Gabriele Fregonese, parroco di Oné, ci ospita. Sempre gentile e disponibile, non ci ha mai detto un no. Poi c’è don Paolo Magoga, un grande amico del Gruppone, vorrei quasi dire la guida spirituale, porta le nostre azioni sempre verso il Vangelo e questo ci piace. Approfitto per ringraziare entrambi.
Condivisione e comunità, sette giorni potrebbero essere pochi.
Non sono pochi, soprattutto con il caldo di questi giorni e se vissuti in maniera intensa. La condivisione e la comunità per noi non si concretizzano solo nei campi di lavoro, ma facciamo, durante l’anno, anche delle settimane comunitarie.
Lavoro e servizio: quanta voglia di volontariato c’è rispetto al passato?
La vita di tutti i giorni ci fa concentrare sui nostri bisogni. Penso che il Covid abbia accentuato la vena egoistica delle persone, ma la voglia di volontariato c’è, spesso il difficile è alzarsi dal divano e uscire di casa a faticare per gli altri, magari senza conoscerli.
Siete in una zona delicata, il Grappa soffre di spopolamento, maltempo, inquinamento dalla Val Padana.
Gestiamo una casera sul Monte Grappa, sappiamo come dipendiamo dalla natura. Credo, e questo non ci viene riconosciuto a sufficienza, che facciamo un gran lavoro con i giovani, insegnando a non buttare tutto sul mucchio (scarto), ma di guardare, osservare e selezionare: ogni cosa va messa in un posto diverso, perché ha il suo valore.



