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Il dovere di essere artigiani di pace

Chi oggi parla di pace, disarmo e nonviolenza non è un utopista o un “farlocco”, come alcuni editorialisti di grido ci definiscono, ma un difensore del diritto e della legalità internazionale. Un portatore di una prospettiva concreta e realistica. L’unica possibile! Nonostante l’ordinamento giuridico internazionale vieti la guerra, sono molte e autorevoli le voci, sempre più insistenti, che ci dicono che dobbiamo armarci e prepararci a combattere e a perdere i nostri figli e le nostre figlie
01/10/2026

Gli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite stabiliscono espressamente l’obbligo per gli Stati di risolvere pacificamente le loro controversie e di astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza. Dunque, la Carta delle Nazioni Unite vieta la guerra.

La guerra è vietata anche dal Diritto internazionale dei diritti umani che opera all’insegna del detto «si vis pacem para pacem». Questo diritto riconosce il diritto alla vita come inerente alla persona umana e vieta qualsiasi propaganda a favore della guerra. Non si vieta ciò che è lecito!

Dunque, chi oggi parla di pace, disarmo e nonviolenza non è un utopista o un “farlocco”, come alcuni editorialisti di grido ci definiscono, ma un difensore del diritto e della legalità internazionale. Un portatore di una prospettiva concreta e realistica. L’unica possibile!

Nonostante l’ordinamento giuridico internazionale vieti la guerra, sono molte e autorevoli le voci, sempre più insistenti, che ci dicono che dobbiamo armarci e prepararci a combattere e a perdere i nostri figli e le nostre figlie.

Papa Leone XIV ha affermato: “Non si chiami «difesa» un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.

Dobbiamo organizzare l’obiezione di coscienza all’uso della violenza bellica e alle spese militari che la permettono. Dobbiamo negare ogni forma di collaborazione a istituzioni e individui che rispetto alla forza della legge fanno prevalere la legge della forza.

I diritti su cui si fonda l’obiezione di coscienza sono tra quelli che il Diritto internazionale dei diritti umani sancisce debbano essere rispettati, anche in situazioni eccezionali come l’attuale. Non sono ammesse deroghe, per nessuna ragione e in nessuna circostanza.

Lo status naturale dell’obiettore di coscienza è pertanto quello del costruttore di pace che opera lungo un continuum di ruoli, dalla città al mondo.

Pace significa agire per costruire un ordine sociale e internazionale, come recita l’art. 28 della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel quale tutti i diritti umani possono essere pienamente realizzati per tutti.

La pace si fa potenziando e democratizzando le Nazioni Unite. L’Onu deve tornare a essere il cantiere universale della costruzione della pace nel mondo, garante della sicurezza internazionale, istituzione di global governance democratica volta a prevenire i conflitti e a promuovere la sicurezza umana.

La pace si fa difendendo la Corte penale internazionale da quei Governi che la vogliono smantellare mattone dopo mattone.

La pace si fa lottando contro l’impunità, che è l’ostacolo più grande alla giustizia e mina la fiducia nelle istituzioni politiche e nei principi di democrazia e stato di diritto a livello nazionale e internazionale. La responsabilità di indagare e punire i crimini è un obbligo giuridico per gli Stati. Né la ragione politica né la ragion di Stato possono essere invocati per non rispettare questo obbligo.

Nessuno può essere al di sopra della legge.

La pace si costruisce dall’alto nel quadro dell’architettura multilaterale con il dialogo e il negoziato. E si costruisce dal basso, con gli enti locali, il volontariato e l’associazionismo, le comunità ecclesiali (Ogni comunità diventi una “casa della pace”, chiede papa Leone), la scuola e l’università.

La pace si costruisce con giovani competenti, capaci di riconoscere e resistere alle violenze e alle guerre dilaganti e preparati a trasformare un futuro incerto, denso di insidie e in rapido cambiamento.

Dobbiamo fermare l’attuale leadership politica europea e globale che vuole “costruire la pace con la forza”. Le parole di papa Leone sono un monito fortissimo: “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”.

Quella moltitudine di fratelli e sorelle solidali siamo tutti noi, artigiani e architetti della pace.

*presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova

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