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Sabato 30 maggio Francesco, Luca e Maurizio diventeranno sacerdoti

Il cammino che il Sinodo ha rilanciato ci invita tutti a crescere nella capacità di rendere più evidente la dimensione comunionale e missionaria della Chiesa, perché i diversi carismi e ministeri portino il loro contributo per completare l’opera comune

L’Ordinazione sacerdotale di don Francesco Tesser, don Luca Fecchio e don Maurizio Castellan è davvero motivo di grande gioia e un segno ancor più evidente che, se il dono della vocazione è sempre radicato nella relazione personale con il Signore, il ministero a cui questa chiamata apre è un ministero di comunione.

Nella preghiera detta “sacerdotale”, come sappiamo, Gesù ha chiesto al Padre che i suoi siano una cosa sola (cfr Gv 17,20-23). Il Signore sa bene che solo uniti a Lui e uniti tra di noi possiamo portare frutto e dare al mondo una testimonianza credibile. Il presbitero è chiamato ad essere l’uomo della comunione, perché lui per primo la vive e continuamente la alimenta.

Sappiamo che questa comunione oggi è ostacolata da un clima culturale che favorisce l’isolamento o l’autoreferenzialità. Nessuno è esente da queste insidie che minacciano la solidità della vita spirituale e anche la forza del ministero. Ma dobbiamo vigilare perché, oltre al contesto culturale, la comunione incontra anche alcuni ostacoli, per così dire, interiori, specialmente quel sentimento di stanchezza che sopraggiunge perché si sono vissute delle fatiche particolari, perché non ci è sentiti compresi e ascoltati, o per altri motivi.

Vogliamo raccogliere la grazia di questo dono, di questo inizio ricco di entusiasmo, in cui spiritualmente tutto il presbiterio e la Chiesa diocesana si raccoglie intorno al Vescovo per accogliere i nuovi presbiteri, per augurare a questi giovani di mantenere viva la gioia della fraternità presbiterale, che affonda le sue radici in una solida vita spirituale, nell’incontro con il Signore e nell’ascolto della sua Parola. Sostenuti da questa sorgente, lo Spirito Santo ci mette nella condizione di poter vivere autentiche relazioni di amicizia, gareggiando nello stimarci a vicenda (cfr Rm 12,10), così da avvertire il bisogno dell’altro per crescere e per alimentare la stessa vita ecclesiale.

Il cammino della Chiesa che il Sinodo ha voluto rilanciare ci invita tutti a crescere nella capacità di rendere più evidente la dimensione comunionale e missionaria della Chiesa attraverso dei modi ordinari di vivere e di operare più condivisi e in cui i diversi carismi e ministeri possano trovare il modo di portare il loro contributo indispensabile per completare l’opera comune.

In più occasioni papa Leone ha sottolineato che quanto più profondo è il legame con Cristo, più radicale è la appartenenza alla comune umanità. Non c’è contrapposizione, né competizione, il ministero presbiterale, piuttosto, è chiamato ad assicurare l’armonia fra tutti e a promuovere i carismi presenti nella comunità nella prospettiva della missione. Questo mistero vivo e dinamico impegna il cuore in un amore indissolubile: lo impegna e lo riempie della gioia feconda della carità fraterna.

Il gruppo di studio incaricato dal Sinodo dei Vescovi per offrire suggerimenti riguardo alla formazione dei sacerdoti rilancia con forza l’idea che, perché possa esserci una profonda conversione alla comunione, è necessario che l’identità del presbitero possa formarsi “nel e dal” Popolo di Dio. È infatti nella storia di salvezza in cui tutti siamo inseriti che il Signore non manca di offrirci “il pane necessario per ogni giorno”, un pane che non è diverso da quello che nutre tante persone di buona volontà, nelle parrocchie e negli ambienti in cui siamo chiamati ad accoglierci come compagni di viaggio.

Preghiamo dunque il Signore perché questi giovani preti possano sperimentare “che insieme è meglio, che insieme è bello, che si può vivere insieme. Facilitare l’incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti è un tutt’uno col celebrare l’Eucaristia e la Riconciliazione. Radunare è sempre e di nuovo impiantare la Chiesa” (cfr. Omelia del S. Padre Leone XIV, 26 aprile 2026, Ordinazioni presbiterali).

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