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Esce per Diastema editore “Musiche ritrovate” di Michele Pozzobon

Il nuovo volume di Michele Pozzobon riporta alla luce una parte a lungo dimenticata della storia musicale di Treiso
15/05/2026

Una città che riscopre la propria voce. È questo il senso più profondo di Musiche ritrovate, il volume con cui Michele Pozzobon riporta alla luce una parte a lungo dimenticata della storia musicale di Treviso. Non si trattava di un’impresa semplice. Risalire a oltre cinque secoli fa, è già di per sé una sfida; farlo in un ambito come quello musicale, meno familiare per il grande pubblico rispetto ad altri settori, lo è ancora di più.

A rendere più difficile il lavoro è stata la storia recente. Il terribile bombardamento del 7 aprile 1944 colpì duramente il patrimonio musicale cittadino: molti manoscritti dell’Archivio Capitolare andarono distrutti o gravemente danneggiati. Solo una parte di essi riuscì a essere trasferita in un luogo sicuro da mons. Giovanni D’Alessi, tramite l’unico carro che fu messo a sua disposizione: negli anni del dopoguerra i musicisti hanno, quindi, dovuto intraprendere la delicata missione di provare a identificare e valorizzare i tesori musicali che potevano essere recuperati.

In questo quadro Michele Pozzobon, maestro della Cappella musicale del Duomo e studioso dell’antica storia musicale di Treviso, ricopre da molti anni un ruolo centrale: protagonista del recupero di due importanti manoscritti musicali appartenuti alle Confraternite religiose che officiavano in città negli anni del Rinascimento, esecutore in prima persona delle musiche appartenenti al patrimonio cittadino più antico, ha avuto la costanza e l’intuizione di battere nuove strade e di saper approdare a risultati decisamente sorprendenti. Le copie di passate corrispondenze dimostravano che negli anni prima della guerra molti studiosi internazionali, da Knud Jeppesen a Laurence Feininger a Johan de Bruijn, avevano visitato l’Archivio Capitolare e avevano realizzato immagini fotografiche dai suoi manoscritti: seguendo queste tracce lo studioso trevigiano era riuscito a pervenire, in anni che sono ormai lontani, a spettacolari ritrovamenti provenienti dai loro archivi.

Questi successi hanno spinto Michele ad allargare ancora il panorama della sua indagine. Nei lunghi secoli successivi al Rinascimento, in tempi in cui nessuno pensava di eseguire le musiche del passato, il patrimonio musicale dell’Archivio Capitolare era rimasto chiuso nell’oblio più totale. Tutta una serie di altri documenti suggeriva tuttavia che le antiche composizioni risalenti al Cinquecento erano finalmente state prese in considerazione da una serie di studiosi-pionieri che avevano vissuto e operato nei primi decenni dell’Ottocento.

Erano i tempi in cui Mendelssohn riportava all’attenzione del grande pubblico (1829) la Passione secondo Matteo di Bach: dalla successiva riscoperta di questo grande autore, e da quella dei suoi contemporanei e predecessori (tra i primi quel Vivaldi da cui Bach aveva imparato a apprezzare la qualità della musica italiana), ebbe la sua origine la moderna musicologia. Tra gli uomini di Chiesa italiani, stimolati dall’ammirazione per un maestro ancor più lontano che si chiamava Palestrina e che avrebbe finito per impressionare profondamente anche Liszt, era nel frattempo maturato un precoce interesse per i capolavori dimenticati del Cinquecento. Questi studiosi si chiamavano Pietro Alfieri da Roma, Pietro Canal da Crespano del Grappa, don Jacopo Campion da Treviso, G. B. Candotti da Cividale, don Guerrino Amelli da Milano: alla loro morte i loro archivi, le loro carte personali, le loro ricche biblioteche erano anch’esse state disperse tramite lasciti e donazioni ad altre istituzioni. Questi studiosi avevano visitato più e più volte l’Archivio Capitolare di Treviso, colpiti dalla ricchezza di quella che a quel tempo era una fra le più importanti raccolte di polifonia rinascimentale di tutta l’Italia; e tutti, come era naturale a quei tempi in cui non esistevano ancora le fotocopie e i microfilm, avevano riempito le loro carte personali con trascrizioni relative a qualsiasi composizione gli era sembrata interessante. Trascrizioni redatte spesso senza rigore, scelte casuali, criteri scientifici ancora approssimativi; ma, in compenso, una mole di lavoro, e una quantità di carte, che oggi non possono che apparire impressionanti.

Inseguire le vicende e le dispersioni di questi archivi dimenticati ha condotto Michele Pozzobon a visionare il Codice IT IV 1186 della biblioteca nazionale Marciana, un manoscritto di 195 carte che parecchi indizi fanno ricondurre alla biblioteca di Pietro Canal e che raccoglie una vasta serie di copie e trascrizioni eseguite da un anonimo copista nella seconda metà dell’Ottocento: il successo dell’indagine è stato sicuramente notevole, perché gli originali appartenevano ai perduti codici numero 4, 5, 29 e 30 della Biblioteca Capitolare. Le carte conservano musiche di Francesco Santacroce e Giovanni Nasco, due tra i maggiori maestri del Rinascimento cittadino, e di almeno altri sei tra i compositori che furono a capo della Cappella musicale tra la seconda metà del Cinquecento e i primi decenni del Seicento. Il codice contiene anche opere di altri autori trevigiani come Innocenzo Alberti e Giacomo Ganassi; musiche di compositori estranei alla città, ma evidentemente eseguiti all’interno delle sue funzioni sacre, da Costanzo Festa, che fu uno dei primi compositori del Papa (il suo mottetto Sancta Trinitas era eseguito nel nostro Duomo ben prima che gli editori del tardo Rinascimento perdessero la memoria di chi fosse il vero autore) al celeberrimo organista e compositore di S. Marco, Andrea Gabrieli. Altre trascrizioni riguardano canzonette profane inedite, appartenenti a un genere minore, ma assai importanti per documentare tutta una musica esterna all’ambito religioso; altre partiture provengono ugualmente da Treviso, ma sono state estratte da una ulteriore antologia, oggi scomparsa. Tra le aggiunte più importanti ci sono due interi salmi di Giovanni Maria Bononcini, noto compositore del Settecento, che risultavano a tutt’oggi completamente ignoti alla storiografia musicale.

Il volume è impreziosito da una serie di paragrafi che hanno lo scopo di promuovere e indirizzare nuove ricerche sul fondo Capitolare cittadino: delineano un accurato e esauriente resoconto di tutto quanto è stato già fatto fino a oggi per la Treviso rinascimentale in forma di edizioni musicali, incisioni discografiche, progetti musicologici e contributi online. Con questo lavoro Michele Pozzobon si conferma tra i più importanti, e benemeriti, studiosi dell’antica storia musicale della città di Treviso; un sincero ringraziamento va alle Edizioni musicali Diastema, realtà trevigiana che tramite il suo direttore m° Paolo Troncon e Mara Zia continua a investire nella riscoperta e nella valorizzazione della cultura locale.

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