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Caro affitti: per Cna è emergenza sociale ed economica
Il costo della casa si conferma una delle principali criticità per lavoratori, famiglie e imprese anche nel trevigiano. È quanto emerge dallo studio realizzato da CNA a livello nazionale sui costi medi degli affitti nei 109 capoluoghi di provincia italiani. Tra questi, Treviso si colloca al 29° posto per aumenti dei canoni di locazione registrati tra il 2019 e il 2025, e al 23° posto per incidenza dell’affitto sul reddito da lavoro.
I dati evidenziano una crescita significativa dei costi abitativi. Nel 2019 il canone medio mensile per un appartamento di 70 metri quadrati in città era pari a 620 euro. Nel 2025 la cifra è salita a 775 euro, con un aumento del 25% nell’arco di sei anni. Particolarmente rilevante è il peso dell’affitto sul reddito dei lavoratori. Considerando uno stipendio medio mensile di 1.950 euro, il costo dell’affitto assorbe il 40% delle entrate. In termini annui, un lavoratore trevigiano destina circa 9.300 euro al pagamento del canone di locazione, una somma che equivale a 4,8 mensilità su dodici. A preoccupare è soprattutto il divario tra l’andamento degli stipendi e quello degli affitti. Tra il 2019 e il 2025 le retribuzioni sono aumentate mediamente del 10%, mentre i canoni di locazione hanno registrato una crescita del 25%, determinando uno scarto di 15 punti percentuali.
A livello veneto, la situazione risulta ancora più critica nei capoluoghi di Padova e Venezia, che figurano ai vertici della classifica nazionale insieme a Milano, Firenze e Bologna. All’estremo opposto si collocano invece Rovigo e Belluno, tra le province che hanno registrato gli incrementi più contenuti dei canoni di locazione.
Il commento del presidente CNA Provinciale Treviso, Gianpaolo Stocco: “Questi numeri dimostrano che il tema della casa non è più soltanto una questione sociale, ma rappresenta una vera emergenza economica. Quando una quota così rilevante del reddito viene assorbita dall’affitto, diminuisce la capacità di spesa delle famiglie e diventa più difficile per le imprese trovare e trattenere lavoratori qualificati. Anche il nostro territorio sta risentendo delle difficoltà legate all’accesso all’abitazione. Le aziende, in particolare le micro e piccole imprese, faticano sempre più ad attrarre personale proveniente da altre province o regioni, perché il costo della casa rappresenta un ostacolo concreto alla mobilità professionale. Il rischio è quello di compromettere la competitività di un territorio che continua a esprimere una forte domanda di lavoro. È necessario intervenire con misure strutturali capaci di aumentare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, favorire il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato e incentivare la riqualificazione degli edifici esistenti. Servono un Piano casa efficace e politiche abitative in grado di coniugare sviluppo economico e sostenibilità sociale. Senza interventi concreti rischiamo di avere città sempre meno accessibili ai giovani, ai lavoratori e alle competenze di cui le imprese hanno bisogno per crescere”.
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