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Due ventenni hanno scelto il lavoro duro della pastorizia

Francesco e Sofia hanno una passione enorme per il loro gregge che ora conta oltre 600 capi, a cui si aggiungono asini e pastori maremmani. Non hanno rimpianti, anche se, a volte, sognano una vacanza
26/02/2026

Il sole, dopo aver acceso villa Barbaro di Maser, colloquia con forcella Mostaccin, con la chiesetta di san Giorgio e la rocca di Asolo, mentre i tocchi del mezzodì affiorano nel vigneto dove il gregge di Francesco pascola. Sonnecchia Turco, il cane pastore del Lagorai, e sembrano appisolati anche Biondo e i maremmani. Pecore, agnelli, capre, asini e asinelli sono un pot-pourri di poesie: li osserva il pastore, sta in guardia la pastora e non si sa quali pensieri scorrano nella loro mente. Francesco Basso, 24 anni e un sorriso contagioso, parla di passione e rispetto, di vita libera e di difficoltà da superare. Sofia, 21 anni ha lasciato le montagne trentine per seguire il suo ragazzo tra il verde dei campi trevigiani, lungo le sponde di quell’istrione irresistibile che è il Piave.

Scegli la vita che desideri, avevano detto i genitori al figlio: ecco ciò che può capitare. Senza idee chiare, sarebbe stato difficile decidere tra informatica e altre diavolerie. Facile per Francesco, pastorizia la sua scelta. Nessuna sorpresa in famiglia: il ragazzo aveva già fatto proprio l’interesse per gli animali di nonno Francesco Morlin, che saliva in montagna con le vacche. Il piccolo gli sgambettava accanto per sconfinare, poi, verso le greggi, intendersela con i pastori. A diciannove anni un panettiere di Cornuda gli regala la sua prima pecora: nasce un legame che ha dato slancio a una passione già forte. Qualche stagione come aiutante e un tirocinio breve, al termine degli studi, gli hanno dato il prurito di mettersi in proprio. Fai quello che ti piace, gli conferma il padre, offrendogli il sostegno economico per iniziare e fargli aprire il libro della pastorizia. A 21 anni e con un capitale di 35 pecore comincia l’avventura: oggi, tre anni dopo, il suo gregge supera le 600 unità di pecore bergamasche e bresciane, un mare bianco che i cani aiutano a tenere lontano dai pericoli, cani addestrati, cuccioli cresciuti a fianco dei più vecchi già esperti. Le bestiole sono innocue se lasciate libere, un po’ più aggressive quando hanno il compito di custodire il recinto notturno delle pecore. I maremmani, in particolare, non indugiano a mostrare i denti. Ma i cani chiedono affetto, vanno seguiti, accarezzati, non si devono lasciare nell’abbandono. Del resto lo stesso affetto avvolge i nove asini, belli e di compagnia, che utili non sono, non portano le bisacce. È Sofia a dirlo, li cerca con lo sguardo, il sorriso si apre.

Ma ci sarà pure un aspetto di questa vita che non piace alla ragazza. Ghiaccio, gelo, bufere di vento non le fanno paura, è la pioggia il suo demone, non la sopporta, che sia leggera, forte e dritta o sferzata dal vento le fa desiderare un lavoro asciutto d’ufficio.

Il gregge di Francesco è destinato ad alimentare il commercio di agnelli e di pecore anziane, la cui carne è usata per gli arrosticini, spiedini tipici della cucina Abruzzese, e ricercata dalle persone di fede musulmana. Francesco si affida ai commercianti, da altri non ha informazioni. Anche la lana produce reddito? Un tempo: oggi sarebbe rifiuto, un costo insomma, evitato grazie a una squadra di tosatori che arrivano una volta l’anno e se ne vanno lasciando qualche quintale di vello che Francesco regala a qualcuno capace di trasformarlo in coperte, con un lavoro certosino. Dal trevigiano al veneziano e padovano, il gregge si sposta sul Grappa da maggio a fine ottobre. In pianura e in collina mancano pascoli, un’edilizia infestante ne ha ingoiato una buona parte e i vigneti fanno il resto.

Una vita non proprio ideale per chi è abituato allo spritz, agli abiti alla moda. A volte, però, Francesco, soprattutto lui, che di notte sogna le sue pecore, sente la voglia di pausa, di quelle ferie che non si è mai concesso. L’estate scorsa ha ceduto alla tentazione, ha affidato il gregge a un sostituto per partire con Sofia. Incredibile la vita lontano dal belato, dal fango dei campi dopo le piogge, dal silenzio notturno. Due lunghi giorni di vacanza: quarantotto ore delle quali va ancora fiero.

Non è la fatica di 24 ore su 24 di lavoro, non sono i lupi che attaccano dentro la nebbia a togliere ai due pastori l’entusiasmo per il lavoro scelto, che non consigliano a chi vuole iniziare oggi. Eh caspita che succede allora? La burocrazia uccide, incalza Francesco: permessi su permessi annuali per ogni Comune attraversato, certificati di controllo dei veterinari, incombenze che lui affida ad altri, altrimenti diventerebbe un estraneo per pecore e cani, tanto è il tempo da dedicare alle scartoffie. Ecco, la burocrazia è capace di togliere il sorriso a chiunque, anche a un pastore che tiene il gregge vaccinato e adotta profilassi antiparassitaria.

Gli ovini escono dal vigneto, si ammassano sulla strada che taglia il mare verde, i cani li tengono a bada, un agnellino sguscia via, il maremmano lo va a prendere per la collottola. I pastori osservano le pecore che arrivano, non si capisce il perché. Il segreto c’è: alla fine, dal vigneto esce una pastorella giovane quanto basta, un’aiutante passeggera: era lei a spingerle verso nuovi prati.

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