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Nel 2025 in Veneto export a 49,4 miliardi, ma mancano i lavoratori
Nell’anno nero dell’instabilità globale, tra tensioni geopolitiche, conflitti e dazi, sono il motore veneto del Made in Italy nel mondo, con 49,4 miliardi di export nel 2025, pari al 61,7% del totale regionale. Ma rischiano di rallentare per carenza di profili e competenze: oltre un’assunzione su due, il 55,2%, è difficile da coprire.
È il doppio volto delle “4 A” del Made in Italy nel Veneto, vale a dire i settori tradizionali su cui si identifica l’eccellenza e il “saper fare italiano”, rappresentati da abbigliamento e moda, agroalimentare, arredo-legno, automazione e automotive, a cui si aggiungono i nuovi filoni ad alto contenuto tecnologico (scienze della vita e aerospazio, blue economy e difesa, industria culturale), fotografato da un’elaborazione di Confindustria Veneto Est in occasione della terza edizione della Giornata Nazionale del Made in Italy (GNMI), che avrà il suo culmine il 15 aprile, anniversario della nascita del più grande genio italiano, Leonardo Da Vinci.
Nel perimetro delle “4 A” operano in Veneto oltre 93mila imprese con 368mila addetti. Un sistema produttivo che rappresenta una sintesi dell’identità economica e culturale del territorio, trasformando materie prime in valore, creatività e qualità riconosciuti sui mercati internazionali.
Il peso economico è altrettanto rilevante: le “4 A” generano 34,8 miliardi di valore aggiunto (anno 2023), pari al 19,6% del totale privato e a quasi il 70% della manifattura in senso lato. A guidare è l’automazione-automotive con 13,3 miliardi, seguita da arredo e legno (8,4 miliardi), agroalimentare (8,1 mld) e abbigliamento-moda (5 mld).
Sui mercati esteri, il contributo è decisivo: anche in un anno difficile come il 2025, l’export ha raggiunto 49,4 miliardi di euro, in modesta flessione sul 2024 (-0,6%), ma con un surplus commerciale di 11,6 miliardi. Traina le vendite estere in valore l’automazione e automotive (25 miliardi, -1,6%), seguono abbigliamento, moda (oltre 10,6 miliardi, -2,6%), agroalimentare (quasi 10,5 miliardi), arredo e legno (3,3 miliardi, -2,7%), con dinamiche differenziate che vedono una spinta rilevante del comparto agroalimentare (+4,8%).
L’impatto dei dazi Usa e del dollaro svalutato appare differenziato: il sistema moda dribbla le difficoltà e cresce del 15,9% negli Stati Uniti, soffre il legno-arredo (-11,8%), flessione contenuta per automazione (-3,9%) e agroalimentare (-3,6%). Ancora ridotti gli acquisti dalla Germania per automazione-automotive (-2,1%) e sistema moda (-4%), in ripresa agroalimentare (+6,8%) e legno-arredo (+2,7%). Tra le geografie emergenti spicca il Medio Oriente, in particolare Emirati Arabi Uniti (+41,4% automazione, +5,5% sistema moda, +2,9% agroalimentare), oggi in bilico per l’impatto del conflitto, ma anche l’India (+37,5% automazione e automotive).
A fronte di questa forza, emerge però con evidenza il nodo del lavoro, con il crescente mismatch tra domanda e offerta. Nel 2025 le imprese venete delle “4 A” del Made in Italy hanno cercato 90.410 lavoratori, ma 49.935 - pari al 55,2% del personale necessario - sono risultati difficili da reperire. Le criticità più elevate si registrano nell’industria metallurgica e dei prodotti in metallo (64,6% dei lavoratori introvabili), nei macchinari e mezzi di trasporto (58,3%), nel tessile, abbigliamento e calzature (55,3%) e nel legno-arredo (54,1%), mentre anche nell’alimentare e bevande la quota resta significativa (40,5%).
«Le filiere distintive del Made in Italy esprimono concretamente la forza e la qualità del nostro sistema produttivo, capace di crescere e competere unendo tradizione manifatturiera e innovazione, attenzione al capitale umano e visione internazionale - dichiara Mirko Longo, Consigliere Delegato al Coordinamento Gruppi merceologici e Filiere di Confindustria Veneto Est -. L’eccellenza e quel “saper fare” che nasce da identità del territorio e innovazione, restano ancora oggi una leva di competitività e valore per le nostre imprese sui mercati internazionali, anche nei momenti critici come quello che stiamo vivendo. Ma non possiamo illuderci che basti la resilienza, di fronte alle nuove criticità globali».
«Ora più che mai è urgente accelerare tutte le misure necessarie, perché la forza del Made in Italy non è scontata: affrontare i nodi strutturali ancora aperti, come il costo dell’energia, che ci penalizza pesantemente, garantire certezza, continuità e coerenza delle politiche per gli investimenti, rafforzare gli accordi commerciali, tutelare i nostri marchi e accompagnare le imprese, in particolare le PMI, nell’innovazione tecnologica per aumentare la capacità produttiva, rafforzare gli incentivi alla patrimonializzazione e alle aggregazioni. Solo così il Made in Italy continuerà ad essere un asse portante della nostra economia, purché le imprese siano messe in grado di competere».
Sul tema della Giornata Nazionale, la formazione, sottolinea il Delegato Mirko Longo, «la forza del Made in Italy risiede nelle competenze e nei saperi che rendono uniche le nostre produzioni. Per questo, come Confindustria Veneto Est, rilanciamo l’obiettivo concreto di aumentare sempre di più la collaborazione tra Università, centri di ricerca, ITS, scuole e imprese per cercare di allineare la formazione all’evoluzione tecnologica e trasformare la conoscenza in lavoro e crescita. Il futuro industriale del Made in Italy e del nostro territorio passa dalla capacità di formare meglio e di investire sul capitale umano e i giovani», conclude Longo.
Fonte: Ufficio stampa



