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Gaza: la paura e il terrore visti dagli occhi di Maysa, artista palestinese

In mezzo alla distruzione, il laboratorio di disegno con i bambini sopravvissuti, un modo per provare a dimenticare, almeno un po’, la fame e la guerra

Sono le ore 17 di sabato 9 agosto, finalmente, dopo vari tentativi, la connessione con Deir El Balah, un piccolo frammento della Striscia di Gaza, tragicamente livellato e distrutto, funziona! Tiro un sospiro di sollievo, la mia amica Maysa con la sua famiglia è ancora viva e risponde. Maysa, nota artista e pittrice palestinese, prima della guerra esponeva anche all’estero. Dopo il 7 ottobre, tra le macerie, cerca di tenere aperto un atelier, dove fa disegnare centinaia di bambini sopravvissuti, per toglierli dall’orrore che vivono quotidianamente e dalla fame.

Dove ti trovi ora Maysa, e in che situazione?

Ora sono in uno spazio molto distrutto, ma è ancora casa mia, nel mezzo di Gaza Street, non so fino a quando riuscirò a rimanere, attorno è tutto distrutto e Netanyahu ha già deciso l’occupazione totale. Tutto il giorno pensiamo a dove potremmo andare. Anche ora, se usciamo di casa ci diciamo “goodbye”, come se fosse l’ultima volta che ci vediamo. Poi penso a cosa posso fare per i miei bambini e per le centinaia di bambini che vengono a disegnare. “What can I do?” Non c’è denaro per comperare nulla. I bambini mi chiedono di avere qualche briciola di cioccolata, ma una briciola la trovi per 70 dollari e un chilo di zucchero per 100 dollari! Se tutto va bene, oggi riesco a mettere in tavola un pasto solo, con una scatola di fagioli e un po' di farina, ma i ragazzi hanno bisogno di verdura fresca, frutta, stanno già dimagrendo molto e soffrono. C’è chi si arrischia ad andare alle postazioni di distribuzione del cibo, ma come sapete ci sono state migliaia di morti perché ti sparano addosso.

(La linea si interrompe. La riprendo. Maysa continua come un fiume in piena).

Hanno bombardato la mia casa, tutto dentro è distrutto, esploso. Ma quando hanno iniziato a bombardare, con me si sono radunate subito altre 17 famiglie. Attorno a casa mia molte famiglie continuano a vivere in tende, perché non possono più ritornare a casa, perché distrutta o portata via dagli israeliani.

Che cosa pensi per il domani?

Non sono capace di pensare, la paura e l’angoscia mi inchiodano nel presente. Avevamo i nostri sogni, la nostra immaginazione, ma ora “everything is over”, tutto è finito. Non vedo nemmeno domani, devo solo continuare oggi per trovare un pasto ai miei figli.

Tra una connessione che va e viene, con la sua voce chiara e determinata, continua a narrare la tragica situazione di Gaza, ma soprattutto la mancanza di cibo e acqua. Hanno fame. Quando riprendo la voce, cerco di distrarla parlando del meraviglioso lavoro di disegni con bambini, in uno spazio fortunoso, che Maysa chiama “atelier”.

“Ho iniziato a far disegnare i miei figli, perché hanno nel vissuto solo la morte, e poi sono arrivati altri bambini a disegnare. Questi bimbi hanno perso la loro infanzia, non vanno a scuola e vivono nel terrore.” Maysa racconta velocemente, ha paura che la connessione si blocchi, ma vuole farmi sapere che “quando questi bambini mi dicono che sono soli, io dico loro, no tu sei importante, i tuoi disegni stanno andando all’estero! E poi è uno spazio in cui ricominciano a usare una parola che a molti di loro è negata”.

È vero: Piero e Antonella Battistella di Povegliano (è loro la foto di questa pagina) e la Comunità di Marango sono riusciti a far arrivare 34 disegni di bambini con le loro letterine scritte, che si stanno avviando a girare per l’ Italia. È periodo di vacanza e la voce di Maysa non si sentirà. Mi è stato detto più volte “Tanto non serve a nulla”, ma questa frase è intrisa di una rassegnazione che non possiamo più permetterci e che paralizza ogni possibilità di agire. Non possiamo cedere alla logica dell’impotenza. Non possiamo tacere.

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