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Guerra in Iran: cosa rischiano le nostre imprese
Guerra in Medio Oriente. Sono incertezza, ma anche resilienza le parole-chiave che possono aiutarci a interpretare in modo realistico quello che sta succedendo in quei territori in queste ultime settimane, comprese le ripercussioni sull’economia di casa nostra.
Silvia Moretto, di mestiere amministratrice delegata di una grande azienda di logistica trevigiana, è anche la consigliera delegata per gli Affari internazionali di Confindustria Veneto Est. A lei chiediamo di aiutarci a capire meglio, per quanto possibile, come si stanno muovendo i mercati globali, a partire da quel focolaio di guerra che sta infiammando il Medio Oriente.
“A febbraio scorso abbiamo presentato i dati confindustriali del nostro Osservatorio export, un campione di circa 800 aziende associate, che ci restituiva una foto molto positiva del 2025. Nonostante tutta la questione dei dazi americani, oltre la metà delle nostre aziende sono andate molto bene in materia di esportazione, sia in termini di volumi che di fatturati, con una rinnovata fiducia verso il futuro. Se dovessimo dire cosa hanno espresso le nostre imprese in questi ultimi anni di grande incertezza, direi un alto tasso di resilienza. Hanno compreso, infatti, quanto sia fondamentale diversificare, perché nessun mercato è davvero sicuro e stabile, tutto può improvvisamente cambiare”.
Per dire, i mercati mediorientali, soprattutto dopo la pandemia, erano divenuti uno sbocco importante per le esportazioni italiane, che nell’ultimo quinquennio erano aumentate di circa il 60%. Stiamo parlando di settori strategici per il Veneto, ma anche per tutto il Made in Italy, come le costruzioni e l’impiantistica, il settore meccanico e dei macchinari e, poi, tutti i prodotti finiti delle cosiddette tre F: fashion, food & furniture (queste ultime intese soprattutto come arredi).
“Il Medio Oriente rappresenta circa un quarto del totale delle esportazioni che operiamo verso gli Stati Uniti, ma è pur sempre un mercato di sbocco strategico per l’Italia. Ora, tanto dipenderà dalla durata del conflitto - commenta Moretto -, che in questo momento non ci è dato sapere. L’altro grande fronte di incertezza è generato dall’aumento dei prezzi di energia e trasporti (via terra, mare e cielo), sui quali si sta facendo molta speculazione, e che, naturalmente, incide sui costi di esportazione, aumentandoli. Dopo due anni e mezzo di restrizione, finalmente il passaggio attraverso il Canale di Suez si era da poco normalizzato; ora, purtroppo, il conflitto in Medio Oriente ci fa tornare indietro, costringendo la maggioranza delle navi dirette e provenienti dall’Oriente a circumnavigare l’Africa, anche in questo caso con aumenti importanti dei costi di trasporto e della tempistica necessaria. L’altra conseguenza diretta di questo conflitto è sui principali hub commerciali del Medio Oriente, che finora erano principalmente Dubai e Abu Dhabi. Ora si stanno cercando nuove rotte di collegamento fra Asia ed Europa, come, ad esempio, la Turchia e l’Azerbaijan, considerando che, comunque, tutto è in divenire”.
Le imprese cosa possono fare in questo contesto? “Continuare a fare bene il loro mestiere, procedendo nella strada della diversificazione (ad esempio, sono molto positivi gli ultimi accordi per il Mercosur e con l’India), nella consapevolezza che oggi è difficile pianificare a medio-lungo termine. Le associazioni di categoria come la nostra hanno a disposizione gli strumenti e le professionalità per supportare al meglio le aziende nel loro operato quotidiano”.
Per approfondire: Intervista ad alcuni italiani a Dubai: “Qui tutto normale”
Antonio, nome di fantasia, vive e lavora a Dubai dal 2010, insieme alla compagna. Lui lavora nel settore delle costruzioni, lei per un’azienda europea del retail (commercio al dettaglio). Gli abbiamo chiesto come si vive in città dopo il 28 febbraio, ovvero dal primo giorno di attacchi nel vicino Iran. Si stima che a Dubai vivano stabilmente circa 15.000-20.000 italiani, parte di una più ampia comunità di oltre 30.000 connazionali, residenti negli interi Emirati Arabi Uniti. Ci racconta Antonio che tutto è precipitato abbastanza all’improvviso: “Sapevamo che la situazione era calda, ma quel sabato ci ha colti di sorpresa. Eravamo scesi in spiaggia, perché avevamo ospiti una coppia di parenti, con due bambini piccoli. Abbiamo sentito alcuni rumori e, poi, notizie che arrivavano in modo un po’ disordinato”.
Dopo i primi giorni di caos (i loro parenti non sono riusciti a fare nulla di quello che avevano programmato, ma, in compenso, hanno ricevuto il rimborso totale e sono rientrati senza problemi o ritardi in Italia), la vita è tornata alla sua routine. “Noi qui ci sentiamo sicuri - spiega Antonio -, non è una vera e propria situazione di guerra; l’Iran, che dista soli 50 chilometri dalla costa di Dubai, cerca di colpire le basi militari americane, qui in città arrivano talora detriti di missili e droni intercettati. Il sistema di difesa è al top. Il Governo ci allerta tramite i cellulari, dall’inizio del pericolo alla conclusione dell’operazione; ci hanno consigliato di stare lontani dalle finestre e cosa fare in determinate situazioni. Anche in azienda ci hanno spiegato come comportarci in caso di allarme, chi non se la sente può lavorare da casa in smartworking e, poi, hanno messo a disposizione un supporto psicologico online”.
Com’è cambiata la vostra vita? “Direi che è la solita. Cerchiamo di non frequentare luoghi particolarmente affollati, facciamo molte cose insieme e poi abbiamo preparato una borsa per eventuali emergenze. So che in Italia ed Europa la situazione viene descritta in modo drammatico, ma ci sono parecchie fake news. Alcuni media hanno descritto Dubai come città deserta. È vero che i turisti se ne sono andati, ma è anche vero che questa crisi è coincisa con la conclusione del Ramadan e con una chiusura primaverile delle scuole: mi aspetto che molte persone rientrino”.
La situazione descritta da Antonio coincide grosso modo con il racconto di Giampiero Alessandrini, amministratore delegato di 2Square Group, azienda di Ponzano Veneto, che opera nel retail di lusso. L’imprenditore trevigiano è appena rientrato da Dubai. “Lì negli Emirati Arabi ho percepito ancora una volta una grande serietà del Governo, che opera per assicurare massima incolumità e protezione alle persone. Certo, ricevere gli allarmi di avvertimento genera una certa pressione psicologica. Però la vita procede normalmente: la gente va al lavoro, a fare la spesa al centro commerciale, cena fuori, scende al parco per fare una passeggiata, si può comunicare liberamente”. Per quanto riguarda il business, Alessandrini ritiene sia “troppo presto per fare previsioni. È chiaro che ci vorranno alcuni mesi per capire come vanno i mercati”.



