La settimana scorsa abbiamo pubblicato una presentazione della lettera apostolica di papa Leone sull’educazione:...
Venezuela, arrestato Maduro durante l’intervento Usa. Tante incognite sulla transizione
Donald Trump ha definitivamente rotto gli indugi sul Venezuela, e, in modo repentino e sorprendente, ha ottenuto lo “scalpo” di Nicolás Maduro, il presidente venezuelano, tratto in arresto assieme alla moglie dalle forze speciali venezuelane, e subito portato fuori dal Paese. “Si trova in una nave, con la moglie, sono stati incriminati a New York per narcotraffico”. In poche ore, si è passati dal fitto bombardamento notturno su numerosi siti strategici, o altamente simbolici, del potere chavista, alla notizia data da Donald Trump, e confermata dalla vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, dell’arresto di Maduro. Il presidente Usa ha parlato di due militari feriti, e di nessuna vittima statunitense, sicuramente la difesa venezuelana è stata molto flebile. Le zone grigie, le incognite, gli interrogativi sul futuro e su una transizione di potere possibile, ma molto delicata, superano di gran lunga le risposte.
Di certo, la situazione è, al momento, perlopiù tranquilla in tutto il Paese. L’accesso a Caracas è, però, interdetto a chi proviene da fuori città. La frontiera con il Brasile è stata riaperta, mentre la Colombia ha allertato le proprie truppe lungo il confine venezuelano. Non si registrano manifestazioni popolari, ma alcuni pattugliamenti da parte di forze di polizia o di milizie legate al regime chavista.
“Mi dicono che c’è molta incertezza e paura nella popolazione per le conseguenze di tutto questo. Nell’interno del Paese, prevalgono molto silenzio e incertezza – riferisce al Sir un’accreditata fonte ecclesiale -. Temo le conseguenze umanitarie dell’approvvigionamento, la mancanza di carburante. Tutto è incerto”.
Incognite istituzionali e sulla tenuta del chavismo
Sicuramente, il bombardamento di stanotte è stato imponente e diffuso. Tra gli obiettivi presi di mira dagli Stati Uniti la base aerea di La Carlota all’interno della città, la caserma della montagna dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez, la base navale a Catia La Mar, il Palazzo federale legislativo, Forte Tiuna, dove si trova il Ministero della Difesa, altre strutture di decollo di aerei e aeroporti.
Ma, una volta tornata la calma nel Paese, si è capito che gli americani erano riusciti a entrare a Caracas, e a catturare Maduro. Che succederà ora? Come, accennato, anche accreditati analisti, sentiti dal Sir, preferiscono attendere i prossimi sviluppi.
Spiega da Caracas Vladimir Villegas, giornalista del circuito Unión Radio, in passato deputato, viceministro degli Esteri, ambasciatore, prima di rompere con il chavismo: “Una prima questione, per capire cosa ora accadrà, è di carattere istituzionale. Se il ruolo di presidente della Repubblica verrà ritenuto vacante in modo temporaneo, l’incarico passerà automaticamente, in teoria fino alla conclusione del mandato, alla vicepresidente, Delcy Rodríguez. Se, invece, si riterrà che il ruolo del presidente sia vacante in modo definitivo, la presidenza ad interim passerà al presidente dell’Assemblea nazionale, il Parlamento, chiamato a convocare elezioni presidenziali entro trenta giorni”.All’incognite istituzionale si aggiunge, naturalmente, l’incertezza sulla possibilità dei chavisti di mantenere il potere, senza il suo presidente: “Non risultano, ufficialmente, falle nel sistema delle forze armate, però è evidente che c’è stata una carenza nel sistema di sicurezza che doveva proteggere Maduro”.
“Perciò, tutti gli interrogativi sono legittimi: lo hanno catturato con la forza? La cattura è stata in qualche modo negoziata? Il presidente è stato tradito da qualcuno della sua cerchia? La risposta, ancora non la abbiamo. Solo nelle prossime ore o nei prossimi giorni inizieremo a capirlo”.
Dubbi sul ruolo delle Forze armate
Un’ulteriore voce anonima, con un importante incarico ecclesiale, pone, a sua volta, pesanti interrogativi sulla tenuta delle Forze armate: “Questa è forse la principale incognita, dentro a una situazione molto incerta. Sicuramente, la dinamica della cattura di Maduro è risultata molto insolita. E non ci sono state risposte all’attacco aereo statunitense, da parte della Difesa venezuelana. Va sottolineato un particolare interessante: Vladimir Padrino López, ministro della Difesa, nel video in cui ha denunciato il ‘vile attacco americano’, appare da solo, in abiti civili, al suo fianco non ci sono persone dei vertici militari. Certamente, però, le milizie legate al chavismo, anche di carattere paramilitare, possono garantire sul territorio un notevole livello di resistenza”. Va sottolineato, a questo proposito, che il vero “uomo forte” del chavismo, il “falco” temuto dallo stesso Maduro per il suo ruolo guida verso le forze di polizia, Diosdado Cabello, è apparso in un video, incitando alla difesa e alla resistenza.
La Chiesa invita alla calma e a non uscire di casa
Restano, naturalmente, forti gli interrogativi sul mancato rispetto del diritto internazionale, come sottolineato dalle Nazioni Unite. La Chiesa, dal canto suo, è vicina al suo popolo, come ha sempre fatto in questi anni difficili. Mons. Jesús González de Zárate, arcivescovo di Valencia e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha sottolineato al Sir la “fiducia in Dio e nei valori del nostro popolo”. Un invito, attraverso una nota ufficiale, arriva anche da mons. Juan Carlos Bravo, vescovo di Petare, nell’hinterland di Caracas: “Stiamo vivendo momenti di confusione, incertezza e dolore, nei quali non vediamo”, si legge in un comunicato ufficiale.
“È necessario, sebbene difficile, mantenere la serenità, la pace e soprattutto il clima di preghiera – continua la nota -. È importante proteggersi e non uscire. Per il bene del nostro popolo, non bisogna fare appelli di piazza, né diffondere informazioni non verificate e confermate, né provenienti da fonti che non siano affidabili o ufficiali”.



