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Donne e lavoro: I dati Istat parlano chiaro, tra disparità nelle carriere e nei salari

Successi non riconosciuti e poca attenzione alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Due storie di donne che sono riuscite a ricostruire le proprie prospettive grazie alla cooperativa Sol.co
06/03/2026

“Sono ancora rilevanti le condizioni di svantaggio delle donne nel nostro Paese, nell’ambito lavorativo, familiare e sociale”: comincia così il “Rendiconto di genere 2024”. Lo dice l’Inps, non un collettivo di femministe, non una creator digitale della parità di genere, non una certa politica “radical chic”. O meglio, anche loro lo dicono, ma all’Inps non interessano le opinioni: loro guardano i dati, la realtà oggettiva.

La realtà oggettiva ci dice che nel 2023 il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 52,5%, rispetto al 70,4% degli uomini; inoltre, solo il 18% delle assunzioni di donne sono a tempo indeterminato, a fronte del 22,6% degli uomini. Ancora: le donne percepiscono stipendi inferiori di oltre venti punti percentuali rispetto agli uomini, inoltre appena il 21,1% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri è donna. Sono meno preparate? Non si direbbe, visto che nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,9%). Perché non fanno carriera? Perché lavorano meno o non lavorano affatto? Perché si occupano della cura familiare. Nel 2023 le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni degli uomini. A questo proposito, si inserisce anche il no di fine febbraio in Commissione Bilancio della Camera al congedo parentale paritario, che prevedeva un congedo di cinque mesi per ciascun genitore con retribuzione garantita al 100% dello stipendio (rispetto all’attuale sistema che prevede percentuali variabili tra l’80% e il 30%).

Narrazione (in)adeguata

Questi dati parlano di uno squilibrio con radici antiche. Quello che nel 2026 porta Carlo Conti a definire sul palco più famoso d’Italia Francesca Lollobrigida “mamma d’oro”: perché pazienza se ha vinto due ori nella sua disciplina, l’importante è mettere in primo piano il fatto che ha dei figli. Lo stesso tarlo che colpisce anche il giornalista che in conferenza stampa a Sanremo dice alla band Bambole di pezza che abbiamo raggiunto la parità di genere perché “a casa mia è mia moglie che comanda”, spingendo le artiste a rispondere: “Noi non vogliamo il potere in casa, lo vogliamo ovunque”. Se questo è l’atteggiamento giornalistico, che dovrebbe essere guidato da un codice deontologico nel comunicare al pubblico una postura adeguata ai tempi, difficile stupirci dell’opinione della persona al bar o del vicino della porta accanto. E per fortuna che quest’anno a Sanremo c’era Carolina Bubbico, che si è fatta chiamare “maestra” d’orchestra ricordando a milioni di telespettatori che le regole della grammatica italiana non sono un’opinione.

Lavoro femminile

Abbiamo voluto parlare degli apparentemente incolmabili divari sul lavoro maschile e femminile (gender pay gap, child penalty, ecc.) con una realtà del territorio che si distingue in termini di partecipazione femminile: la cooperativa sociale Sol.Co. Il bilancio sociale 2023 riporta percentuali importanti di lavoratrici femminili, anche nei ruoli apicali, nonché la presenza di personale impiegato con disturbi psichiatrici e con disagio sociale (per esempio giovani madri senza reddito, oppure over 50 senza lavoro), dimostrando che le politiche aziendali sono orientate all’abbattimento di ogni discriminazione e alla valorizzazione delle capacità individuali, affinché ognuno possa occupare il ruolo sociale che gli spetta di diritto. La sua energica presidente, Luciana Cremonese, offre una lettura lucida delle disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro: “Ci sono tante donne che non hanno il senso culturale del lavoro e di poter crescervi all’interno, e quindi rimangono un po’ nell’ombra” commenta. “Riscontriamo che questa idea è ancora più forte nelle donne straniere, non tanto perché siano straniere, ma per la condizione sociale in cui versano: se provieni da una famiglia con delle problematiche, non è detto che tu possa sposare un modello lavorativo paritario, nemmeno in contesti incoraggianti come il nostro”.

Storia di Arianna: Tempo per la vita

Arianna ha iniziato in Sol.Co come volontaria nel 1999, dopo aver abbandonato il lavoro nel mondo profit per un senso di grande insoddisfazione. L’assunzione è arrivata nel 2000 e oggi affianca Luciana Cremonese come responsabile di produzione: “non è mai stata una mia mira la crescita di carriera, però mi sono stati affidati dei compiti sempre più di responsabilità, mi è stata data l’opportunità di crescere: a me bastava fare il mio lavoro, e farlo volentieri” spiega. Eppure, dal suo modo di raccontarsi e di porsi, si nota ancora una difficoltà a riconoscersi le proprie capacità: è la presidente Cremonese infatti a raccontare che in azienda Arianna è presa come modello, e che la sua patente del muletto denota una forte volontà ad andare oltre gli schemi di genere precostruiti. Dal 2005 si è trovata sola a crescere il figlio e negli ultimi anni ha avuto bisogno di dedicare molto tempo ed energie alla madre malata; “sono sempre stata supportata dalla cooperativa, anche grazie alla flessibilità di orari che rientra nelle nostre modalità organizzative di lavoro. Il lavoro deve essere anche vita perché qui viviamo gran parte del nostro tempo. Dopo quasi 26 anni, ancora non mi capita di arrivare al lavoro “con i piedi pesanti”, come invece succedeva prima”.

Storia di Blessing: Nuove opportunità

La storia di Blessing in Sol.Co è molto più recente: è arrivata in cooperativa nel 2021 tramite un tirocinio per disoccupati organizzato con il Comune di Quinto di Treviso; dopo nove mesi è stata assunta come dipendente operaia e poi piano piano è stata messa come operatrice responsabile. Arrivata dalla Nigeria nel 2003, Blessing ha svolto tanti lavori prima di arrivare in Sol.Co, ma è proprio qui che, dice, ha trovato un clima di inclusione molto bello e ha ricevuto l’opportunità di crescere. In lei è stato individuato un talento, come quello di Arianna o di Cremonese stessa, che non sarebbe emerso probabilmente altrove. “A volte facciamo delle cose e continuiamo a fare quelle perché è più semplice, invece ci sono parti di noi talentuose che dobbiamo far emergere” chiarisce la presidente, “lei ci ha messo il suo, è così sono iniziate crescita e nuove responsabilità”. Infatti oggi, a cinque anni circa dall’assunzione, Blessing dirige cose e persone, oltretutto persone con difficoltà importanti, cosa da non dare per scontata. “Bisogna provare anche se si fallisce, riprovare finché ci si riesce” è il suo messaggio al termine della conversazione.

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