venerdì, 06 marzo 2026
Meteo - Tutiempo.net

Passa mani: dopo l’orto un appartamento per sostenere i più fragili

L’associazione ha cambiato statuto per rafforzare e allargare i suoi obiettivi di vicinanza e solidarietà

Di acqua ne è fluita lungo il fiume da quando nella comunità di Sant’Angelo e Santa Maria sul Sile, alle porte di Treviso, è sorta l’associazione di promozione sociale Passa Mani.

Tutta colpa del Covid, o merito, e di quegli incontri nell’estate successiva alla prima ondata, sorti grazie a un forte spirito di partecipazione di alcune persone che volevano, insieme, realizzare attività che avessero un’utilità sociale e che favorissero nuove relazioni.

Dopo il secondo lockdown, fu convocato un gruppo promotore composto da alcuni cittadini attivi nella parrocchia e nel quartiere. Il gruppo propose di costruire un nuova esperienza di economia civile con lo scopo di costruire legami sociali, inclusione lavorativa e solidarietà, a partire dal tema generatore del cibo. Ecco, quindi, Passa Mani e i suoi primi laboratori di cucina, passate di pomodoro, pasta fresca, alla scoperta dei cibi tipici dal mondo, grazie alla partecipazione di migranti stabilitisi nel territorio, un contesto di socializzazione all’interno della comunità per favorire nuovi e stabili legami tra le persone.

Lo statuto, fin dalla fondazione ufficiale di Passa Mani, il 19 giugno del 2022, prevedeva già altri obiettivi, come la promozione di nuovi modelli di solidarietà per venire in aiuto alle persone in difficoltà, andando oltre a un modello assistenziale verso un modello di aiuto reciproco tra pari; la realizzazione di un nuovo modello di economia di condivisione all’interno della comunità, in cui vi fossero forme di scambio e mutualità e, in prospettiva, delle opportunità di inserimento lavorativo; la promozione dell’espressività dei talenti dei singoli e dei gruppi nella comunità attraverso modalità laboratoriali.

Ma questo non bastava più, alla luce delle tante persone senza dimora che gravitavano intorno alla parrocchia, avvicinati dal gruppo spontaneo “Gente per gente”, che organizza colazioni, domeniche in relax, appuntamenti nell’orto di Passa Mani, un terreno, dato in comodato d’uso gratuito da una famiglia, e che vende prodotti biologici, ma soprattutto ospita, sia come volontari ad aiutare nel lavoro, sia come partecipanti alle iniziative di colazione e pranzi insieme, le persone senza dimora. E, ora, anche un ragazzo in messa alla prova dal Tribunale, un rito alternativo penale che sospende il processo per reati minori in cambio di un lavoro di pubblica utilità. La necessità del cambio di statuto, avvenuta lo scorso 27 febbraio, la spiega bene la presidente dell’aps, Silvia Basso: “L’esigenza nasce per aiutare Gente per gente a trovare un alloggio per i migranti. Riflettendo, con l’aiuto anche di La Esse, la formula più adatta e adeguata era quella di avere un’associazione alle spalle, simile a Di cas di Marghera. L’associazione già c’era ed è Passa Mani. Ci siamo incontrati per alcuni mesi, abbiamo visto che i valori ci avvicinavano molto, e l’orto sociale è stato fondamentale per conoscerci sempre meglio. A questo punto, avendo anche un appartamento a disposizione per ospitare persone senza dimora, è stato necessario cambiare lo statuto per divenire una aps con personalità giuridica. Questo è stato fatto venerdì scorso alla presenza di tutti i soci, 49 su 50. Ora ci sarà un gruppo di coordinamento, che rappresenta tutti i gruppi di lavoro, orto, laboratori comunitari, domeniche in relax, laboratori di produzione di cucina e cibo, pranzi sociali, job lab, che aiuta i migranti a districarsi tra gli uffici pubblici, e infine, casa Giuditta (articolo a fondo pagina, ndr). Più persone che si incontrano regolarmente, che ragionano insieme, che promuovono idee in modo strutturato. Questo è Passa Mani, che ha a cuore il bene comune all’interno della comunità”.

La conoscenza con le persone senza dimora, le colazioni, l’invito a ritrovarsi ai pranzi insieme e nelle iniziative organizzate soprattutto nell’orto sociale di Passa Mani, hanno portato a un ulteriore passo: trovare una casa per queste persone che sono qui per lavorare. E qualcosa si è mosso

Ma chi si fida a dare un appartamento in affitto a dei migranti? Messa così, la risposta è semplice: nessuno. Non li conosci, abitudini diverse, poi non pagano, storie del genere circolano.

Non è stato così per Noella e suo fratello, che, dopo vari approfondimenti, hanno dato la casa di famiglia, in località San Liberale di Treviso, in affitto a un’associazione che fa da garanzia per 5 migranti. Un cammino nato a maggio dello scorso anno, come ci spiega Noella: “Un’amica, che vedeva la casa sempre chiusa dopo la morte di mia madre, mancata 4 anni prima, mi ha proposto di andare all’assemblea dell’associazione Di Casa odv di Marghera, per sentire le storie delle famiglie che danno appartamenti e case in affitto per persone in difficoltà abitativa. Ho visto la serietà dell’iniziativa e l’importanza della casa per l’inserimento sociale di queste persone”. Dopo averne parlato con il fratello e superato qualche ostacolo di ordine tecnico, ecco il primo contratto di casa Giuditta (dal nome della mamma) con l’associazione di Marghera per ospitare 5 senza dimora, ognuno con una sua stanza, due bagni, una cucina e un salotto e il giardino esterno in comune fra di loro.

Come superare, allora, la diffidenza iniziale a concedere la casa di famiglia per questa esperienza? “Fondamentale - risponde Noella - è avere alla spalle un’associazione seria, che ora è Passa Mani aps, che fa da garante. Sarebbe bello che anche enti più grossi seguissero questo esempio che può sicuramente essere realizzato su larga scala”.

Il pensiero di Noella torna alla storia della sua famiglia: “Questa casa è il frutto dell’emigrazione di mio padre in Belgio. Lì aveva un posto letto e dove mangiare. Il problema da noi ora è lo stesso: dare un tetto e un pasto a chi viene qui per lavorare”.

I cinque giovani adulti ospitati da settembre in casa Giuditta, un marocchino, un senegalese, un somalo, un afghano e un pakistano, lavorano tutti e pagano una quota di affitto per questa abitazione. A seguirli ci sono alcuni volontari, che li incontrano mensilmente e sono a disposizione per problemi che possono insorgere, come ci spiega uno di loro, Daniele: “Oltre ad assicurarci del rispetto delle regole per una pacifica convivenza tra di loro, ci assicuriamo che seguano i corsi di italiano, che facciano attenzione alla parte amministrativa, per i rinnovi dei permessi di soggiorno”.

La scelta di quali persone mettere insieme è stata oculata, persone che si conoscevano già, di età diverse, ma non completamente distanti per esigenze e sensibilità, aiutati in questo anche da Simone, della cooperativa La Esse, che ha esperienza di gestione di alloggi.

“Vorrremmo poi - precisa Daniele - che questa fosse una casa di passaggio, di primo inserimento, per risolvere una criticità, ma che poi, avendo un lavoro e una certa stabilità, questi giovani potessero trovare una collocazione abitativa più idonea alle loro esigenze”. Sia Noella che Daniele confermano che non ci sono stati particolari problemi con il vicinato, che è stato prontamente invitato a una colazione e informato della presenza di questi nuovi vicini, che ha potuto incontrare e conoscere. “Non so se siamo stati solo fortunati, non credo, ma al momento è tutto tranquillo, i ragazzi sono ben organizzati, fanno i turni per la pulizia della casa, per i rifiuti, i volontari hanno insegnato loro a prendersi cura del giardino...”.

Casa in affitto ai migranti? Si può fare.

SEGUICI
EDITORIALI
archivio notizie
19/02/2026

Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...

05/02/2026

È dei giorni scorsi la nota con cui la diocesi di Milano comunicava che il trentaduenne don Alberto Ravagnani...

TREVISO
il territorio