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L'impatto devastante delle guerre sui bambini

Il rapporto annuale delle Nazioni Unite certifica 27.000 gravi violazioni nei confronti di bambini in zone di conflitto. Il numero più alto di sempre. La Russia inserita nella lista nera Onu

La guerra colpisce prima di tutto i bambini. Una frase ribadita a più riprese, in diversi contesti e conflitti, e che si manifesta con ancor più vigore per noi europei nell'anno trascorso dall'invasione russa dell'Ucraina. Uno dei punti nell’agenda diplomatica del cardinale Zuppi nelle sue missioni a Kiev e a Mosca.

I dati lo confermano. Nel 2022, secondo il rapporto annuale delle Nazioni Unite, le gravi violazioni in termini di diritto internazionale in materia di bambini e conflitti armati, sono state 27mila, il numero più alto mai registrato, contro le 24mila dell’anno precedente.

Numeri in crescita

"Le violazioni registrate si riferiscono solo a informazioni verificate, con un probabile tributo molto più alto", sottolinea Virginia Gamba, rappresentante speciale dell’Onu per i bambini e i conflitti armati.

Sono quattro le categorie prese in considerazione dal rapporto: reclutamento e utilizzo di bambini in gruppi o forze armate, uccisione e mutilazione, stupro e violenza sessuale e rapimento. Due terzi delle violazioni riguardavano ragazzi, in 24 diverse situazioni di conflitto.

Le principali nuove aree dove si registrano gravi violazione nei confronti dei bambini includono Haiti, Niger, Etiopia e Ucraina. Anche se le maggiori criticità si registrano nei conflitti di lunga durata, tra cui quelli nella Repubblica Democratica del Congo e in Somalia.

L'Afghanistan, insieme ai Territori palestinesi occupati, nel 2021 ha registrato il più alto numero di bambini uccisi o mutilati a causa dei conflitti: 633 bambini sono stati uccisi e 1.723 sono stati mutilati a causa di ordigni esplosivi improvvisati, di esplosioni o residuati bellici esplosivi, secondo il rapporto "The forgotten ones" diffuso da Save the children

Secondo una recente ricerca di questa ong, a oggi sono 468 milioni – più di 1 su 6 – i bambini del mondo che vivono in aree colpite da conflitti armati. Numeri, a dir poco, preoccupanti!

La Russia nella lista nera Onu

La Russia è stata inserita nella lista nera per le sue azioni a danno dei bambini durante l'aggressione in Ucraina. È la prima volta che ciò avviene per un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il rapporto evidenzia che nel 2022 le forze armate di Putin hanno ucciso 136 bambini ucraini e condotto attacchi a 480 scuole e ospedali nel Paese.

Secondo l'indagine, anche l'esercito di Kiev è responsabile di violenze nei confronti dei minori. Ottanta bambini uccisi, 175 rimasti mutilati e 212 attacchi condotti contro scuole e ospedali è il macabro bilancio imputabile alle forze armate ucraine che però non compaiono nella lista nera Onu.

Dimenticanza o visione unilaterale di un conflitto che ha molteplici responsabilità?

A oltre 500 giorni dallo scoppio del conflitto le ong presenti affermano che il numero dei bambini coinvolti è maggiore e che per migliaia di loro vi è stata la ‘deportazione’ in campi di rieducazione. Altre decine di migliaia sono sfollati all'interno dell’Ucraina e della Russia.

Responsabilità dei governi

L’inviata speciale dell’Onu Gamba ha sottolineato che i governi sono stati i principali responsabili dell'uccisione e della mutilazione di bambini, attacchi a scuole e ospedali e persino nella negazione di accesso umanitario. E’ stato ricordato che dietro le cifre ci sono i volti dei bambini vittime di violenze armate in tutto il mondo, le cui storie individuali non vengono raccontate.

Il rapporto non tiene conto del grave conflitto scoppiato in Sudan dove oltre 1 milione di bambini sono stati sfollati a causa degli scontri violenti. Fonti delle Nazioni Unite affermano che almeno 7 bambini vengono uccisi o feriti ogni ora nella guerra in Sudan, ma si teme che i numeri possano essere molto più alti.

Intervento dell’Italia

Alla riunione del Consiglio di sicurezza è intervenuta anche l’Italia, attraverso l’ambasciatore, in cui sono stati richiamati i Principi di Parigi, i Principi di Vancouver con cui l’Italia “invita tutti gli Stati membri ad approvare e attuare pienamente la ‘Dichiarazione Scuole sicure’, per mitigare le conseguenze dei conflitti armati sull’istruzione e ad astenersi dall’uso militare delle infrastrutture civili”.

Allo stesso tempo il nostro diplomatico ha sottolineato che “non dobbiamo ignorare quei crimini ampiamente sottostimati, come la violenza sessuale nei conflitti e lo stupro usato come tattica di guerra. Incoraggiamo la massima collaborazione tra i diversi mandati delle Nazioni Unite per prevenire e porre fine a questa piaga e garantire che i responsabili siano assicurati alla giustizia”.

Bombe a grappolo

Nelle stesse ore in cui all’Onu si discuteva degli effetti catastrofici della guerra sui minori, arriva il via libera degli Stati Uniti all’invio di bombe a grappolo in Ucraina. Necessità di munizioni per la controffensiva ucraina – che sta procedendo più lentamente del previsto – o più semplicemente occasione per svuotare gli arsenali e sostenere le industrie delle armi?

Quelle che in inglese vengono chiamate cluster bombs vengono utilizzate a partire dalla Seconda guerra mondiale, ma messe al bando da oltre un decennio per gli effetti devastanti e di lungo periodo. In pratica si tratta di contenitori che hanno al loro interno decine o centinaia di altre bombe più piccole. Quando vengono lanciati, arrivati a una certa altezza, i contenitori si aprono e distribuiscono, appunto, a grappolo, in aree molto vaste, il loro contenuto che dovrebbe esplodere poi al momento dell’impatto a terra. Molti ordigni rimangono inesplosi perché magari cadono sulla vegetazione o su un terreno erboso, che non crea abbastanza impatto da provocare l’esplosione. Ciò comporta che, anche a distanza di molti anni, gli ordigni continuano a mietere vittime. SI calcola che morti e feriti causati dalle bombe a grappolo siano, in oltre il 90 per cento dei casi, civili e tra essi molti minori.

Queste armi sono state vietate da una convenzione dell’ONU del 2008 firmata da più di 100 paesi - ma entrata in vigore il 1 agosto del 2010 - tra cui però non compaiono Stati Uniti, Cina, Russia e Ucraina. Contro la decisione americana si sono dichiarati l’Italia, la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e la Spagna. Sintomatico che la fin qui neutrale Finlandia, tra pochi giorni nuovo membro della Nato, sia anch’essa tra i paesi che non hanno ratificato questa convenzione!

Per la cronaca bombe a grappolo risalenti all’epoca sovietica sono state già ampiamente usate nella guerra in Ucraina da entrambi gli eserciti. Questo però non può in alcun modo giustificare la decisione americana di sostenere Kiev con uno sguardo miope e senza pensare alla vulnerabilità dei bambini oltre al minamento infido di campagne e città per i prossimi decenni. Indocina, Kosovo e Iraq insegnano!

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