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Questa volta la fumata bianca tra Bruxelles e Tunisi è arrivata, ma... qualcosa non torna

Domenica 16 luglio, a poco più di un mese dall’ultima visita, Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni e Mark Rutte sono tornati a Tunisi. Il motivo era lo stesso: l’11 giugno, incontrarono il presidente tunisino Kais Saïed per siglare un memorandum d’intesa col suo Governo, in cambio di riforme economiche e un rafforzamento dei controlli delle frontiere marittime, per ridurre i flussi migratori verso l’Europa. 

Se allora le parti non erano riuscite a finalizzare l’accordo, questa volta la fumata bianca tra Bruxelles e Tunisi è arrivata. Meloni ha già definito l’intesa raggiunta un “modello” per le relazioni con i Paesi del nord Africa. Voglia di grandezza o ricorsi storici: per la cronaca, l’accordo è stato firmato a Cartagine, lussuoso quartiere di Tunisi!

Il memorandum si fonda su 5 pilastri: assistenza macrofinanziaria, relazioni economiche, cooperazione energetica, gestione flussi migratori, creazione di opportunità di interscambio e di studio. Pilastri che ricalcano la strategia della commissione per accordi a tutto tondo, che accompagnino alla cooperazione sul contrasto ai trafficanti una forte accelerazione nei rapporti economici e nelle politiche di approvvigionamento di energia sostenibile. Con la firma dell’accordo, Bruxelles si impegna a versare, subito e senza condizionalità, 150 milioni di euro nelle casse di Tunisi, una misura a cui si potranno, poi, aggiungere ulteriori 900 milioni di assistenza macro-finanziaria.

Guardando ai dati dell’Unhcr e del nostro ministero dell’Interno, dall’inizio dell’anno più di 43 mila persone sono sbarcate in Italia partendo dalla Tunisia (su un totale di circa 75 mila sbarchi via mare), un incremento di oltre l’800% rispetto ai 5 mila arrivi complessivi dal Paese nello stesso periodo del 2022. Si tratta di una cifra superiore agli sbarchi totali dalla rotta tunisina nell’intero 2022 (32 mila). Nei primi sei mesi del 2023 la Tunisia si è attestata come il primo Paese di partenza dei flussi via mare diretti verso l’Italia, davanti alla Libia, al primo posto lo scorso anno.

Se l’obiettivo politico è quello di non far partire i migranti dalla Tunisia verso l’Italia, i dati sconfessano finora l’affidabilità di Saïed - inviso anche ai suoi stessi connazionali -, alla luce dei precedenti accordi con l’Europa. Il memorandum non mette al primo posto la questione dei diritti umani, ma bandierine e sfilate in vista delle prossime elezioni europee. In Tunisia ci sono state, infatti, nelle scorse settimane, rivolte con vittime, rinvii forzati in Libia, migranti sub sahariani abbandonati in una terra di nessuno. 

Inoltre, il grosso dei contributi (900 milioni) sono vincolati all’implementazione di alcune riforme richieste dal Fondo monetario internazionale. Riforme non solo economiche ma anche sul piano politico che, fino a poche settimane fa, Saïed aveva etichettato come “diktat”, ma che sono imprescindibili per sbloccare i fondi europei. Ma quale “modello”? Pur aprendo al rimpatrio dei soli cittadini tunisini arrivati in Europa irregolarmente, Saïed ha rifiutato categoricamente l’apertura di centri d’accoglienza in cui ospitare migranti, su cui puntava la Meloni. Ma il nostro Governo rivendica, comunque, l’intesa come un successo. L’unica preoccupazione è quella di bloccare i flussi sulla carta: poi se questo accadrà è tutto da vedere!

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