Il recente viaggio apostolico di papa Leone in Francia ha suscitato commenti entusiastici, a tratti persino...
Qatar e Isis: chi è il colpevole?
Sentire alcuni Stati arabi denunciare l’emirato sul Golfo Persico di fomentare il terrorismo suona molto strano, specialmente quando questi sono Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi e Yemen. Gli osservatori internazionali sottolineano ciò che ai più pare evidente: tutto questo accade dopo il viaggio di Trump in Arabia Saudita.
E’ proprio come si dice in veneto: “Il coniglio dice alla lepre: «tu hai le orecchie grandi»” (liberissima traduzione in italiano, che nella lingua autoctona ha tutt’altro effetto oltre che un significato “ulteriore”). O ancora, quando si dice che “il carnevale si stupisce della vivacità della quaresima” (sempre libera traduzione). Non trascrivo quella che cita il cortile di casa...
Sentire alcuni Stati arabi denunciare il Qatar di fomentare il terrorismo suona molto strano, specialmente quando questi sono Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi e Yemen.
Il cattivo Qatar
Certo, quelli della coalizione non stanno mentendo. Il Qatar è legato all’Iran degli ayatollah da tanto tempo. Per secoli sono stati sotto i persiani (gli iraniani di oggi) e dopo l’invasione del Kuwait nel 1992 tra Arabia Saudita (che ha sempre pensato di farne una sua regione) e il Qatar ci sono state delle dispute territoriali. Ciò ha spinto il Qatar verso l’Iran, in cerca di appoggio politico. Inoltre, la piccola penisola attaccata alla grande Arabia e l’Iran hanno interessi comuni di condivisione delle risorse naturali; insieme stanno sfruttando il più grande giacimento al mondo di gas naturale.
Gli osservatori internazionali sottolineano ciò che ai più pare evidente: tutto questo accade dopo il viaggio di Trump in Arabia Saudita. Cioè dopo che il presidente “a stelle e strisce” ha invitato gli Stati arabi a lottare contro il terrorismo (senza che nessuno gli abbia fatto notare che non sono stati i soli ad aver creato e finanziato l’Isis finora), a coalizzarsi formando una sorta di Nato araba contro l’Isis e ha indicato l’Iran come il nemico “numero uno”. In Arabia Saudita gli hanno fatto festa, ma tanta festa, più di un parente. Viene il capo della nazione più potente, il “poliziotto del mondo” e non tiene conto delle malefatte (l’Isis uccide anche con armi americane che arrivano dai Paesi arabi), anzi, gli “regge il sacco” in modo sfacciato.
Tutto questo per il petrolio e le armi, non certo per la democrazia, la parità dei diritti, o l’innocenza delle parti. Il presidente statunitense attuale continua la politica del suo Paese e vende agli arabi molte armi, per una cifra che va dai 98 ai 128 miliardi di dollari, in grado di raggiungere, in un decennio, fino a 350 miliardi di dollari. Fino a questo momento il suo predecessore aveva venduto più armi di qualsiasi altra amministrazione statunitense dalla Seconda Guerra mondiale ad oggi; in questo caso la somma è stata stimata nell’ordine di circa 200 miliardi di dollari. E pensare che era il presidente Barack Obama, e che arabi e presidente si trovavano reciprocamente antipatici. Trump l’ha superato.
L’Isis è sunnita
Tutto ciò non fa del Qatar un paese innocente verso il terrorismo, anzi. Attraverso l’emirato hanno avuto sostegno Hamas (Palestina), hezbollah (Libano e Siria), i fratelli musulmani (specialmente in Egitto), gli alawiti (in Siria e non solo).
Quello che sta avvenendo è uno scontro ancora più aperto tra musulmani, tra sciiti (minoranza dei musulmani con riferimento in Iran) e sunniti (maggioranza dei musulmani con riferimento in Arabia Saudita, ma anche Turchia, e altri pretendenti).
Sciiti e sunniti si stanno affrontando e scannando dalla morte di Maometto (VII secolo dopo Cristo) fino ad oggi. Le ricchezze attuali permettono loro di riprendere vecchie guerre con armi nuove e motivi apparentemente diversi, ma alla fine il motivo è uno solo: annientare l’altra parte. La guerra nello Yemen, di cui non si parla mai, è per lo stesso motivo. Quella in Siria? Anche.
Qualcuno potrebbe ragionare come quando ancora si parlava di omicidi di mafia in televisione e al nord si diceva: “Finché si ammazzano tra di loro…”. La mafia ha cambiato padroni ed è cresciuta perché lo Stato italiano non è riuscito e non ha voluto estirparla. In questo modo la mafia non è rimasta in Sicilia ma ora è in tutta l’Italia (il 20 aprile 2016, il comune di Brescello, proprio quello di don Camillo e Peppone, è stato sciolto dal Governo per infiltrazioni mafiose, primo caso in Emilia-Romagna).
Il terrorismo non finirà perché Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi e Yemen invaderanno il Qatar o sconfiggeranno l’Iran. Il mondo occidentale vende armi a tutti e si gira dall’altra parte finché si uccidono, poi ogni tanto si arrabbia per quello che succede a Londra, a Parigi, a Nizza, a New York, a Boston… Speriamo che ora il mondo occidentale si occupi del Qatar e degli altri Stati arabi in modo serio e non solo per dire se si farà il Campionato mondiale di calcio nel 2022.



