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Don Lino Cusinato, un uomo poliedrico con mille intuizioni

Presentato a Castelfranco il libro “Don Lino Cusinato. Nella testimonianza di chi lo conobbe”, curato da Paolo Miotto, presente anche il vescovo di Piacenza, mons. Cevolotto

A tre anni dalla sua scomparsa, don Lino Cusinato continua a lasciare un segno profondo nella Chiesa e nella società trevigiana. Sacerdote, educatore, giornalista e storico, è stato soprattutto un maestro e un testimone per generazioni di giovani, sacerdoti e laici che hanno condiviso con lui un tratto di cammino. La sua capacità di leggere il proprio tempo, valorizzare le persone e immaginare percorsi nuovi è al centro del volume “Don Lino Cusinato. Nella testimonianza di chi lo conobbe”, curato da Paolo Miotto e presentato nei giorni scorsi al teatro Accademico di Castelfranco Veneto davanti a un pubblico numeroso, segno dell’affetto che continua ad accompagnarne il ricordo. Un ricordo vivo e grato, presente nelle persone e nella città, come ha sottolineato la sindaca, Maria Ghimenton, nel suo saluto.

Più che una biografia, il libro è un racconto corale costruito attraverso le voci di chi ha conosciuto don Lino nei diversi ambiti della sua vita. Ne emerge il profilo di una delle personalità più significative della Chiesa trevigiana tra il secondo Novecento e i primi anni Duemila.

I laici e le collaborazioni

Come ha ricordato Alessandra Cecchin, direttrice della Vita del popolo, ogni definizione appare in qualche modo insufficiente. “Sacerdote, educatore, giornalista, storico e parroco raccontano solo alcuni aspetti di una personalità complessa. Il tratto che unisce tutta la sua esperienza è stata la vocazione educativa e pastorale, accompagnata da una straordinaria attenzione alle persone”. Molte delle sue intuizioni appaiono sorprendentemente attuali.

“Il volume - ha spiegato il curatore - nasce proprio dalla difficoltà di racchiudere don Lino in una sola definizione. Era un uomo poliedrico, con tanti pensieri e difficile da sintetizzare”. Da qui la scelta di raccogliere le testimonianze di chi lo ha incontrato nelle diverse stagioni della sua vita. Qui emerge la sua grande apertura mentale e la capacità di dialogare con persone provenienti dagli ambienti più diversi, anche lontani dall’esperienza ecclesiale. «Allo stesso modo, sapeva riconoscere e valorizzare i talenti di chi aveva accanto, mettendoli al servizio della comunità”.

Una Chiesa in uscita

Particolarmente significativa è stata la testimonianza di mons. Adriano Cevolotto, oggi vescovo di Piacenza-Bobbio e successore di don Lino alla guida del Duomo di Castelfranco Veneto. Cevolotto ha ricordato come fosse già chiara in lui la visione che avrebbe portato alla nascita delle collaborazioni pastorali: quella castellana è stata la prima in diocesi di Treviso. Richiamando il suo testamento spirituale, ha sottolineato la capacità di abitare il proprio tempo nella fede, riconoscendo nelle trasformazioni della storia non solo difficoltà, ma anche opportunità. “Era capace di vedere quelle stelle in cielo che ancora non brillano perché la loro luce arriverà più tardi», ha affermato, evidenziandone la capacità di anticipare i cambiamenti. «È stato maestro perché è stato testimone: ciò che indicava lo mostrava come possibile”, ha aggiunto. Tra i ricordi raccolti nel volume e condivisi durante la serata vi è anche quello di suor Antonella Fraccaro delle Discepole del Vangelo, che ha ricordato il legame nato nel 1987 con l’arrivo della fraternità a Castelfranco Veneto. Don Lino accompagnò i primi anni della comunità approfondendo la spiritualità di Charles de Foucauld e il tema della fraternità universale. Da quella visione prese forma anche il centro don Ernesto Bordignon, una delle opere più significative del suo ministero, concepito come presenza viva della Chiesa dentro la società. “L’andare doveva sempre precedere il convocare”, sosteneva, convinto che fosse la Chiesa a dover fare il primo passo verso le persone.

Dentro la vita trevigiana

A ricordarne lo spessore culturale è stato don Stefano Chioatto, che lo ha definito “lucido nelle sue analisi, capace di visione prospettica culturale e teologica”. Don Lino ha contribuito in modo significativo alla conoscenza della storia della diocesi di Treviso, di Castelfranco Veneto e della figura di san Pio X, aiutando la Chiesa a rileggere la propria identità.

Nelle conclusioni, il vescovo Michele Tomasi ha ricordato un uomo che ha attraversato la storia della diocesi “con forza, coraggio, cocciutaggine e spirito innovativo”. Molte delle sue intuizioni continuano ancora oggi a rappresentare una sfida: la fraternità tra i presbiteri, la corresponsabilità ecclesiale, la collaborazione pastorale e l’educazione delle nuove generazioni. Un uomo che ha dedicato la propria vita alla fede, alla cultura e al servizio delle persone, convinto che il futuro si costruisca attraverso relazioni autentiche, dialogo e fiducia nell’opera di Dio nella storia.

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