lunedì, 21 settembre 2026
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Russia: la resa dei conti deciderà il futuro di Putin

Il clamoroso gesto di Prigozhin e del gruppo Wagner apre forti interrogativi sulla lotta di potere in corso nel Paese e sul futuro della guerra in Ucraina. Sullo sfondo, le presidenziali del 2024. Di seguito, la scheda sulla milizia Wagner e le sue sorti incerte

Nella notte in cui si celebra la festa di san Giovanni Battista (in russo Ivan Kupala), ricordata anche in Russia e in Ucraina, quando la tradizione cristiana si intreccia al folklore locale ed è vissuta come la notte degli scherzi goliardici, Yevgheny Prigozhin, capo del gruppo Wagner, prima si è impossessato di Rostov sul Don, e poi ha creato una colonna militare con il suo esercito privato, marciando fino a 200 chilometri dalla Piazza Rossa. Infine, ha scelto lui di fermarsi, sulla base di una trattativa dalla quale si aspetta un riconoscimento politico, e con la mediazione del dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenko.

Domande in sospeso
Messinscena per fare pulizia dei vertici militari o avvio di una resa dei conti tra le élite russe per destituire Putin? Paura di perdere il controllo delle sue truppe (e dunque il suo potere) o semplice protesta per il mancato invio di munizioni al fronte?
Impossibile, in questo momento, abbozzare risposte che non siano ipotesi, su quali fossero i reali obiettivi nella notte di Ivan Kupala. Una di quelle più affermate dagli analisti, è che l’obiettivo di Prigozhin fosse, semplicemente, destituire i vertici militari del Paese, contro cui peraltro si era più volte scagliato. Di certo, quanto successo nello scorso fine settimana porterà all’inevitabile indebolimento del presidente Putin e del suo potere monolitico a Mosca, ma avrà anche effetti destabilizzanti sul morale delle forze impegnate sul fronte ucraino.
Sullo sfondo, anche l’ordine impartito dal ministro della Difesa Shoigu, a inizio giugno alle forze mercenarie, di arruolarsi direttamente con il Ministero della Difesa dal 1° luglio. Una scadenza che Prigozhin vedeva come un pericolo per il controllo diretto delle sue truppe e una minaccia al suo potere.
Di certo, Prigozhin è arrivato a Minsk, in Bielorussia. Sembra così iniziato l’esilio “operativo” del capo della Wagner, pronto a prendere di nuovo il comando dei suoi uomini che decideranno di seguirlo, in un quartier generale ad appena 200 km dal confine con l’Ucraina, in attesa di capire quali saranno i giochi di palazzo a Mosca e con quali regole di ingaggio pattuire con il Cremlino un eventuale intervento militare da nord, contro l’Ucraina.
Nel frattempo, le autorità russe hanno ritirato formalmente le accuse contro Prigozhin e contro gli altri membri del gruppo Wagner, coinvolti nel tentativo di rivolta.

Il tentativo di Zuppi
In questo scenario il cardinale Matteo Maria Zuppi, inviato del Papa, arriva a Mosca per cercare di trovare dei punti di dialogo per una soluzione diplomatica del conflitto, accanto a dei possibili passi concreti per quel che riguarda gli aspetti umanitari come i prigionieri, gli sfollati e i migranti.

Gli antefatti
Molto si è scritto e detto sull’ascesa al potere di Prigozhin, l’ex “cuoco del Cremlino”, ma il suo ruolo di primo piano nell’attuale scena politica russa lo si deve all’aver messo a disposizione i propri uomini nella guerra in corso in Ucraina, e al contempo all’aver criticato pubblicamente l’approccio dei comandanti russi all’invasione che avrebbe dovuto essere “lampo”.
Per mesi Prigozhin, impegnato in prima persona al fronte, ha attaccato i leader militari russi, accusando il ministro della Difesa Shoigu e il capo di stato maggiore dell’esercito Gerasimov di incompetenza nella gestione della guerra in Ucraina. A suo avviso la Russia dovrebbe combattere una campagna più vigorosa, con un migliore processo decisionale ai vertici, più onestà e meno soldati buttati inutilmente nel “tritacarne”.
Prigozhin ha, anche, accusato Shoigu di aver coperto l’entità delle perdite russe. Ha criticato le ritirate dello scorso anno e il mancato invio di munizioni nel lungo assedio alla città di Bachmut con innumerevoli perdite tra i mercenari.
I ricorsi della storia
Come nell’agosto 1991, quando i carri armati occuparono Mosca e cercarono di soffocare il cammino dal comunismo alla democrazia, anche una settimana fa, prima con l’ingresso nella strategica città meridionale di Rostov sul Don, e poi con l’avanzata di mercenari e mezzi militari lungo l’autostrada M4, i militari “regolari” russi non hanno voluto colpire i “colleghi” della Wagner. Questa è stata anche la scommessa di Prigozhin: era convinto che non avrebbero puntato i cannoni contro i suoi mercenari, spesso amici personali degli stessi militari.
Sullo sfondo, ci sono le elezioni presidenziali del 2024. E’ plausibile che Prigozhin abbia organizzato questa prova di forza per entrare da protagonista nella sfida per la successione a Putin, che è in corso a Mosca. Quindi, questo significa che ha degli alleati, ma anche degli avversari. Sullo sfondo, l’indebolimento di Putin e la grave crisi economica che sta coinvolgendo soprattutto le regioni russe a occidente.
Dopo quanto accaduto nella notte di Ivan Kupala, altri oligarchi vicini a Putin potrebbero cercare di persuaderlo a non candidarsi alle presidenziali della prossima primavera.

LA SCHEDA

Le sorti incerte della Wagner

La guerra in Ucraina ha avuto finora molti protagonisti. Fra questi sul fronte russo, fondamentale il ruolo del gruppo Wagner, la principale compagnia di mercenari russi guidata da Yevgheny Prigozhin.
Il gruppo Wagner è un’organizzazione paramilitare - come ce ne sono tante anche in Occidente - che ha stretto rapporti con gli apparati di sicurezza di Mosca, a partire dall’intelligence.
Wagner è, comunque, solo tra le ultime arrivate e la più nota nella galassia delle compagnie private russe. Formata da veterani delle forze armate, sulle ceneri di un’altra compagnia privata (Slavonic Corps), da ex-detenuti arruolati e da mercenari. Negli anni, la presenza di questo esercito di “contractor” russi, molti dei quali si sono fatti le ossa nel Donbass ucraino al fianco dei separatisti o sono ex militari dell’esercito, è stata segnalata in molti scenari di crisi: Siria, Libia, Repubblica Centrafricana, Mali, Sudan, Repubblica democratica del Congo, per citare solo i più caldi.

Una macchina militare ed economica di straordinaria portata che unisce esperienza dei membri, efferatezza, metodi violenti e capacità di sfruttare la politica estera di Mosca, costituendo un vero e proprio impero privato, con interessi radicati in diversi angoli del mondo, dalle miniere d’oro del Sudan al commercio del legno pregiato nella Repubblica Centrafricana, dai pozzi petroliferi in Libia alle miniere di nichel e litio in Mali.
Il “core business” dell’esercito mercenario - attivo soprattutto in Africa, ma anche in altri scenari - continuerà anche dopo l’inquadramento nei reparti della Difesa annunciato dal Cremlino, dopo il golpe mancato e lo spostamento del quartiere generale a Minsk. Nelle stesse ore, il ministro degli esteri russo Lavrov ha dichiarato che il gruppo paramilitare Wagner continuerà a operare in Paesi come il Mali o la Repubblica Centrafricana.
Molti Paesi africani, negli ultimi anni, si sono rivolti proprio ai servizi di Wagner, che offre sicurezza ai Governi in cambio dello sfruttamento delle miniere e di altre risorse naturali. Da anni, il gruppo paramilitare Wagner è considerato il braccio armato di Mosca all’estero. Grazie a loro, la Russia è diventata così un partner privilegiato di molti Stati africani, proprio in quei Paesi dove Parigi ha deciso di ridurre la sua presenza.
Un aspetto importante che caratterizza la compagnia paramilitare Wagner riguarda il reclutamento di molti ex-militari, grazie a un migliore ingaggio, rispetto a quello statale, pagato con i lucrosi, e spesso illegali, affari nei Paesi dove venivano mandati da Mosca a garantire la sicurezza delle élite al comando e gli interessi politico-militari russi. Condizione economica non facile da mantenere, per i miliziani della Wagner che decideranno di mettersi al servizio del ministero della Difesa russo e di non trasferirsi nei nuovi accampamenti in Bielorussia.

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