Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Addio a don Lino, parroco di Onigo e Pederobba
Don Lino Bertollo, 66 anni, parroco di Pederobba e Onigo, ha perso la vita in un incidente d’auto il 16 agosto. Secondo una prima ricostruzione, don Lino avrebbe avuto un malore alla guida mentre questo pomeriggio si dirigeva in auto lungo la Feltrina, all’altezza di Quero, nel bellunese.
Non si è fatto attendere il messaggio di cordoglio da parte del vescovo Michele: “Sono colpito e profondamente addolorato per la morte di don Lino Bertollo, un prete buono, generoso e fedele, che già manca tanto alla diocesi tutta e a me personalmente. Sono vicino alla famiglia e alle comunità che lo piangono, e a tutto il presbiterio di Treviso che perde un confratello stimato e amato. Ci affidiamo alla preghiera in questo momento di grande dolore”.
Proprio il vescovo Michele aveva accompagnato don Lino a conoscere le sue nuove parrocchie della diocesi trevigiana, il 3 dicembre 2023. In precedenza si trovava alla guida delle parrocchie di Peseggia e Gardigiano.
Parole sorprese e sofferte anche da parte del Consiglio pastorale: “La comunità parrocchiale di Onigo e Pederobba vive in queste ore un profondo senso di smarrimento e dolore per l’improvvisa scomparsa del parroco Don Lino. Come un gregge che perde il suo pastore, ci stringiamo nel ricordo grato e affettuoso di una presenza che, in questi anni purtroppo troppo pochi, ha saputo entrare con semplicità, solarità e discrezione nella vita delle nostre comunità”.
“Ricordiamo Don Lino con il sorriso, con una parola buona, con quella pacca sulla spalla capace di incoraggiare e far sentire ciascuno accolto” prosegue la nota del Consiglio. “Lo ricordiamo per il suo instancabile impegno, per la vicinanza ai giovani e agli anziani, alle associazioni, ai gruppi parrocchiali e alle tante realtà locali. Nessuno, con lui, si sentiva lasciato indietro. Ha saputo farsi compagno della nostra quotidianità, condividendo momenti, fatiche, speranze e cammini. Per questo il vuoto che lascia è grande, così come grande è la gratitudine che custodiamo nel cuore. Ci addolora pensare di non aver avuto abbastanza tempo per dimostrargli tutto il bene che meritava. Ma quel bene oggi diventa preghiera, memoria e riconoscenza. Con affetto e gratitudine, lo affidiamo alla misericordia del Signore, certi che il bene da lui seminato continuerà a portare frutto”.



