martedì, 19 maggio 2026
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Gaza: situazione insostenibile

Due milioni di persone strette nella zona sud della “Striscia”. Intervista a Ahmed Bayram, responsabile comunicazione per il Medio oriente della ong Consiglio norvegese per i rifugiati

La guerra tra Israele e Hamas sta entrando in una nuova fase. Dopo la risposta all’attacco terroristico del 7 ottobre e le operazioni militari, all’interno della parte settentrionale della Striscia di Gaza, che hanno spinto i palestinesi verso sud. Al di sotto del Wadi Gaza, il canale di acqua sporca che taglia la Striscia a metà, due milioni di palestinesi sopravvivono nello spazio vitale che, prima, ne conteneva a malapena uno. L’esodo ha portato via migliaia di famiglie. Fino a qualche giorno fa Wadi Gaza era considerata la linea da varcare, indicata da Israele, per gli abitanti del nord della Striscia, per aver salva la vita, mentre l’esercito si scatenava nella sua offensiva a nord.

Dopo giorni di trattative si è giunti a una tregua delle armi di 4 giorni - prorogata per altri due giorni fino a giovedì - con liberazione di ostaggi da ambo le parti, l’ingresso di aiuti umanitari e sanitari a Gaza e la linea dura rimarcata dal premier israeliano Benjamin Netanyahu in visita alle truppe a nord di Gaza: “Noi andiamo avanti fino in fondo, fino alla vittoria, niente ci fermerà!”. Stessa linea ribadita dal ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant che ha precisato che dopo la breve tregua seguiranno altri due mesi di combattimenti.

Per ora il popolo di Gaza respira, ma le condizioni di vita restano drammatiche: cibo, acqua e carburante scarseggiano o sono introvabili, nonostante le centinaia di camion di aiuti umanitari riusciti a entrare nella Striscia; i centri abitati sono devastati dai bombardamenti. Intanto la diplomazia internazionale si muove e il segretario di Stato americano Antony Blinken è atteso in Israele prima di fine novembre per cercare di allungare i tempi del cessate il fuoco. Mentre lo scambio di prigionieri sta proseguendo, raggiungiamo al telefono a Ahmed Bayram, responsabile comunicazione per il Medio oriente della ong Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc), per farci raccontare la situazione a Gaza.

Dopo quasi due mesi dall’inizio del conflitto la vita a Gaza è capovolta.

La situazione è orribile. Le persone hanno perso quasi tutto ciò che avevano costruito nel corso degli anni. La perdita umana è la più tragica. La vita dei bambini non sarà più la stessa. La follia deve finire.

La tregua ha dato un po’ di respiro alla gente... Cosa sta succedendo nei Territori palestinesi occupati?

A Gaza, migliaia di persone sono state uccise, mentre il mondo restava a guardare con inerzia e poca incisività. Sentiamo molto parlare di protezione dei civili, ma non vediamo che venga esercitata una pressione sufficiente per risparmiare vite civili. Il bilancio delle vittime, della distruzione e del livello di sfollamenti a Gaza non ha precedenti. Qui Israele è l’occupante ed è obbligato a fornire protezione ai palestinesi.

Le condizioni climatiche nelle prossime settimane potrebbero mettere ulteriormente a dura prova la vita della gente?

Questo sarà di gran lunga l’inverno peggiore per gli abitanti di Gaza. Senza ripari caldi, senza carburante, elettricità o acqua, la vita delle persone toccherà un nuovo minimo. Molte persone dormono ancora per strada, perché non hanno un posto dove andare, avendo le case distrutte o essendo sfollate. I rifugi sovraffollati facilmente diventeranno incubatori di malattie. La metà degli edifici civili sono stati danneggiati o distrutti. Gaza è oggi un luogo di carneficina e di morte.

Tra la gente, dopo quasi due mesi di guerra, ci si immagina come profughi in Sinai o non si vuole abbandonare la propria terra a costo della vita?

Non abbiamo posto questa domanda alla gente e pochi sembrano intenzionati a emigrare. Come ong in questo tempo abbiamo continuato a dire alla gente che era contro il diritto internazionale costringere le persone ad abbandonare le loro case nel nord.

Rassegnazione o speranze. I giovani palestinesi quali prospettive hanno davanti?

Se pensiamo per un momento alle ultime sette settimane. I bambini, ad esempio, sono rimasti orfani, hanno perso l’intera famiglia, hanno perso gli arti e sono rimasti senza acqua potabile o un pasto caldo. Che tipo di futuro stiamo preparando per loro? L’assedio imposto a Gaza è il più brutale che abbiamo visto negli ultimi anni. A meno che Israele non si impegni a garantire la sicurezza e l’incolumità dei palestinesi a lungo termine, la spirale di violenza purtroppo non finirà mai.

Con voce flebile, rispetto al rumore assordante delle armi, viene riproposto da alcuni governi di ripartire la Palestina secondo la risoluzione 181 del 1947, che la divideva in due Stati: uno ebraico e l’altro arabo-palestinese. E’ una soluzione percorribile oggi?

Ciò che stiamo dicendo è che dobbiamo vedere la fine dell’occupazione e la parità di diritti per i palestinesi con gli israeliani nei territori occupati. Purtroppo le ostilità non sembrano avere fine. Abbiamo bisogno che le potenze mondiali lo sottolineino e uniscano le loro forze per raggiungere questo obiettivo.

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