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Le Discepole del Vangelo avvieranno una nuova fraternità a Nazareth

La notizia e le emozioni raccontate da suor Antonella Fraccaro e suor Eliana Fregolent

Domenica 6 settembre, nella Basilica dell’Annunciazione, a Nazareth, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme saluterà, nella celebrazione eucaristica, i Piccoli fratelli di Jesus Caritas e accoglierà le sorelle Discepole del Vangelo, Eliana Fregolent, Silvia Castelnuovo e Cristina Conti, che in quell’occasione daranno inizio alla nostra presenza in Terra santa.

Andremo a vivere nell’antico monastero delle Clarisse, a Nazareth, dove tra il 1897 e il 1900 san Charles de Foucauld è stato ospitato, dopo essere uscito dalla vita trappista; questo uomo di Dio, in Terra santa, ha maturato la decisione di diventare sacerdote, a servizio di coloro “ai quali tutto manca poiché Gesù manca loro”.

Le Piccole sorelle di Gesù hanno vissuto in quel monastero per diversi anni. Nel 1996 sono succeduti i Piccoli fratelli di Jesus Caritas, che dopo trent’anni lasciano questo luogo e hanno chiesto a noi, Discepole del Vangelo, di tenere viva la spiritualità di questo santo.

Il luogo in cui Charles de Foucauld è vissuto tre anni, da decenni è luogo di passaggio di molti pellegrini, che da tutto il mondo vengono in Terra santa e a Nazareth, per vivere un tempo di spiritualità e per conoscere meglio frère Charles, che si era stabilito in un capanno di assi adiacente al monastero delle Clarisse, in cambio di qualche servizio e soprattutto per poter rimanere, ogni giorno, a lungo, in adorazione di Gesù Eucaristia e in dialogo con Lui attraverso il Vangelo. Ciò che, infatti, ha particolarmente caratterizzato, a Nazareth, la presenza di frère Charles, è stata la lunga frequentazione delle Sacre Scritture, specie dei Vangeli, letti e riletti, meditati per iscritto ore e ore, dinanzi al Santissimo o nella sacrestia del monastero.

Non avevamo le condizioni per aprire una nuova fraternità locale, visto che siamo una cinquantina di sorelle, già presenti in 8 Diocesi (in Italia, Francia, Albania e Algeria) e in 13 piccole fraternità. Ma la richiesta di andare a Nazareth ci ha rimesso in gioco, per più motivi: desideriamo, come Discepole del Vangelo, stare alla scuola del Vangelo e del Maestro Gesù, che a Nazareth è vissuto 30 anni su 33; frère Charles a Nazareth ha approfondito a lungo il Vangelo e noi vogliamo vivere e far conoscere la sua passione per il Vangelo e per i poveri; siamo consapevoli che vivremo in Terra santa in un contesto che invoca la pace. L’apertura di questa quattordicesima fraternità chiede non pochi sacrifici, seppure vissuti con serenità e speranza, per le sorelle, le parrocchie in cui siamo attualmente presenti, i luoghi di lavoro che diverse sorelle dovranno lasciare per andare in missione in altre fraternità.

Ciò che ci proponiamo, a Nazareth, è di coltivare l’ascolto del Vangelo, per essere persone di pace, tessere relazioni fraterne con gli abitanti, che sono di religione ebraica, musulmana e di tutte le confessioni cristiane. Desideriamo, in particolare, vivere l’accoglienza che connota il nostro carisma, in modo semplice, familiare, che somigli il più possibile allo stile accogliente di Gesù.

Chiediamo a ciascuno di voi di accompagnarci nella preghiera, mentre vi assicuriamo di portare nella nostra le vostre sofferenze e i vostri desideri.

Sorella Antonella Fraccaro

Le tre sorelle in partenza: “Vogliamo essere un segno di fede, di pace e di solidarietà”

Abbiamo età differenti e abbiamo vissuto, nei nostri anni di vita religiosa, esperienze diverse: sorella Silvia è stata nelle fraternità di Marsiglia e Viviers dove, in quest’ultima, sono conservati gli archivi di Charles de Foucauld; sorella Cristina arriva dalla fraternità di Torino dove ha svolto servizio nella cappellania di un ospedale ginecologico; io, sorella Eliana, ho vissuto a Castelfranco nella nostra fraternità principale e sono stata impegnata nell’ambito della formazione.

Verso metà agosto partiremo per Nazareth, dove ci attendono i Piccoli fratelli di Jesus Caritas, Giovanni Marco e Roberto, per trasmetterci l’esperienza vissuta. Erediteremo una lunga storia che ha visto, in quel luogo, la presenza di religiosi e religiose della Famiglia internazionale Charles de Foucauld, della quale anche noi facciamo parte. Andremo con il desiderio di continuare a tenere viva l’esperienza di imitazione di Gesù vissuta da frère Charles e di essere una fraternità aperta e accogliente per chiunque bussi alla porta, un punto di incontro con Dio nella preghiera.

Quando in questo tempo penso a Nazareth, penso ai trent’anni di vita ordinaria di Gesù con la sua famiglia, nel lavoro quotidiano, nella fede vissuta giorno per giorno; penso anche ai tre anni che Charles ha trascorso lì cercando di “imitare l’esistenza umile e nascosta del divino operaio di Nazareth” e penso a ciò che stanno attraversando i molti popoli che abitano quella città e tutta quella terra.

La richiesta di aprire una fraternità in Terra Santa è qualcosa che mi supera e ci supera, come spesso accade di fronte all’imprevedibilità di Dio, che apre nuove strade, quando e dove meno ce l’aspettiamo.

Credo, anzitutto, che siamo chiamate a partire con un senso di gratitudine per il dono ricevuto e con la consapevolezza che vivremo tra popoli che portano il peso di tante ferite insieme a una realtà che “ci ricorda che siamo destinati a trovare forme possibili di convivenza”, come dice il cardinale Pierbattista Pizzaballa nella lettera pastorale “Tornarono a Gerusalemme con grande gioia”, scritta quest’anno.

In questa terra vorremmo essere “sorelle di tutti”, sull’esempio di Charles, fratello universale perché, continua il cardinale, “questa Terra - tanto contesa quanto amata - è la casa di tutti: ebrei israeliani e arabi palestinesi; cristiani, ebrei, musulmani, drusi, samaritani, bahai e di qualunque altra fede. È Dio ad averci messi qui. Siamo noi cristiani, in particolare, ad avere un mandato preciso: essere luce e sale là dove siamo”.

Nella fiducia che “è Dio ad averci messe qui”, desideriamo che la nostra presenza possa essere un segno di fede, di pace e di solidarietà, e speriamo che sia anche un ponte tra quei luoghi, la Chiesa di Treviso, le altre diocesi in cui siamo presenti e le tante persone che, attraverso di noi, potranno allargare lo sguardo e sentire più vicini quei popoli.

Sorella Eliana Fregolent

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