È indubbio che la vittoria del No, con oltre 6 punti percentuali di scarto sul Sì, al referendum confermativo...
Olimpiadi 2026: il bob resta al palo
Lo ricordano solo i più anziani, ma ad Auronzo di Cadore esisteva una pista da bob, correva lungo il sentiero che dalla statale sale al rifugio Auronzo, alle Tre Cime di Lavaredo. Quel tratto oggi è asfaltato, ma un tempo sfrecciavano pericolosamente bob da strada e slittini, chi usciva dal tracciato si faceva molto male. Chi rischia di farsi molto male, oggi, con il bob, è la fondazione Milano Cortina 2026, che organizza le Olimpiadi invernali del 2026. Lo straordinario impianto, stimato in circa 120 milioni di euro per le gare olimpiche di bob, slittino e skeleton, previsto a Cortina, non si farà. Costa troppo.
Ma il bob sta facendo danni anche alla politica: il presidente del Veneto, Luca Zaia, batte i pugni sul tavolo e pretende un ristoro per la perdita di queste discipline, ne chiede altre in sostituzione, dice (esagerando) che per quello che è rimasto, otto gare tra sci femminlie e curling, basta una sola giornata. Nessuno uscirà bene da questa storia, ci si era presi un impegno internazionale, si era combattuto per ottenere l’assegnazione, e oggi si alza bandiera bianca?
La questione è delicata pure sul piano ambientale e della sostenibilità e per gli effetti sulla promozione turistica delle Olimpiadi. Ci contava la provincia di Belluno, penalizzata oggi dalla forte stagionalità dei flussi turistici, e pure le altre province venete, che sono coinvolte nei percorsi di visita degli spettatori.
Preoccupato lo “sportsystem” del Trevigiano, tra i primi al mondo per la produzione di attrezzature per lo sci e per gli sport del ghiaccio, un distretto che fa perno su Montebelluna, dove vengono lavorati (dati 2010) l’ 80 per cento dei pattini da ghiaccio e a rotelle, il 50 per cento delle scarpe da montagna tecniche, il 65 per cento dei doposci, il 75 per cento degli scarponi da sci. Nel 2021, il settore ha realizzato, in sei mesi, uno sprint nell’export, arrivando a 710 milioni di euro.
La storica pista di bob dedicata al campione Eugenio Monti è già stata smantellata. Era il gioiello delle Olimpiadi di Cortina del 1956: l’Agip aveva inventato un sistema infrarossi per riscaldare le tribune. Nel 1981 la pista si prestò come set cinematografico del film “Solo per i tuoi occhi”, della saga di James bond. Nel 1960 sostituì, ospitando i mondiali, le gare olimpiche non svolte a Squaw Valley, che rinunciò al bob. Fu adattata anche per lo skeleton, ma nel 2011 dovette rinunciare ai Mondiali assegnati, per mancanza di fondi, e fu chiusa.
Così, ora, siamo a metà del guado, con alberi tagliati e area sgombrata, ma nessuna ditta ha aderito al bando per la sua costruzione. La fondazione Milano Cortina 2026 dovrà decidere dove disputare queste gare, purtroppo le piste adatte sono tutte all’estero, Innsbruck e Saint Moritz, e ricostruire Cesana, in Piemonte, è difficile.
Il dialogo è sempre più arduo: le associazioni, in primis il Cai e Legambiente sono contrarie alla pista e in generale allo spreco di soldi pubblici, in un contesto come quello delle valli ampezzane, dove mancano trasporti e servizi, i palazzetti del ghiaccio sono sempre di meno, il turismo montano langue. Mentre Cortina sembra un’isola separata, i prezzi sono troppo alti, gli affitti irraggiungibili, e parte della popolazione è costretta al pendolarismo.
L’INTERVISTA: Da Auronzo, l’ex sindaca Pais Becher: “Perdiamo occasioni, il turismo sta cambiando”
Tra i più delusi per questa situazione attorno alle Olimpiadi invernali 2026 c’è l’ex sindaca di Auronzo, Tatiana Pais Becher. Da sempre sostenitrice delle sue montagne, nel 2009 e nel 2015 promosse una catena umana attorno alle Tre cime, in appoggio a una campagna per i diritti umani.
“Aderii come entusiasmo, subito, alla proposta delle Olimpiadi. La ritenevo una grande opportunità per le nostre montagne, una visibilità mondiale e la speranza di poter rendere costante e non stagionale il flusso di turisti. Speravo in lavori che avrebbero migliorato i trasporti, le strade, i servizi per chi rimane a vivere in montagna”.
Molte vostre proposte non sono state accolte.
Speravo di fare una tappa dello sci alpinismo sui Cadini di Misurina, uno sport che non fa danni ambientali, avevo proposto un nuovo stadio del ghiaccio, almeno per gli allenamenti, e un centro sportivo a Palus San Marco per allenarsi al biathlon, avevamo già un terreno disponibile. Sinceramente, non avevo timori per l’ambiente, si era concordato sulla realizzazione di opere sostenibili.
Cambia qualcosa con la perdita degli sport legati alla pista di bob?
E’ una sconfitta. Le Olimpiadi sono un’occasione per avvicinare i giovani allo sport, ai valori olimpici. Noi pensiamo solo alle ricadute economiche, ma pensate al lavoro che si poteva fare con le scuole, con le discussioni sul codice etico, sullo spirito olimpico, sulla sostenibilità dello sport.
Certo, ma la scommessa dell’Olimpiade è soprattutto turistica.
Il turismo sta cambiando. Sempre più spesso vediamo arrivare pullman con turisti asiatici o americani, che si fermano per fare la foto al lago di Auronzo o che salgono a Misurina. Auronzo si sta inserendo nei circuiti che attraversano Venezia, Padova, Treviso, Verona. Non dimentichiamo che, dal 2009, le Tre cime di Lavardo sono state dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Questa espansione internazionale era evidente per Cortina, ora riguarda anche noi. Le Olimpiadi possono essere l’occasione per consolidare questa svolta, sarebbe una fortuna per le nostre montagne diventare stabilmente meta internazionale.
Non pensa che la montagna sia anche troppo frequentata?
Direi proprio di no. Ci sono dei luoghi a volte sovraffollati come il Lago del Sorapiss, o le Tre cime, ma avviene a luglio e agosto, il resto dell’anno, se si eccettuano le due settimane di Natale, qui i turisti sono pochi. Quando ho fatto la sindaca, dal 2017 al 2022, c’erano 3.700 cittadini ad Auronzo, oggi sono 3.060. Nel 2000, quando nacque mia figlia, ci furono 30 nascite, quest’anno solo 5. Nelle nostre scuole ci sono sempre meno studenti, i servizi sanitari diminuiscono. Le Olimpiadi avevano fatto parlare anche della ferrovia. Con l’assessora regionale ai Trasporti Elisa De Berti avevamo parlato di un ramo ferroviario che arrivasse ad Auronzo, sarebbe stata una rivoluzione.
Insomma, concludiamo noi, non manca solo la pista da bob, manca molto di più e il tempo è molto breve per poter recuperare le occasioni perdute.



