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Agesci Salzano: presenza educativa da 50 anni

Nel 1977 sei cittadini salzanesi e il cappellano don Adelino Bortoluzzi avevano il sogno di fondare un gruppo Agesci: così è nato “Salzano 1”

Nel 1907 Baden Powell e sua moglie Olave avevano un sogno: quello di rendere il mondo un posto un po’ migliore di come lo avevano trovato. Pensavano che il modo migliore fosse l’educazione e che la migliore educazione fosse quella attraverso l’avventura nei boschi, il gioco dei bambini, la strada dei grandi. Da allora in poi, milioni di persone hanno preso quel testimone, hanno esportato il loro sogno in giro per il mondo e anche in Italia.

Nel 1977 sei cittadini salzanesi e il cappellano don Adelino Bortoluzzi avevano lo stesso sogno: portare il testimone di BP anche a Salzano. Era il momento di fondare un gruppo Agesci, quello che oggi è il “Salzano 1”.

Quei sette capi hanno piantato un po’ di semi nel campo davanti a casa. Quei piccoli semi erano scalmanati adolescenti, che avevano una voglia matta di avventura e di grandi sfide. I capi avevano capito che i semi potevano diventare un campo di grano verde in primavera e, prima ancora che avessero il tempo di realizzarlo, erano già spighe dorate e robuste d’estate.

Il Gruppo è nato da quei sette e dal loro sogno. Probabilmente non sapevano fino in fondo cosa stavano iniziando, né cosa sarebbe diventato. Sapevano solo che valeva la pena provarci. “La metafora dei semi non è a caso - spiegano i capigruppo Simone Preo e Silvia Zampato -: come simbolo abbiamo scelto una spiga di grano. Il contadino si prende cura dei semi come i capi hanno fatto con i ragazzi, che diventeranno persone della partenza e realizzeranno i loro sogni. E magari qualcuno di questi deciderà che il suo sogno è prendersi cura di altri ragazzi e farli crescere con lo scoutismo, e così via, anche per i prossimi cinquant’anni”.

E poi c’è il papavero: perché non c’è campo di grano senza papaveri: simbolo di libertà e pace. Nel frattempo il Gruppo, l’Italia e il mondo sono cambiati, nuove sono le sfide e gli strumenti. È cambiata l’Agesci nazionale, con capi che continuano a interrogarsi sui principi, i valori e il metodo. Non sono cambiate la Legge e la Promessa scout.

Negli anni il Gruppo è cresciuto sempre di più ed è diventato una presenza fissa nel territorio, magari a volte un po’ nascosta in sede, ma una realtà importante della parrocchia di S. Bartolomeo Apostolo e del comune.

Dopo cinquant’anni c’è chi dice ancora “ci sono” e si mette in gioco come capo. “Ogni anno ci sono famiglie che ci affidano quello che hanno di più prezioso: ragazze e ragazzi che giocano insieme e crescono - sottolineano i capi -. Ogni anno ci sono ancora persone che credono nell’avventura nei boschi, nel gioco dei bambini, nella strada dei grandi. Ci sono ancora persone che credono di rendere il mondo un posto un po’ migliore di come l’hanno trovato”.

Domenica 11 ottobre alla cerimonia dei passaggi c’erano almeno 4 generazioni: una ventina di capi e 200 ragazzi, qualche nonno del ’77, qualche famiglia nata da genitori scout. Cinquant’anni di storia d’Italia e del mondo, racchiusa in quel campo verde “che presto avrà d’or splendore”. Ecco cos’è lo scoutismo: custodire i semi di ieri, per coltivare il Paese di domani.

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