Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Altivole: accoglienza che ha lasciato il segno
Dopo quindici anni di presenza pastorale nella Collaborazione di Altivole, i Missionari della Sacra Famiglia salutano la comunità di San Vito e il territorio che hanno abitato con discrezione, dedizione e fecondità. La loro storia locale è segnata da una vicinanza quotidiana, da un servizio costante alle famiglie e da una presenza capace di accompagnare la vita parrocchiale nei suoi passaggi più significativi. Arrivati in un tempo di cambiamenti nella diocesi, i Missionari hanno saputo inserirsi nel tessuto comunitario, diventando punto di riferimento per la pastorale ordinaria, la formazione dei giovani e l’accompagnamento spirituale.
La loro presenza affonda radici lontane: la Congregazione giunse nel territorio nel 1938, proveniente dalla Svizzera, portando con sé un carisma fondato sull’accoglienza missionaria e sulla cura delle persone. Durante e dopo la guerra offrirono ospitalità a famiglie in difficoltà o in cerca di protezione, poi a migranti e a chiunque avesse bisogno di un luogo sicuro. Un tratto che non si è mai spento, solo adattato nel tempo alle esigenze del territorio con una presenza, prima a Castione e poi dal 2011 a San Vito, discreta ma costante, che ha contribuito a mantenere vivo un cammino di spiritualità condivisa.
Nel giorno del saluto, il 30 agosto 2026, il vescovo Michele Tomasi ha espresso pubblicamente la gratitudine della diocesi per il cammino vissuto insieme. “In questi 15 anni di presenza tra voi – ha scritto – hanno condiviso le storie, la vita della nostra Chiesa e della nostra Diocesi di Treviso, in periodi di cambiamenti e riorganizzazioni anche strutturali, sempre con grande generosità e passione”.
Il vescovo ha ricordato il valore della loro testimonianza: “Con il loro essere sacerdoti attivi nella pastorale, testimoni dell’amore di Dio per tutti, impegnati nella formazione della gioventù e delle famiglie, sono stati per tutti noi stimolo e modello per un servizio fraterno alla Chiesa”.
Il saluto è stato accompagnato anche dalla comunicazione del superiore provinciale, padre Julius, che insieme al vescovo ha definito le nuove destinazioni dei tre religiosi: padre Francesco Pavin e fratel Celestino Daminato proseguiranno il loro cammino nella Casa del clero di Treviso, mentre padre Francesco Pellizzer rimane disponibile per nuovi incarichi pastorali in diocesi.
Proprio padre Pellizzer ha voluto ricordare il senso di questo servizio: “La nostra presenza qui è sempre stata segnata dall’accoglienza, un tratto che non abbiamo mai smesso di coltivare, solo adattato alle esigenze del territorio. Padre Pavin ha vissuto la sua vocazione missionaria con un’attenzione speciale al mondo cinese, diventando un punto di riferimento e traducendo persino il catechismo. Io ho camminato soprattutto con le famiglie, con i fidanzati, con i malati negli ospedali. Salutiamo questa comunità ricordando che la famiglia rimane un segno di speranza e di bene nella Chiesa e nella società”.
Anche la voce dei laici, durante la celebrazione di saluto, ha raccontato la profondità di un legame costruito nel tempo. Liliana e Mariano hanno espresso una gratitudine intensa: “Sono passati quasi ventisette anni da quando ci avete aperto la vostra porta, e il valore di quell’incontro custodisce ancora tutta la sua luce. In voi abbiamo trovato una casa quando eravamo lontani dalla nostra, un sostegno nei primi passi da genitori, una presenza che non ci ha mai lasciati soli. Ricordiamo padre Pellizzer e il suo rispetto sacro per il cibo, padre Pavin con la sua solarità e l’amicizia con la comunità cinese, padre Luigi con la sua ironia, fratel Celestino con il suo spirito bambino. Nulla di ciò che avete donato è andato perduto: la luce che avete acceso in noi rimane viva, eterna”.
La partenza dei Missionari della Sacra Famiglia chiude una stagione significativa della vita comunitaria, ma lascia un’eredità spirituale che continuerà a generare frutti: la cura delle relazioni, la vicinanza alle persone, la passione per il Vangelo vissuto nella quotidianità. Un tratto che rimane, e che la comunità è chiamata a portare avanti con gratitudine e responsabilità.



