Certo è che nessun capo di Stato ha mai osato tanto.
Il Papa ha denunciato quel delirio di onnipotenza...
Più di 2 euro al litro il gasolio, il balletto delle accise, la promessa di eliminarle, poi reintrodotte e infine tagliate per qualche settimana. Non sono solo lo Stretto di Hormuz e il temperamento del presidente degli Stati Uniti a far sballare il nostro diritto alla mobilità: ci sono ragioni antiche, che oggi si sommano alle contingenze. Per un Paese in cui persone e merci si muovono su gomma nell’80 per cento dei casi e il sistema del trasporto pubblico è in costante difficoltà, quello che sta accadendo toglie libertà di movimento alle persone e alle famiglie.
Il primo scossone è arrivato dal trasporto scolastico, ovvero scuolabus, minibus e bus che ogni mattina portano a scuola i ragazzi dai 3 ai 13 anni. Un servizio prezioso perché riduce il trasporto privato, riduce l’inquinamento e, grazie alle nuove tecnologie e ai controlli rigidi, ha aumentato la sicurezza dei giovani. Come segnalato però dalla categoria Auto-bus operator di Confartigianato imprese Veneto, il prezzo dei veicoli è aumentato di oltre il 25 per cento (uno scuolabus da 49 posti è passato da 85.000 a 135.000 euro più iva), mentre il costo del carburante ha subito forti rialzi. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il gasolio è cresciuto del 34 per cento nell’extra-rete, all’ingrosso, e del 23 per cento alla pompa, arrivando a incidere fino al 40 per cento sui costi aziendali. Lo scossone è talmente forte che potrebbe far saltare i contratti già in essere tra aziende e Comuni, contratti che definiscono i costi finali del trasporto scolastico per le famiglie.
Dietro l’angolo, dopo che molti italiani a causa della crisi hanno rinunciato a opportunità di lavoro o di studio, oppure, cosa ancor più grave, hanno rinunciato alle cure mediche, c’è anche la povertà di mobilità o, se volete, l’immobilità forzata. Si affaccia come soluzione sempre più condivisa quella dell’aumento dello smart working per ridurre gli spostamenti lavorativi. Quando si parla di scuola, però, l’ipotesi della didattica a distanza, la famigerata “dad”, spaventa, il passato ha lasciato ferite profonde. Quindi, se eventuali risorse pubbliche venissero liberate, dovrebbero concentrarsi sul “trasportare” a scuola i più giovani.
Finora, il trasporto scolastico è rimasto a carico quasi per intero ai Comuni, che, in parte, hanno coinvolto le famiglie con tariffe che variano dai 120 euro ai 300 euro l’anno, a seconda dei Comuni e delle distanze da coprire. Molti Comuni attivano facilitazioni per il secondo figlio che va a scuola e considerando l’Isee di ciascuna famiglia. Le soglie per le agevolazioni Isee, come sempre, sono molto basse: si parla di un indice sotto i 12 mila o 15 mila euro. Anche qui, una soglia decisamente bassa quando in famiglia lavorano due persone: è sempre il ceto medio a soffrire di più. Il bonus trasporti del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è stato sospeso dal 2024.
Confrontando i bilanci regionali, i fondi regionali diritto allo studio e trasporto scolastico e la ricostruzione della Corte dei Conti sui servizi educativi negli anni che vanno dal 2010 al 2024, la Lombardia ha incrementato la copertura al trasporto scolastico dal 10 al 20 per cento, l’Emilia-Romagna dall’8 al 20 per cento; il Veneto, in questa graduatoria, è indietro, avendo incrementato dal 6 al 12 per cento il suo contributo. Il Friuli, regione autonoma, arriva a contribuire per il 35 per cento. Decisamente un modello più leggero quello veneto, riducendosi a voucher, diritto allo studio e contributi non strutturali agli scuolabus. In Veneto sono i Comuni ad accollarsi l’80 per cento dei costi.
L’intervista
Daniele Rigato, presidente Auto-bus operator di Confartigianato imprese Veneto, è stato molto netto, nell’incontro con il presidente Anci Veneto, Mario Conte: “Le imprese non possono sostenere all’infinito aumenti così significativi dei costi, senza meccanismi di adeguamento, si rischia di compromettere la tenuta del servizio e la sostenibilità delle aziende che ogni giorno garantiscono un servizio pubblico essenziale alle famiglie. Chiediamo ai Comuni di attivarsi per il riequilibrio economico-finanziario degli appalti in essere, oltre che di applicare le clausole di revisione prezzi ove previste. Ringraziamo Anci per l’impegno a sensibilizzare i Comuni e per la disponibilità a favorire un dialogo costruttivo con gli operatori, con l’obiettivo di garantire la continuità del servizio”.
Presidente, ci dia la dimensione della sua categoria nel Veneto.
Sono circa 900 imprese, il 90 per cento impegnato anche nel trasporto scolastico. Andiamo dai minibus a nove posti, fino ai pullman gran turismo a due piani. Ci sono imprese organizzate prevalentemente in questo settore e imprese che hanno anche il settore turistico o qualche linea di supporto alle aziende pubbliche di trasporto locale. In genere, ogni azienda svolge almeno il 40 per cento dei suoi servizi in questo settore. Si comprende bene come per noi sia strategico. Ormai, tutti i Comuni hanno provveduto a esternalizzare il servizio di trasporto scolastico e, ovviamente, sulle nostre spalle grava il rischio d’impresa. Ora, però, le dinamiche sono tali che potremmo andare in serie difficoltà, con il permanere di questi prezzi.
Uscite da una congiuntura già complessa, come quella del Covid.
Aggiungerei che abbiamo fatto ingenti sforzi per migliorare la qualità e la sicurezza del servizio: rinnovo del parco mezzi, tecnologie di tracciamento, formazione del personale e adeguamenti normativi legati al Codice degli appalti. Ormai, tutti i mezzi sono Euro 6, sono di ultima generazione e rinnovati. Interventi necessari, ma che hanno contribuito ad aumentare ulteriormente i costi operativi.
Conte ha manifestato disponibilità a dialogare.
Certo. Dobbiamo fare in modo che il servizio sia sostenibile per le imprese. Teniamo conto che da questo servizio la comunità riceve consistenti vantaggi. Prima di tutto, le famiglie, che portano a scuola i propri figli in sicurezza. La collettività, perché non si deve muovere un’auto per ogni bambino, ma basta un solo mezzo anche per 50 studenti. Pensiamo anche alla diminuzione del numero di auto in circolazione. Il trasporto pubblico, seppure realizzato da aziende private, è un grande agente sociale e ambientale.
Forse servirebbe un impegno maggiore anche della Regione Veneto in questo settore?
Non saprei. Di certo, alcune Regioni danno contributi diretti per l’acquisto degli scuolabus. Lo so, perché a volte qualcuno sconfinava da noi con prezzi competitivi, ma chiaramente drogati dalla presenza di finanziamenti pubblici nella propria regione. Sono situazioni che abbiamo cercato di contrastare.