Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
Domenica 3 maggio, alla presenza di autorità cittadine, provinciali e regionali, padre Cesare Bano, missionario del Pime, per quasi sessant’anni vissuti in terra straniera, dapprima in Cina e poi in Brasile - ha avuto un riconoscimento ufficiale. A 18 anni dalla morte, l’Amministrazione comunale di Loreggia, gli ha dedicato uno spazio pubblico: l’intitolazione del piazzale del cimitero di Loreggiola. Un atto, questo, che va oltre la semplice toponomastica. Rappresenta, infatti, un riconoscimento del valore sociale, umano e spirituale dell’operato missionario di padre Cesare, che ha dedicato l’intera esistenza a servizio degli ultimi.
La cerimonia è stata preceduta da una solenne concelebrazione nella chiesa parrocchiale presieduta dal parroco, don Antonio Cusinato; accanto a lui altri quattro sacerdoti concelebranti tra i quali il fratello don Gianpaolo e il superiore del Pime di Treviso, padre Pietro Facci, in rappresentanza anche della sede di Milano.
Al termine della messa, padre Facci, che ebbe modo di conoscere padre Cesare in Brasile, negli anni Novanta, ha speso parole di stima e profonda ammirazione per il suo esempio di dedizione nei confronti della sua comunità attraverso la realizzazione delle necessarie opere parrocchiali ma anche caritative davvero ammirevoli. La sua azione si traduceva in un impegno costante per la giustizia e l’equità, attraverso ogni forma di accoglienza, specialmente nei confronti dei più poveri e dei diseredati combattendo, a suo modo, l’indifferenza e la “cultura dello scarto”.
Padre Cesare era nato nella frazione di Loreggia nel 1918. Entrato adolescente, nel 1933, nel seminario del Pime di Treviso, divenne sacerdote a Pagnano di Merate (Como) il 29 giugno 1945.
Nel 1947 fu destinato, assieme a un folto gruppo di confratelli, alla missione in Cina, giusto il tempo della rivoluzione maoista. La sua permanenza in quella terra dell’Estremo Oriente durò cinque interminabili anni fino al 1952. Subì il carcere, nonché ogni sorta di privazione e tortura. L’espulsione, poiché missionario, fu la sua condanna. Altri, meno fortunati di lui, vennero condannati a morte e trucidati fra cui anche il vescovo della sua diocesi. Partì per il Brasile nel 1955 dove rimase fino al 2003. Tornato in Italia, gli ultimi quattro anni della sua vita li trascorse a Massanzago, dove il fratello, all’epoca, era parroco. Morì improvvisamente il 26 aprile 2008, quasi novantenne.
La comunità civica di Loreggia, attraverso questa pubblica attestazione, vuole mostrare l’apertura della cittadinanza tutta verso il mondo con l’impegno nel continuare, sull’esempio di padre Cesare, a costruire ponti tra le diverse culture.