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A Mogliano c’è un’ “arca di Noè”

Giorgia e Giovanni hanno creato il rifugio per animali “La nostra oasi”, che accoglie dal 2021 conigli, oche, capre, pecore, pavoni, mucche, galli e galline, porcellini d’india, anatre, maiali, pony, asini e naturalmente cani e gatti
27/08/2026

A Mogliano c’è uno spazio dove, con un lavoro di cura umile, quotidiano, discreto, ma tenace, si vuole solo mostrare e far toccare con mano quanto preziosa sia la vita, in tutte le forme che esistono sulla terra, compresa quella animale.

La storia di Briciola, per esempio, racconta come l’amore e la cura possano allungare le aspettative di vita. La storia di Aria racconta la voglia di vivere nonostante la malattia e la vecchiaia. La storia di Lupo e Rocco dimostra la fatica, ma anche la bellezza del costruire relazioni di fiducia. Freedom e Dora testimoniano che il prendersi cura reciproco non è solo un fatto di appartenenza allo stesso gruppo. Caffè ci racconta quanto profondo possa essere l’attaccamento di un figlio (anche adulto) nei confronti della propria madre.

Briciola, Aria, Lupo, Rocco, Freedom, Dora e Caffè sono animali. Per la precisione, animali cosiddetti “da reddito”, la cui vita, quindi, è considerata importante non per se stessa, ma solo per un vantaggio economico umano – derivante per esempio dal loro lavoro, dalla vendita di alimenti da loro prodotti e dalla macellazione. Non la pensano così Giorgia, Giovanni e gli altri volontari e volontarie (Ercole, Francesca, Giulia, Carlotta...) del rifugio “La nostra oasi”, dove negli ultimi anni, in maniera spontanea, hanno creato uno spazio di protezione e di cura per conigli, oche, capre, pecore, pavoni, mucche, galli e galline, porcellini d’india, anatre, maiali, pony, asini e non mancano cani e gatti.

Era il 2014 quando Giorgia Fregonese ha cominciato a lavorare nell’azienda agricola di Giovanni Rizzà, che è poi diventato suo compagno di vita. Nel 2021, in pieno lockdown, un’amica, guardia zoofila, le ha affidato Bianca, un’anatra muta comparsa nel giardino di un vicino. Prima di allora aveva raccolto la coniglia Briciola, vissuta da sempre in una gabbietta, e le era capitato di accogliere cani abbandonati o gattini da allattare; poi sono arrivate delle oche, in seguito delle galline. “Il pollaio è stata la prima cosa” ricorda Giorgia, poi nel 2022 sono arrivate tre capre, Aria, Terra e Acqua, tutte e tre da un allevamento in chiusura, tutte e tre incinte. “Non lo sapevamo, finché un giorno non le abbiamo sentite belare forte ed è arrivato il primo agnello” racconta Giorgia. “Mi è morto in grembo, ero affranta. Non sapevamo cosa fare, nessun veterinario sembrava preparato per aiutarci. Nel corso degli anni, per fortuna, abbiamo conosciuto due professionisti esperti e sensibili, veramente interessati alla loro salute”. Alcuni di quegli agnelli sono sopravvissuti e Giorgia me li indica uno a uno, chiamandoli per nome, mentre brucano l’erba o protendono il muso in avanti per intercettare un filo di brezza in quella giornata afosa.

Del resto, le decine e decine di ospiti del rifugio hanno un nome e una storia. In seguito sono arrivati gli asini Rocco e Lupo da una signora trevigiana che per due anni ha cercato loro il posto ideale, trovandolo solo a “casa” di Giorgia e Giovanni, che ancora rifugio non era, non in termini ufficiali. Lo è diventato nel 2024 quando hanno deciso di aprire alle visite delle persone, mostrando un mondo fatto di cura disinteressata e di amore quotidiano. “Ci auguriamo semplicemente che le persone tornino a casa con più domande: sta bene il coniglio in gabbia? Ha davvero senso acquistare o regalare un animale? Sono veramente consapevole di come funzionano gli allevamenti? E così via”. E poi, aggiungerei personalmente, che cosa ci rende effettivamente diversi dagli animali non umani?

Negli anni, l’oasi ha cominciato a ospitare lezioni di yoga e pilates, aperitivi sostenibili, presentazione di libri, mercatini artigianali. Piccole e sporadiche attività a contatto con gli animali, senza “stressarli”. Giorgia e Giovanni vivono dei prodotti che coltivano con la loro azienda agricola, il rifugio è puro volontariato; il Gasìa, il ristorante che si trova proprio lì accanto, è anch’esso un’attività a sé stante.

La nostra oasi si regge con la generosità delle persone, dunque cerca la cura e l’attenzione di chiunque sia interessato: a fare una donazione economica o materiale o a offrire il proprio tempo, perché di lavoro da fare ce n’è parecchio. Per chi scrive è un’isola di resistenza, in particolare all’odio e ai pregiudizi che ancora avvelenano i nostri tempi.

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